Un uomo sincero
Pubblicato da
NicPic
alle
4:15 PM
3
Risposte
Link a questo post
Argomenti: berlusconi, corruzione giudici, lodo alfano, non si può dire che non sia sincero
Nulla di ciò che leggi qui è la verità.
Pubblicato da
NicPic
alle
4:15 PM
3
Risposte
Link a questo post
Argomenti: berlusconi, corruzione giudici, lodo alfano, non si può dire che non sia sincero
Pubblicato da
NicPic
alle
2:02 PM
10
Risposte
Link a questo post
Argomenti: afghanistan, attacco, folgore, guerra, kabul, militari italiani
Tutti su raitre a guardare "La caduta".
Pubblicato da
NicPic
alle
1:13 PM
4
Risposte
Link a questo post
Argomenti: ballarò, berlusconi, la caduta, porta a porta, raitre, terremoto
Pubblicato da
NicPic
alle
9:37 AM
8
Risposte
Link a questo post
Argomenti: abruzzo, berlusconi, case, fascismo, mussolini, porta a porta, propaganda di regime, squadristi, terremoto, vespa
Pubblicato da
NicPic
alle
3:48 PM
8
Risposte
Link a questo post
Argomenti: stronzate
Milano, 15 Luglio 2009
Pubblicato da
NicPic
alle
12:53 PM
6
Risposte
Link a questo post
Argomenti: giuro che è tutto vero parola per parola, Intesa S. Paolo, stretta creditizia
Pubblicato da
NicPic
alle
8:43 AM
1 Risposte
Link a questo post
Argomenti: democracy, democrazia, freedom, Iran, libertà
Un movimento ecclesiale e fondamentalista guida la regione più ricca e popolosa d'Italia
di Valerio Federico, Giorgio Myallonnier e Luca Perego
Introduzione - Roberto Formigoni è l’Amico degli Amici del Movimento. Il Movimento, ecclesiale e fondamentalista, si chiama Comunione e Liberazione (CL). Comunione e Liberazione è sinonimo di Potere. Formigoni e CL guidano la Regione Lombardia ininterrottamente dal 1995. L’Istituzione lombarda è sinonimo di Formigoni. Il presidente della regione più forte - economicamente parlando - del nostro paese, ha costruito nell’arco di questi anni un sistema clientelare basato sul trinomio Religione-politica-affari, ponendo le fondamenta di una discriminazione tra coloro che sono parte di questo sistema e coloro che non ne sono parte o più semplicemente non l’accettano. Tutto questo è stato possibile grazie a CL.
Pubblicato da
NicPic
alle
4:24 PM
11
Risposte
Link a questo post
Argomenti: CDO, cl, compagnia delle opere, comunione e liberazione, don giussani, Formigoni, Lombardia
Pubblicato da
NicPic
alle
11:10 AM
2
Risposte
Link a questo post
Argomenti: elezioni iraniane, Iran, libertà, neda, proteste
Intervento di Maria Antonietta Coscioni, da Micromega del Febbraio 2009
Il mio impegno personale e politico nasce dalle lunghe riflessioni scambiate in undici anni di rapporto direi viscerale, fisico, con Luca: un’azione quotidiana mossa da un bagaglio forte e arricchito. Attraverso i mezzi d’informazione, il dibattito attuale cerca di imporre, nella società, l’idea della morte come incubo: come se la fine della vita non appartenga, di per sé, all’esistenza di ognuno di noi. Sia da una parte che dall’altra degli schieramenti politici, la paura viene sistematicamente sollecitata, rendendo la morte un pensiero da esorcizzare dalle emozioni, mediante il controllo della volontà individuale. Alla fine, più che la paura della morte ci viene imposto il pensiero che il percorso del morire non sia parte integrante della vita.
Al lettore di “Micromega” che probabilmente ha molto sentito parlare di Luca Coscioni, ma al tempo stesso pochissimo della sua vicenda umana e politica, suggerisco innanzitutto di procurarsi il suo libro “Il Maratoneta”, pubblicato da Stampa Alternativa: racconta, attraverso i suoi interventi, le sue lettere, le sue parole la storia di una persona che confinata nel “caso pietoso”, si trasforma in “caso pericoloso” (pericoloso, ovviamente per il “regime”, per i fautori dello status quo). La storia insomma di una battaglia di libertà: da lui cominciata e che – vedi le vicende di questi giorni sul cosiddetto testamento biologico) siamo chiamati ancora a combattere.
Più che mai attuali le parole con cui aprì il primo Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica del febbraio 2006 a…E’ proprio la democrazia ad essere messa in discussione quando l’acquisizione del sapere, risorsa inesauribile per la sopravvivenza dell’umanità, come luogo di discussione e di libertà su temi che riguardano direttamente la vita, la morte, la salute, la qualità della vita degli individui, è negata ad essa…Alla violenza di questo cinico proibizionismo sulla ricerca scientifica, sui diritti fondamentali dei cittadini ho risposto con il mio corpo che molti, forse, avrebbero voluto ridurre ad una prigionia senza speranza e rispondo oggi con la mia sete d’aria, perché è il respiro a mancarmi, che è la mia sete di verità, la mia sete di libertà”. Roma; il suo testamento politico posso permettermi di dire, perché due giorni dopo morì: “E’ triste constatare che, a tre anni da quel congresso, così poco sia cambiato in questo paese, e non sempre in meglio; e che se Luca fosse ancora con noi, potrebbe usare ancora quelle stesse parole senza cambiare una sillaba.
La storia, il “caso”, comincia alla fine del 1995: è ottobre Luca si sta allenando per la grande maratona di New York. La corsa e la vela sono da sempre la sua grande passione. Ha il primo “blocco” fisico. Esami, accertamenti, visite mediche per cercare di capire cosa accade, e qualche mese dopo - Luca ha 28 anni – arriva la prima diagnosi; non c’è ancora sicurezza, però per la prima volta ci viene comunicato un nome con cui saremo chiamati a convivere dolorosamente per una decina d’anni: Sla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Una malattia progressiva e irreversibile, perché la scienza ancora non riesce a individuare metodi di guarigione. Ancora esami, accertamenti, consulti, poi, un anno e mezzo dopo, il verdetto sicuro: è proprio SLA.
Chi si ammala di questa malattia, nel nostro Paese assume immediatamente un nuovo status di “figlio di un dio minore”: perché di colpo perde tutti quei diritti che sono garantiti a una persona sana. Una privazione tanto maggiore quanto più gravi sono le condizioni in cui il malato si viene a trovare: lo affermo con assoluta certezza, la certezza di chi questa situazione l’ha dovuta vivere in prima persona a fianco di Luca: quando ti ammali di malattie neurodegenerative, ecco che emergono tutti i vuoti latenti sulla salvaguardia dei diritti della persona.
Il primo, concreto effetto lo incontriamo quando si tratta di garantire a Luca la terapia riabilitativa, la cosiddetta fisioterapia. Ci rivolgiamo alla Asl di Orvieto, la città dove allora abitavamo. La risposta ci gela: ci viene detto che Luca ha diritto solo a cicli annuali: per un malato inguaribile, in Italia la fisioterapia serve esclusivamente a recuperare le funzioni perse; nel caso della Sla le funzionalità che si perdono non sono più recuperabili.
Gli studi di Luca e le mie ricerche hanno mostrato che in altri Paesi, non solo europei, il trattamento di fisioterapia è considerato essenziale per i malati incurabili, perché serve, per esempio, per prevenire le tromboflebiti e le piaghe provocate dall’immobilità. Insomma, è necessario per evitare ulteriori complicazioni della malattia. Così Luca si trova costretto a rivendicare il suo inalienabile diritto alla salute e alla dignità, diritti solennemente sanciti dalla Costituzione; ma trova la porta della sanità pubblica sbarrata. Decide di denunciare la Asl di Orvieto, poiché la mancanza di trattamenti specifici non esonera la struttura sanitaria dall’affrontare i diversi sintomi nel corso della malattia, e proprio le cure palliative, tra le quali il trattamento fisioterapico, offrono approcci diversi ai diversi problemi.
Luca era consigliere comunale all’opposizione, eletto in una lista civica. Si dimette e comincia la sua lotta per il riconoscimento di una vita dignitosa dei malati e dei disabili.
Grazie a internet Luca “viaggia” praticamente in tutto il mondo, “naviga” ed eplora i siti di altri Paesi, alloggia e stringe contatti con i maggiori esperti di neurologia in Europa e negli Stati Uniti.
Internet diventa essenziale, insieme al suo sintetizzatore vocale, perché nel frattempo Luca perde la possibilità di esprimersi con la sua voce; può comunicare con l’utilizzo di una tecnologia sofisticata, software e hardware particolari.
La sua è stata una lotta a tutto campo: ricordo la forza, la determinazione del suo voler strenuamente esprimere il suo pensiero, e le difficoltà degli altri a comprenderlo.
Le persone che venivano in contatto con noi non nascondevano il loro scetticismo: «Ma le parole sul monitor sono davvero sue? E se fossero già scritte? Le interpretazioni della sua volontà sono certe?», chiedevano. La loro “non conoscenza” contribuiva a rallentare la comunicazione.
Ero io a tradurre i suoi suoni, che uscivano piano, sempre più lenti: e ricordo bene i pregiudizi su possibili errori ed incomprensioni della mia traduzione. Ribattevo: perché i traduttori di una lingua straniera sono accettati e riconosciuti, e noi, invece, ci troviamo a dover sempre dare garanzie di attendibilità?
Luca è stato uno dei rari malati al mondo a comunicare con voce virtuale. Riuscirci fu una sorpresa, oltre che un’impresa, dopo che la Sla lo aveva reso muto. Mi ha raccontato spesso di come sentiva i suoi pensieri nascere nella mente e morirgli in bocca.
A Cambridge, in Inghilterra, Stephen Hawking: nonostante la Sla e la voce metallica, continuava a insegnare. In Italia invece, a Luca non veniva rinnovato il contratto per la cattedra di Politica economica. Una decisione evidentemente dovuta al fastidio per le sue crescenti difficoltà nei movimenti e nella parola. Purtroppo il Servizio Sanitario Nazionale non garantisce ancora questi sistemi informatici, molto costosi, a tutte le persone rese mute dalla malattia.
Così alla rivendicazine del diritto all’accesso alle cure palliative, Luca affianca quella per la “libertà di parola”: metallica, nel suono, ma pur sempre la sua parola.
Una terza rivendicazione, anche questa legata alla sua condizione, consisteva nella possibilità di trovare speranze di cura grazie alla libertà di ricerca scientifica sulle cellule staminali. Significa eliminare i paletti che limitano questo campo d’indagine, studiare le staminali embrionali oltre che quelle adulte, significava incoraggiare alcuni risultati piuttosto che altri, innescare un nuovo percorso di conoscenza.
Navigando in rete, informandosi sui diversi studi in corso negli Stati Uniti e in Europa, Luca si rende conto che la sua battaglia non può restare confinata tra le mura di Orvieto. Decide di riprendere in mano la sua vecchia passione per la politica, scommettendo sul suo programma per i diritti civili, umani e politici dei malati e dei disabili: “Dal corpo del malato al cuore della politica”.
L’occasione di tornare a far politica arriva nel 2000: Luca legge sui giornali che il Partito Radicale ha deciso di eleggere parte del suo Comitato Nazionale attraverso elezioni on line, aperte a tutti coloro – iscritti o no che siano al partito – vogliono partecipare: sia come candidati, sia come elettori.
Luca presenta una lista antioproibizionista sulla scienza, viene eletto, e successivamente diventa presidente del Comitato. Un anno dopo, alle elezioni del 2001, si candida alle elezioni politiche, e attraverso lui cominciano a farsi strada temi e questioni che gli altri partiti non hanno in coraggio di affrontare in una campagna elettorale che si annuncia tesa e difficile.
Luca è un anticipatore, porta alla luce realtà altrimenti escluse dalla politica, destinate al silenzio: sceglie l’area dei radicali, che diventa il suo luogo politico ideale. La sua candidatura raccoglie, è un dato che non ha precedenti e resta unico finora, il consenso e l’appoggio di cinquanta premi Nobel e di oltre cinquecento scienziati e ricercatori di tutto il mondo, e apre la strada a un confronto democratico sui temi della dignità della vita e della morte, della disabilità e della malattia, della libertà di ricerca scientifica.
Ne paga anche un prezzo pesante: lo accusano di essere strumentalizzato dai radicali; è, semmai, il contrario: è lui che utilizza i radicali, imponendo le sue battaglie.
Il deperimento fisico di Luca, cominciato nel 1995, è stato più lento rispetto alla condanna a morte normalmente inflitta dalla sclerosi laterale amiotrofica, probabilmente perché la sua era una forma giovanile e con una diversa evoluzione.
Luca si è ammalato a 28 anni, l’evoluzione della malattia si è stemperata in un arco temporale di dieci anni e mezzo.
Il 20 maggio del 2002 Luca entra nella sala operatoria del reparto di neurochirurgia dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, per sottoporsi a un trapianto di cellule staminali adulte autologhe. “Decidere di fare da cavia non è stata una scelta facile”, confida. “Non sapevo quale fosse la cosa migliore da fare. Lasciare che la malattia progredisse…oppure tentare la carta dell’autotrapianto”. Nel 2003 vive la prima forte invasività di un trattamento sanitario, quando sceglie di nutrirsi artificialmente con la Peg (gastrostomia endoscopica per cutanea). Si sottopone a un intervento chirurgico, i medici gli impiantano un sondino attraverso un foro all’altezza dello stomaco. Attraverso quel sondino, una nutripompa dosa durante la notte, la quantità di calorie di un composto di proteine, grassi, vitamine e via dicendo per mantenere a un determinato valore il suo peso corporeo. Dalla Peg passavano anche i farmaci per gli spasmi muscolari. Dalla sua bocca non passavano più né acqua né cibo perché potevano causargli una polmonite ab ingestis nell’albero tracheobronchiale.
Nel 2006, le sue condizioni si aggravano di mese in mese: il respiro si fa sempre più affannoso, Luca sente mancare l’aria, la sua capacità di respirare diminuisce sensibilmente. La quantità di ossigeno e di anidride carbonica nel suo corpo sono costantemente monitorate. Agli esami si accompagnano le discussioni con il medico curante e, soprattutto, con il neurologo e con lo psichiatra: gli specialisti ci spiegano che, per la respirazione, è ormai necessario l’intervento di tracheotomia, che permetta di collegare Luca a un ventilatore artificiale. Per molti mesi, in pienamente cosciente, Luca ha avuto il tempo di decidere se voler respirare attaccato a una macchina, oppure no. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo rivivo quotidianamente le telefonate di Marco Pannella, che anche alle due, alle tre della notte: parla con Luca, implorandolo di fare la tracheotomia. Lo ringrazio ancora per questo suo sostegno.
Avesse deciso per il sì all’operazione Luca avrebbe avuto il massimo appoggio sia mio che di Marco, anche dopo la tracheotomia. Spesso i malati terminali hanno paura di dover dipendere dall’equipe di assistenza che ruota attorno alla loro vita: noi avevamo garantito a Luca la nostra totale disponibilità. Il suo dubbio dunque non era come vivere attaccato a una macchina; era pienamente consapevole che noi lo avremmo sempre sostenuto e aiutato. Non era questo. Il problema che lui si poneva era se vivere o no attaccato a una macchina.
Luca decise liberamente. Non ha messo mai nero su bianco la sua volontà di rifiutare l’intervento: non esiste alcun suo testamento scritto. La ha detto a me, che ero la moglie, alla famiglia, ai medici che lo avevano in cura: in primo luogo al neurologo, al pneumologo, allo psichiatra. Ha discusso a lungo con loro, e la possibilità di non respirare artificialmente diventa volontà sempre più netta. Il neurologo e lo pneumologo mi avevano spiegato come la morte per sclerosi laterale amiotrofica può avvenire durante il sonno. Allora tutte le sere, prima di addormentarmi, registravo la sua volontà con il telefonino: in questo modo, era chiaro a tutti che stavamo rispettando la sua scelta.
La mattina del 20 febbraio 2006, mentre un infermiere lo assiste, Luca sviene. Un attimo prima che perda i sensi riesco a dirgli di andare in ospedale. Lui risponde di no, che non vuole andarci, è consapevole che là, probabilmente gli avrebbero praticato la tracheotomia. E’ d’accordo che si chiami il medico, ma non vuole andare in ospedale. Quando arriva il rianimatore, gli comunico la volontà di Luca. Tenta di rianimarlo naturalmente, ma non è possibile. Non posso che rispettare la sua scelta: non posso imporgli quello che avrei voluto io. La sua volontà è prevalsa, com’era giusto, sulla mia e su quella dei medici.
Non è stato semplice: mi è costato un’enorme sofferenza. Ma non ho potuto che chinare il capo e, con dolore, rispettare la sua richiesta. Ho poi ho rivissuto quell’esperienza nei giorni del caso di Piergiorgio Welby, quando tanto fango è stato gettato sulla moglie Mina: hanno detto che un malato sceglie di non continuare più a vivere quando attorno non a sé non ha abbastanza amore. A Luca che amava la vela, avevo anche prospettato la possibilità di andare a vivere in qualche posto in riva al mare. Lui però ha scelto diversamente. Credo che tutto ciò non aiutasse più la sua mente: chi vive un disagio simile dentro di sé scivola, a un certo punto, in una dimensione diversa. Solo la persona stessa può conoscere il limite oltre il quale è lecito o meno spingersi.
Questa era la quarta rivendicazione della battaglia di Luca Coscioni: la volontà della persona va in ogni caso rispettata e tutelata anche nel percorso del morire.
Credo che prima o poi si dovrà raccogliere e conservare tutte le dichiarazioni infamanti sul caso di Eluana Englaro, affinché le future generazioni sappiano ciò che in tanti, politici e gerarchie ecclesiastiche, sono stati capaci di dire e di fare, in nome di una pretesa «difesa alla vita» che è solo condanna crudele e disumana alla sofferenza: come se per capire che cosa sia la vita si debba per forza provare l’esperienza del dolore. Mi è spontaneo sollecitare i politici e gli altri miei colleghi parlamentari a un ragionamento di buon senso: quel che conta è la vita, non il sacrificio di Luca Coscioni; è la vita, non il sacrificio di Welby; è la vita, non il sacrificio di Giovanni Nuvoli o di Eluana Englaro, che è durato diciassette lunghissimi anni. L’etica che mi anima non è sicuramente quella del sacrificio, ma quella della vita: la dignità della vita in ogni stadio della malattia terminale, dalla diagnosi alla morte.
Può accadere che nei reparti di rianimazione, che, a porte chiuse, si decida di non sottoporre più a trattamento un malato troppo anziano: io vorrei invece che una terapia, anche inutile, sia garantita al paziente che la vuole e la chiede. Se la chiede lui, non il suo medico o la famiglia.
Viceversa, vorrei che non sia imposto un trattamento a un malato terminale che la rifiuta, anche se giovane, anche se davanti a sé avesse la prospettiva di vivere alcuni anni.
Dieci anni fa, Luca mi ripeteva di voler liberare la ricerca: non tanto per guarire lui, quanto per le future generazioni. Finché i politici promuoveranno campagne sui disabili rivolte solo a persone con disabilità, sarà un fallimento.
E’ stato detto che la questione del testamento biologico riguarda la coscienza, non la politica; ma la coscienza risponde esclusivamente a se stessa e non ai problemi degli altri?
Al contrario: se la politica non si occupa di queste cose, di cosa deve mai occuparsi? L’aver vissuto in simbiosi con Luca la sua malattia fa sì che mi ponga continuamente domande sul tema: non c’è stato e ne c’è attimo in cui abbia pensato, o pensi, di occuparmi di altro.
Dalla legge sul testamento biologico è stata scorporata tutta la parte delle cure palliative e della terapia del dolore: come se questa legge sancisca una sorta di burocratizzazione della morte, tralasciando l’aspetto essenziale della conoscenza e dell’informazione.
Il dibattito parlamentare che si è svolto non è stato purtroppo al livello che avrei voluto: lo affermo sia riguardo alle dichiarazioni anticipate sul testamento biologico discusse al Senato, sia riguardo al dibattito sulle cure palliative avvenuta nella Commissione Sanità di cui faccio parte, alla Camera. Anziché ascoltare fin troppi esperti – dai medici agli operatori del settore – sarebbe stato più utile raccogliere le testimonianze dei malati: il testo della proposta di legge avrebbe probabilmente avuto un altro senso e dato risposte più certe. All’estero le norme sul testamento biologico vengono tecnicamente definite «direttive anticipate di trattamento». Noi continuiamo a chiamarle «dichiarazioni anticipate di trattamento»: tra «dichiarazione» e «direttiva» c’è una sostanziale distinzione di significato. Quanto alle terapie del dolore, il governo e la maggioranza che lo sostiene ci rispondono di non avere denaro, i fondi necessari. Sia in Senato sia alla Camera, avanzano a leggi-manifesto: le richieste dei cittadini restano inevase.
Ci sarà, temo, ancora bisogno di altri “casi”, di cosiddetti «eroi», per rendere il dibattito politico autentico e non, come sta avvenendo, strumento per incutere paura nella collettività. La lotta di Luca resta attualissima. La testimonianza, le indicazioni politiche che lui ci ha lasciato, noi la stiamo continuando, con l’associazione che mio marito ha voluto e creato, da vivo, nel 2002. Mi piace pensare a un giorno in cui il Palazzo sarà finalmente vicino ai bisogni di tutti i cittadini, liberi perché davvero informati. In un mondo del genere, finalmente, non ci sarà più bisogno di alcun «eroe».
Pubblicato da
NicPic
alle
11:02 AM
2
Risposte
Link a questo post
Argomenti: libertà di ricerca, luca coscioni, maria antonietta farina coscioni, micromega
Chi mi conosce sa molto bene come la penso e cosa voterò alle prossime elezioni europee.
Bene, in un'epoca in cui la distanza tra i politici e la gente comune sembra incolmabile, c'è chi si comporta in modo del tutto diverso.
Avete Skype? No? C'è sempre MSN. Non avete MSN? Beh, c'è ancora gTalk. Non avete neppure gTalk? Eh insomma siete un po' indietro...ultima possibilità: Facebook.
Pubblicato da
NicPic
alle
12:44 PM
1 Risposte
Link a questo post
Argomenti: elezioni europee, marco cappato, Politica, radicali
Pubblicato da
NicPic
alle
5:46 PM
2
Risposte
Link a questo post
Argomenti: quando la sfiga ci si mette
Volete sapere quante volte questo o quel Deputato europeo ha partecipato ai lavori di Commissione? Impossibile, almeno per ora.
Nel settembre 2008 chiedo all’Ufficio Registro del Parlamento europeo i dati sulle mie presenze durante tutta la legislatura. Mi pregano di rivolgermi direttamente all’Ufficio Cassa (che paga le indennità, sulla base delle presenze). Un cittadino naturalmente non ha accesso a questi dati, classificati come altamente riservati.
Dopo tre mesi ricevo in busta sigillata un certificato che attesta le mie presenze, ma solo alle sessioni plenarie. Il calcolo conteneva diversi errori e non registrava le riunioni di Commissione, dove si svolge il vero lavoro parlamentare (la plenaria è solo quattro giorni al mese). Inizia l'avventura.
A questo punto chiedo i dati di tutti quanti i Deputati, ricevendo prima l'invito a cercare nei verbali di ciascuna riunione pubblicati in internet (cioè un lavoro certosino di qualche centinaio di ore), poi un diniego formale da parte del Segretario Generale, motivato con il fatto che i dati da me richiesti sarebbero contenuti in un Database, e non in vero e proprio Documento (?) e che quindi non esiste alcun obbligo a Parlamento a fornire Database.
Nelle stesse settimane sono nominato Relatore del Parlamento europeo sull’accesso ai documenti, e posso chiedere il supporto dei colleghi. Dopo una nuova richiesta di accesso agli atti, la mia Relazione è approvata in Commissione: il PE si sarebbe preso l’impegno di "dover varare, prima delle elezioni di giugno, un piano d'azione speciale per assicurare sul proprio sito web una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni su: attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca; attività del Parlamento in plenaria e in commissione; indennità e spese dei deputati, nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE.” Insomma, è la proposta di "anagrafe pubblica degli eletti" portata avanti da Radicali italiani per tutte le istituzioni.
Il 12 Gennaio 2009, l'ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo reagisce al voto, decidendo che "le informazioni già disponibili separatamente relative alla presenza in plenaria e in commissione devono essere pubblicate in forma aggregata sul sito internet del Parlamento europeo, prima delle elezioni del 2009, in modo da rendere queste informazioni disponibili al pubblico più facilmente accessibili".
Il Giorno dopo, il Parlamento approva con 355 voti a favore e 195 contro (tra i quali quasi tutto il PdL) la mia Relazione. L’impegno è diventato ufficiale. Tutto risolto? Non proprio.
Mentre dal Segretariato non arrivano notizie, ad aprile presento prima la mia personale anagrafe pubblica, pubblicando, insieme agli altri deputati e dirigenti radicali, i dati relativi alla mia attività istituzionale e alla gestione del mio ufficio: http://www.radicali.it/ape/index.html
A fine aprile, dopo avere sollevato in aula due mozioni d'ordine al Presidente e due interrogazioni formali (mai ricevuto risposta) per avere informazioni sull’avanzamento dei lavori. Sulla stampa specializzata si comincia a parlare di “difficoltà tecniche” invocate dal Segretariato rispetto alla messa in rete dei dati. Organizzo una conferenza stampa alla quale invito partecipa un mio ex assistente, Flavien Deltort, che, negli ultimi sei mesi ha fatto da solo quel lavoro certosino di raccolta dei dati disponibili e li pubblica sul sito parlorama.eu.
Il sito è subito minacciato di denunce e costretto a chiudere dopo pochi giorni. Non tutti i dati sono su Internet, dicono molti, dunque il lavoro di Deltort è incompleto: servono i dati ufficiali! (proprio quello che chiedo io, e che abbiamo votato).
L’8 maggio, ultima data utile di riunione, i “capi” del Parlamento si rimangiano l’impegno preso dall’aula. L’Ufficio di Presidenza infatti decide di pubblicare i dati di partecipazione dei Deputati limitatamente ai lavori di Plenaria, Ufficio di Presidenza, Conferenza dei Presidenti, Questori. Ma non i lavori di Commissione, cioè di più della metà delle riunioni!!! Oltretutto, i Presidenti non forniscono una data precisa, pur ribadendo l'impegno a concludere il tutto prima delle elezioni (quando? un’ora prima, quando non ci sarà più il tempo di far conoscere i dati agli elettori?).
Il resto...alla prossima puntata. O alla prossima legislatura (se i radicali ne avranno la possibilità, NDR).
Marco Cappato, parlamentare europeo.
Pubblicato da
NicPic
alle
9:38 AM
5
Risposte
Link a questo post
Argomenti: assenze parlamentari, elezioni europee, marco cappato, radicali, trasparenza
Pubblicato da
NicPic
alle
10:53 AM
5
Risposte
Link a questo post
Argomenti: legalità, manifesti abusivi, manifesti elettorali, radicali
Anche se non se n'è accorto nessuno, siamo in campagna elettorale. Ecco il mio modesto contributo a colmare il vuoto d'informazione.
Pubblicato da
NicPic
alle
2:22 PM
5
Risposte
Link a questo post
Argomenti: campagna elettorale, laicità, radicali; elezioni europee
Statua del "Charging Bull", scultura bronzea di Arturo di Modica, posizionata a Bowling Green Park, vicino a Wall Street, New York City.
Pubblicato da
NicPic
alle
9:55 AM
5
Risposte
Link a questo post
Argomenti: borse, bufale mediatiche, industria farmaceutica, influenza suina, interessi economici, toro
Ogni cosa ha un inizio e una fine.
Pubblicato da
NicPic
alle
1:19 PM
10
Risposte
Link a questo post
Argomenti: francesco nardi, Libmagazine, Nic's Pics
Mara Carfagna, Ministro per le pari opportunità
“La prossima volta che lascia una fidanzata, ci faccia avere il suo numero di cellulare”.
Silvio Berlusconi, rivolgendosi al Ministro degli Esteri Frattini
***
Anche queste son pari opportunità
Pubblicato da
NicPic
alle
4:46 PM
8
Risposte
Link a questo post
Argomenti: battute, berlusconi, carfagna, cattivo gusto, frattini, gaffes, Libmagazine, pari opportunità
Sarebbe ora di smetterla con le celebrazioni una tantum. Sarebbe ora di piantarla di scagliarsi contro il rumeno di turno, unica punta visibile di un iceberg di violenza sommersa del tutto italiana, quasi sempre consumata nel silenzio e nella penombra delle mura domestiche. Sarebbe ora di guardare con più attenzione, ma con meno ipocrisia e retorica, al vero substrato culturale di questo nostro paese cosiddetto evoluto. Sarebbe ora di affrontare in maniera onesta la miriade di abitudini e costumi atavici che – nei fatti - sono all’origine di molte delle violenze perpetrate ai danni dell’universo femminile. Sarebbe ora di farlo ogni giorno, non solo in occasione di quell’otto marzo che la più parte delle donne stesse dice non sopportare più. Bene, allora parliamo di uomini.
Pubblicato da
NicPic
alle
12:41 PM
5
Risposte
Link a questo post
Argomenti: 8 marzo, festa della donna, festa delle donne, Libmagazine, Nic's Pics, otto marzo
La frenesia della vita moderna, per dirla col Cynar (o era il logorio, fa niente), riduce sempre più i nostri spazi di approfondimento e di informazione a favore dei titoli, erroneamente considerati come una buona sintesi del tutto. Non è affatto così e siamo davvero sconcertati di fronte al modo con cui la quasi totalità dei mass media presenta certi fatti di cronaca, scatenando e montando in modo giornalisticamente deprecabile, il sentimento di paura e diffidenza verso i cittadini immigrati di questo paese. Un esempio per tutti? Prendiamo il recente fatto di sangue avvenuto a Treviso. Un crimine orrendo, ne conveniamo, lo sarebbe anche se fosse stato commesso da un italiano. Oppure no? Diamo un’occhiata ai titoli delle principali testate on-line:
Corriere della Sera: Omicidio Treviso, fermato il Marocchino
La Stampa: Delitto Treviso, fermato Marocchino
TG COM : Delitto Treviso, Marocchino regolare
Il Giornale: Madre e figlia sgozzate arrestato il marocchino Era fuggito in Slovenia
Quotidiano.net (Nazione, Resto del Carlino, Il Giorno): Madre e figlia sgozzate a Treviso. Fermato il padre marocchino.
La Voce del Nordest: Omicidio di Treviso, Arrestato in Slovenia il marocchino ricercato
Audionews.it: Strage Castagnole, Marocchino indagato
Ce ne sarebbero molti altri, ma per pietà chiudiamo qui la nostra rassegna stampa comparata. Eccezione che conferma la regola (onore al merito):
La Repubblica: Madre e figlia uccise nel Trevigiano l’ex della donna fermato in Slovenia
Non ci resta che fare una domanda: se il padre e compagno delle due vittime fosse stato italiano, avremmo trovato qualche riferimento alla sua nazionalità nei titoli?
Pubblicato da
NicPic
alle
2:21 PM
6
Risposte
Link a questo post
Argomenti: corriere della sera, il giornale, immigrazione, repubblica, sbatti il mostro in prima pagina, sicurezza, titoli giornali
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo poi sopprimerla negli altri, non appena sia possibile, in nome del principio clericale.