La fotografia sta morendo
Anzi è già morta. Almeno quella a cui siamo stati abituati negli ultimi cento anni. Il passaggio al digitale ha provocato una rottura insanabile con un passato fatto di chimica, di cristalli di alogenuro d'argento, di attese trepidanti per i provini dal laboratorio, di limiti alla quantità dei materiali sensibili.
La legge di Moore ha fatto il suo ingresso dirompente anche nel campo della fotografia, collocando un obiettivo in ogni telefono che viene venduto nel mondo, ma soprattutto determinando un'esplosione esponenziale nel numero di immagini che ciascun fotografo può produrre, immagazzinare e diffondere, rendendo quasi superflua ogni attenzione in fase di ripresa.
Nulla sarà come prima. Per anni mi sono domandato che cosa c'era prima e dopo uno dei celebri scatti dei grandi maestri. Così, quando avevo la possibilità di visionarne i provini, mi avventavo con curiosità famelica sulle sequenze di scatto per scoprirlo. C'era un rapporto diretto e inverso tra questa mia curiosità, e la gelosia con cui loro stessi custodivano i propri negativi, e la severità con cui li selezionavano.
Non più. Il confine, la distinzione tra un'apparecchio fotografico e una telecamera si è assottigliato fino a scomparire del tutto. Cosa succede prima e dopo lo scatto, ce lo mostra il fotografo stesso, senza più segreti, senza più suspance, in un'ubriacatura di stimoli che non aggiunge, ma toglie.
Interessante, forse. Ma per favore, non chiamatela fotografia.
Forse è questo ciò che significa veramente invecchiare. Ritrovarsi d'un tratto indietro di un passo, poi due, poi tre, rispetto a un mondo che si evolve ad una velocità con cui non riesci più a misurarti. E io vorrei che Henry Cartier Bresson fosse ancora qui, anche solo per sentirmi dire che non è così, che la fotografia è un'arte immortale, e che ci sarà sempre uno spazio per chi ha il dono di scuotere un'anima con la potenza di una sola immagine.
La legge di Moore ha fatto il suo ingresso dirompente anche nel campo della fotografia, collocando un obiettivo in ogni telefono che viene venduto nel mondo, ma soprattutto determinando un'esplosione esponenziale nel numero di immagini che ciascun fotografo può produrre, immagazzinare e diffondere, rendendo quasi superflua ogni attenzione in fase di ripresa.
Nulla sarà come prima. Per anni mi sono domandato che cosa c'era prima e dopo uno dei celebri scatti dei grandi maestri. Così, quando avevo la possibilità di visionarne i provini, mi avventavo con curiosità famelica sulle sequenze di scatto per scoprirlo. C'era un rapporto diretto e inverso tra questa mia curiosità, e la gelosia con cui loro stessi custodivano i propri negativi, e la severità con cui li selezionavano.
Non più. Il confine, la distinzione tra un'apparecchio fotografico e una telecamera si è assottigliato fino a scomparire del tutto. Cosa succede prima e dopo lo scatto, ce lo mostra il fotografo stesso, senza più segreti, senza più suspance, in un'ubriacatura di stimoli che non aggiunge, ma toglie.
Interessante, forse. Ma per favore, non chiamatela fotografia.

19 commenti:
nic, argomento che mi ha tormentato per tanto tempo, sono passato al digitale solo dopo tanti anni dalla sua esplosione, ho provato le prime fotocamere digitali, che allora in lire costavano quanto una buona utilitaria, il tutto mi lasciava perplesso soprattutto quando uscendo dalla mia umile camera oscura, potevo notare delle differenze impressionanti. La mia passione nel dettaglio in quel periodo era tutto.
Poi ho cambiato idea, non nei riguardi della tecnica, dove ritengo quella tradizionale ancora superiore, ma nella vera "fotografia" letteralmente tradotta. Quella si può fare, anche con un semplice telefonino. Scusa ho esagerato. :)
hai ragione nic, è già morta. del resto, nessuno più oggi penserebbe di costruire una narrazione in forma di edificio. fermati davanti a una cattedrale gotica: vedi una struttura; un'architettura; ma se i tuoi occhi si soffermano più di quanto ci sia divenuto naturale (e tu - da fotografo - sei uno di quelli che ha maggiore capacità di attenzione su di una immagine) vedi il corredo plastico, la statuaria; decine di statue; centinaia di statue; nelle grandi cattedrali, migliaia di statue. Ma non come l'esercito di terracotta cinese: ogni statua ha una storia, ogni ingresso è una narrazione, con la successione degli eventi: visite di vescovi, martiri che reggono un vassoio che porta la propria testa, vergini che volano verso la santità. Una fantastica ubriacatura di immagini carica di emozioni per un contadino europeo analfabeta del 1300. Oggi un decoro insignificante per i più.
La legge di Moore. La massa critica.
Trovo questo l'esatto parallelo di quanto ho pensato, ascoltando una lezione sul cinema.
Gians: non no, hai ragione. Un telefonino di oggi è forse più sofisticato di una leica degli anni trenta e messo nelle giuste mani può tirare fuori immagini eccellenti. Non mi riferivo tanto alla qualità delle immagini digitali, ma alla quantità di foto che ognuno di noi può scattare a costo zero, e alla tentazione che un fotografo - anche bravo come ed kashi - potrebbe avere di farcele vedere tutte, trasformando un reportage fotografico in una sorta di filmato.
Rob: mi stai forse dando del "contadino del 1300" ? :))
UPS: la legge di Moore mi angoscia...un po' come quando penso all'universo e ai suoi confini, ma questo è un'altro discorso.
ci pensavo l'altro giorno, a quando si compravano i rullini da 12, 24 o 36 (crepi l'avarizia, dai 36!) ora torni da un viaggetto di 24 ore con centinaia di foto, c'è forse meno magia, meno attenzione ma la poesia dell'immagine, magari una tra mille, rimane immutata..
(segnalo un bll'articolo: http://www.kenrockwell.com/tech/notcamera.htm)
io schiaccio spesso foto col cell...d'altro canto il cell l'hai sempre con te...lo so non è arte, non c'è rito..ma sai l'attimo.
Davide: interessante e confortante articolo, grazie. Ripeto, il cellulare può andare benone se c'è del pensiero dietro la foto. E anche il concetto di "una fra mille" va bene, purché quella selezione ci sia e sia fatta dal fotografo, non delegata a chi guarda.
nic, mi riferivo al fatto che in fotografia, ora come ora mi piace badare agli aspetti legati non alla tecnica, ma alla qualità di ciò che vuole esprimere, sul fatto che con le nuove tecnologie non si badi allo scatto singolo, perchè tanto non costa niente farne tanti, sono pienamente d'accordo.
beh, chissà, sarebbe un bell'esperimento riscoprire l'ingenuità dello sguardo di un contadino del '300... però quello che volevo sottolineare è che ogni nuova tecnologia si porta dietro un'innovazione nell'arte (del resto l'introduzione della prospettiva in pittura è una questione tecnica, di perizia: però il potere evocativo delle immagini, la loro drammaticità, è completamente cambiato). quanti elementi dotati di significato erano presenti in un dipinto (mettiamo del '300)? ogni cardellino, ermellino, leone, pecora o pianta diversa diceva qualcosa a chi guardava. quante immagini vediamo adesso in un clip musicale? magari non le contiamo in fps ma giù di lì. per questo una singola immagine farà sempre più fatica a imporsi all'attenzione. peccato, perché giudico la sintesi una virtù...
è colpa della democrazia
un tempo la massa andava solo in cerca di cibo, oggi si fa 'artista'
Rob e Desaparecida: mi sa che con la penuria di cereali ci riscopriremo tutti contadini e torneremo molto presto a dare importanza ai bisogni primari...
Io comunque resisto con la mia Minolta.
Barbara: bentornata ;)
le mie uscite sperimentali con la minolta sr-t-101b che consumavano kg di rullini giocando a caro prezzo con sovra/sotto esposizioni e profondità di campo e sempre o solo da auto didatta ogni tanto mi rendono frustrante l'uso della tascabilissima e onnipresente micro digitale. comoda, ma impossibile da gestire in manuale, senza tele, senza grandangolo, ma c'è ogni volta che avere appresso il borsone della venerabile sarebbe impossibile.
sicuramente toglie il piacere del buon gesto tecnico (posto che di buoni gesti degni di una qualche menzione tecnica si sia mai trattato) ma ti permette di raccogliere qualche bel ricordo che altrimenti sarebbe perduto.
sicuramente diverso è il discorso per chi fotografa da professionista e non ho titolo per dire la mia, ma nemmeno più i grandi artisti del 900 dipingevano il blu frantumando lapislazzuli eppure sempre d'arte si è trattato.
forse, e m'azzardo in un terreno non mio, l'arte sta nell'occhio dietro all'obiettivo e che guida il pennello più che nella pellicola e nell'impasto sulla tavolozza.
Ferrista: credo siamo tutti d'accordo sulla tua ultima frase: l'arte è nella testa del fotografo o del pittore, non nei mezzi utilizzati. E non mi sogno neppure di dire che quello che è reso possibile dal digitale non possa essere considerato arte. Mi limito a dire che quello che è presentato sotto al banner non possa più essere definito "fotografia". Io stesso negli ultimi due anni ho usato prevalentemente una macchina digitale, ma siccome condivido in pieno la tua frustrazione, ne ho scelta una molto compatta, ma che che mantenesse in tutto e per tutto l'ergonomia di un'analogica.
nic, da metalmeccanico ho scritto, anzi azzardato: "'arte sta nell'occhio dietro all'obiettivo e che guida il pennello più che nella pellicola e nell'impasto sulla tavolozza"
in quel più ci sta tutto il rispetto e la considerazione in cui tengo la manualità, l'artigianalità dell'arte.
mettiamola così, il mio prototipo d'artista è il michelangelo che dal blocco di marmo bianco "liberava" la figura che la sua fervida mente aveva partorito a colpi di punta e mazzetta sudando lo stesso sudore ed aspirando la stessa polvere del muratore manovale delle mie patrie valli.
del fotografo il saper mettere le manine veloci e precise su tempi, diaframma e poi in camera oscura (per me rimasta tale ahimè) è l'equivalente della punta e mazzetta
Ferrista: siamo d'accordo, anche se ovviamente il tocco di un grande maestro come michelangelo non può essere paragonato al "tocco" di un Cartier Bresson. Per quanto grande sia la mia ammirazione per il secondo, siamo su piani imparagonabili.
PS: magari i metalmeccanici fossero tutti come te ;)
oh, se devo prendere un esempio sparo alto al bersaglio grosso.
certo, l'ecelettismo dei maestri rinascimentali è strabiliante. chissà cos'avrebbe fatto un michelangelo con una bella reflex per le mani.
PS: ueh, non mi sminuire la categoria ;)
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