lunedì 12 maggio 2008

La vera questione è demografica

Dopo decenni di assoluto silenzio, ampiamente favorito dai fondamentalismi religiosi e politici di ogni foggia, che hanno da sempre basato le proprie aspirazioni di potere sulla crescita demografica, dopo le tanto sbertucciate cassandre di ieri e di oggi, dopo le grida di dolore lanciate da illuminati quanto isolati intellettuali come Luigi de Marchi e le recenti prese di posizione del Prof. Giovanni Sartori, sta finalmente cominciando a fare breccia un'idea.

Quest'idea, che dovrebbe risultare intuitiva anche al più semplice degli osservatori, è quella che attribuisce in massima parte ad un unico comune denominatore la recente impennata nei prezzi delle materie prime, dei generi alimentari di prima necessità come frumento e riso, la crisi energetica, l'inquinamento devastante, una buona parte delle guerre dell'ultimo secolo, la penuria d'acqua, le migrazioni disperate : la strabiliante crescita demografica della specie umana, che ha mostrato nell'ultimo secolo un incremento pari a quello registrato nell'intero millennio precedente.

In Italia ci sono 600 autovetture per ogni 1000 abitanti e la media europea non è tanto diversa. Le nostre città sono ormai al limite di sopportazione, asfissiate dai gas di scarico e sepolte sotto milioni di tonnellate d'acciaio. Anche un bambino saprebbe calcolare l'effetto che produrrebbe un simile rapporto sulle popolazioni di Cina ed India, in termini di prezzi dei carburanti e di inquinamento. E questo è solo uno dei tanti esempi che potremmo fare.

La questione è semplice quanto drammatica: il ritmo e la modalità di sviluppo mostrato dai paesi europei e nordamericani nell'ultimo secolo, ottenuto grazie all'importazione di materie prime dai paesi poveri a prezzi da rapina non è più sostenibile, ora che miliardi di persone si affacciano al benessere e sviluppano abitudini di consumo in gran parte modellate sugli stessi principi.

Prima i governanti e le guide spirituali e religiose di tutto il mondo si decideranno a prenderne atto, prima si potrà fare qualcosa per invertire un processo che - mantenuto invariato - non potrà che innescare tragedie e catastrofi sempre più grandi.

Per maggiori informazioni sul tema: http://www.rientrodolce.org/

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non sono d'accordo sulla parte che postula la riduzione della popolazione mondiale

NicPic ha detto...

1ps: sei in ottima compagnia, ma ho paura che quella sia l'unica strada seria.

Anonimo ha detto...

Ci sarebbe da passare giornate ad analizzare piuttosto il sistema di incentivi

NicPic ha detto...

Che vuoi che siano delle giornate a cospetto di secoli trascorsi all'insegna del "crescete e moltiplicatevi"?

gians ha detto...

nic, in cina ci provano, vogliamo seguire il loro esempio?

Anonimo ha detto...

ho ascoltato stamani alla radio per qualche minuto parlare dell'argomento dai due punti di vista.
l'osservazione intelligente del contraddittore di sartori è che il benessere è il primo e più efficace strumento di controllo delle nascite, le affermazioni dell'altro (non ricordo chi fosse, nel caso interessi si può ripescare il podcast di radio24) circa la possibilità della terra di sfamare il DOPPIO (rabbrividisco) della popolazione attuale se le risorse fossero equamente distribuite (a me sto equamente mette altrettanti brividi, eh) non mi sono piaciute. pessima l'uscita polemica sul fatto che un cane domestico negli USA consuma come 15 bambini in africa.
(agghiacciante lo so, ma m'è venuto da rispondergli quanti bambini equivalenti consumavano gli alligatori di amin dada)
interessante invece l'affermazione di un terzo ospite della trasmissione che sosteneva che negli ultimi anni (non ricordo quanti, quindici mi pare) la produzione agricola ha seguito la crescita demografica e che i prezzi dei cereali e dei beni agricoli in genere, a dispetto degli allarmi sui prezzi dei cereali di cui tanto si discute, sono tuttora assai vicini ai minimi storici. portava invece a concentrare l'attenzione non sul cibo, ma sull'acqua candidata ad essere il prossimo casus belli tra paesi poveri.

Anonimo ha detto...

Non li decimerei per questo.
Trovo ingiusto e troppo facile e adattivo che la crescita dei consumi debba implicare il controllo sulle nascite.
In estrema sintesi e a danno delle argomentazioni, una giornata non basterebbe.

Anonimo ha detto...

se ha bisogno di così tante parole significa che non è una buona argomentazione

(set stronz mode=off)
niente oggi non funziona, andrò a casa a resettare il sistema con una grappina.

ci pensi? resettare il sistema cn una grappina... eh, ma bisognerebbe essere uomini e donne di molto spirito.

un po' eroi e un po' cirrotici

Cri ha detto...

ok ferrista basta il comando

Anonimo ha detto...

e allora comanda!

Anonimo ha detto...

comanda, si fa in fretta a dire comanda, ma quest'ora la cucina è chiusa.

NicPic ha detto...

Gians, 1ps: ovviamente non si parla di imposizioni. Basterebbe quantomeno parlarne, riconoscere che è nelle leggi fisiche il limite alla crescita della popolazione trerrestre. E poi sarebbe quantomeno utile fare in modo che le politiche sconsiderate delle istituzioni che hanno un peso e possono incidere non andassero esattamente nella direzione opposta e contraria a quella della denatalità. Pensate al ruolo della chiesa in Africa e alle responsabilità che hanno sulle miserie di quel continente in quanto a fame e AIDS. La nascita di sei/sette figli in quelle regioni, destinati ad un'esistenza di miseria, malattie e carestie, è tutt'altro che una scelta deliberata e consapevole.
Niente è facile, ma ignorare il problema non è mai stato un buon passo verso la sua soluzione.

Anonimo ha detto...

nic, la natalità è però "biologicamente" inversamente proporzionale al tasso di sopravvivenza dei piccoli.
osservandola in natura in tutte le specie animali che non stanno certo a dar retta alle sollecitazioni nataliste di qualsiasi gerarchia di potere, non possiamo non dedurre che sia parte assai rilevante e "profonda" del comportamento dei bipedi

NicPic ha detto...

Ferrista: credo che ogni specia abbia biologiamente il medesimo istinto alla sopravvivenza e quindi una naturale tendenza alla crescita demografica. Il fatto è che l'uomo ha qualcosa in più delle altre specie: è riuscito ad opporsi alle leggi naturali della selezione, vincendo il confronto con le altre specie animali.

Quello che millenni fa era una competizione naturale tra l'uomo e le altre specie animali, si è trasformata in una cometizione interna alla specie umana.

Fino a una cinquantina d'anni fa questo non è stato un problema, oggi forse è giunto il momento di usare il nostro cervello per porci degli interrogativi sui limiti del nostro modello di sviluppo e chiederci cosa possiamo fare per invertire il trend in maniera "dolce".