martedì 24 giugno 2008

Nic's Pics

Morire di solitudine
In genere un’immagine ti colpisce all’istante, ancora prima di premere il pulsante di scatto. E’ la forza stessa del soggetto o di una situazione, che ti spingono a volerli registrare....


per leggere il resto e vedere le altre foto, come al solito, seguite il link fino a LibMagazine. Ma prima fermatevi a scambiare due parole con il signore della foto, mi raccomando.


mercoledì 18 giugno 2008

Intervallo

venerdì 13 giugno 2008

lunedì 9 giugno 2008

Le foto degli altri

E’ una cosa difficile da spiegare, e forse molti potranno considerarla una forma di interesse quantomeno singolare, ma da qualche tempo mi interesso delle foto degli altri.

Sarà che non ho mai potuto sopportare le foto ricordo, sarà che per me una foto non è completa se non riesco ad inserire almeno una piccola storia da raccontare. Sarà che trovo profondamente ingiusto che il fotografo debba sempre e comunque restare fuori dal fotogramma. In fondo non lo so bene neanche io che cos’è.

Il fatto è che da qualche tempo a questa parte, vado fotografando persone che fotografano altre persone...

Per leggere il resto e vedere le altre foto, seguite il link fino a LibMagazine.


sabato 7 giugno 2008

L'ultimo sorpasso

Sembra che questo blog sia diventato una collezione di necrologi ultimamente, ma che ci posso fare...uno come Dino Risi va ricordato, e anche un po' rimpianto.


mercoledì 4 giugno 2008

Appello contro il nuovo razzismo

«E' ora quindi che parliate tutti voi che amate la libertà tutti voi che amate il diritto alla felicità tutti voi che amate dormire immersi nel vostro privato sogno, è ora che parliate o maggioranza muta! Prima che arrivino per voi»
Primo Levi


Siamo persone – storici, giuristi, antropologi, sociologi, filosofi, operatori culturali– che da tempo si occupano di razzismo. Il nostro vissuto, i nostri studi e la nostra esperienza professionale ci hanno condotto ad analizzare i processi di diffusione del pregiudizio razzista e i meccanismi di attivazione del razzismo di massa. Per questo destano in noi vive preoccupazioni gli avvenimenti di questi giorni – le aggressioni agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati in veri e propri pogrom – e le gravi misure preannunciate dal governo col pretesto di rispondere alla domanda di sicurezza posta da una parte della cittadinanza. Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito.

La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come nel resto dell’Europa, essa è stata, tra Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata dagli effetti sociali della globalizzazione, a cominciare dall’incremento dei flussi migratori e dalle conseguenze degli enormi differenziali salariali. Con ogni probabilità, nel corso di questi venti anni è stata sottovalutata la gravità di taluni fenomeni. Nonostante ripetuti allarmi, è stato banalizzato il diffondersi di mitologie neo-etniche e si è voluto ignorare il ritorno di ideologie razziste di chiara matrice nazifascista. Ma oggi si rischia un salto di qualità nella misura in cui tendono a saltare i dispositivi di interdizione che hanno sin qui impedito il riaffermarsi di un senso comune razzista e di pratiche razziste di massa.

Gli avvenimenti di questi giorni, spesso amplificati e distorti dalla stampa, rischiano di riabilitare il razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti e a minacce reali o presunte. Ma qualora nell’immaginario collettivo il razzismo cessasse di apparire una pratica censurabile per assumere i connotati di un «nuovo diritto», allora davvero varcheremmo una soglia cruciale, al di là della quale potrebbero innescarsi processi non più governabili.

Vorremmo che questo allarme venisse raccolto da tutti, a cominciare dalle più alte cariche dello Stato, dagli amministratori locali, dagli insegnanti e dagli operatori dell’informazione. Non ci interessa in questa sede la polemica politica. Il pericolo ci appare troppo grave, tale da porre a repentaglio le fondamenta stesse della convivenza civile, come già accadde nel secolo scorso – e anche allora i rom furono tra le vittime designate della violenza razzista. Mai come in questi giorni ci è apparso chiaro come avesse ragione Primo Levi nel paventare la possibilità che quell’atroce passato tornasse.

Primi firmatari:

Marco Aime, Rita Bernardini, Alberto Burgio, Carlo Cartocci, Tullia Catalan, Enzo Collotti, Alessandro Dal Lago, Giuseppe Di Lello, Angelo D’Orsi, Giuseppe Faso, Mercedes Frias, Gianluca Gabrielli, Clara Gallini, Pupa Garribba, Francesco Germinario, Patrizio Gonnella, Gianfranco Laccone, Maria Immacolata Macioti, Brunello Mantelli, Giovanni Miccoli, Giuseppe Mosconi, Grazia Naletto, Michele Nani, Paolo Nori, Salvatore Palidda, Marco Perduca, Walter Peruzzi, Pier Paolo Poggio, Carlo Postiglione, Enrico Pugliese, Annamaria Rivera, Rossella Ropa, Emilio Santoro, Luciano Scagliotti, Katia Scannavini, Renate Siebert, Gianfranco Spadaccia, Elena Spinelli, Carlo Tagliacozzo, Diacono Todeschini, Nicola Tranfaglia, Fulvio Vassallo , Barbara Valmorin, Danilo Zolo.

martedì 3 giugno 2008

Bye Bye Bo Diddley



Now when I was a little boy,
At the age of five,
I had somethin in my pocket,
Keep a lot of folks alive.

Now Im a man,
Made twenty-one,
You know baby,
We can have a lot of fun.

I'm a man,
I spell m-a-n...man.

All you pretty women,
Stand in line,
I can make love to you baby,
In an hours time.

I'm a man,
I spell m-a-n...man.

I goin back down,
To kansas to
Bring back the second cousin,
Little john the conqueroo.

I'm a man,
I spell m-a-n...man.

The line I shoot,
Will never miss,
The way I make love to em,
They cant resist.

I'm a man,
I spell m-a-n...man.