venerdì 30 novembre 2007

Aguzzate la vista 2

A una settimana di distanza dall'incontro tenutosi tra il Cavaliere e il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, anche il neo segretario del PD (quello a destra) ieri è andato in visita negli uffici vaticani del potente cardinale. Io sono un noto laicista anticlericale, e la mia visione è certamente influenzata da preconcetti, ma questa cosa mi fa pensare che ci vorrà ancora qualche anno prima che un refolo di aria fresca passi attraverso la breccia di porta pia per ripulire le polverose stanze della politica italiana.

giovedì 29 novembre 2007

Tenere fuori la Turchia è un crimine

Ci sono molte persone che sfrutterebbero questo video per dire che la Turchia non deve entrare in Europa. Io invece dico che è proprio per queste cose che dobbiamo fare di tutto perché la Turchia ci entri, e in fretta.



ADDENDUM IN TEMA

Accademia Amiata Mutamenti

La Regina dei Banditi

Vita e morte di Phoolan Devi

di Federico Bertozzi

con Sara Donzelli

musiche Carlo Gatteschi

immagini video Michele Nanni

regia Giorgio Zorcù

Tratto dalla storia vera di Phoolan Devi

una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea

    La Regina dei banditi” interpretato da Sara Donzelli, scritto da Federico Bertozzi e diretto da Giorgio Zorcù è tratto dalla storia vera di Phoolan Devi, detta la Regina dei banditi, una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea, anche se pressoché sconosciuta al pubblico europeo. La sua vicenda esemplare di donna guerriera, costretta suo malgrado alle armi, ha offerto alla compagnia lo spunto per affrontare il tema della violenza subita e del riscatto. La forma teatrale scelta è quella della “narrazione” in cui dominano però un’azione scenica a tutto campo e alcuni momenti di “soggettiva”.

    Sabato 1 e Domenica 2 Dicembre h. 21.30

ingresso a 8€ + tessera associativa 2€

l’incasso delle serate sarà devoluto

alla ONLUS Cerchi d’Acqua

    cooperativa sociale contro la violenza alle donne


Info e prenotazioni:

www.pimspazioscenico.it - info@pimspazioscenico.it

Via Tertulliano 68, Milano – 02.54102612

La civiltà la si descrive anche con le cifre

Barcellona
1.600.000 abitanti
numero di licenze taxi: 11.000
n. taxi per 1.000 abitanti: 6,88

Milano
1.300.000 abitanti
numero di licenze taxi: 5.000
n. taxi per 1.000 abitanti: 3,85

Roma
2.700.000 abitanti
numero di licenze taxi:
6.500
n. taxi per 1.000 abitanti: 2,41


mercoledì 28 novembre 2007

Della sfiga e delle probabilità

  1. se ti si deve rompere il tergicristallo, è probabile che avvenga quando piove.
  2. se ti si deve rompere un tergicristallo, è probabile che succeda a quello anteriore, piuttosto che a quello posteriore.
  3. se ti si deve rompere un tergicristallo anteriore e questo succede di notte, in una stretta strada in mezzo ai campi e con notevole afflusso di veicoli provenienti in senso opposto, le probabilità non c'entrano: è sfiga.

martedì 27 novembre 2007

Spot

Oggi non ho niente da dire...e poi bisogna anche lavorare. Quindi offro gratuitamente il mio blog come spazio pubblicitario agli amici di LibMagazine.

Il peso della ricerca scientifica di C.M.
Mauro Suttora risponde di Michele Fronterrè
Disturbo duopolare di Luca Martinelli
G. Morganti risponde di Monica Costa
Vaccino: reazioni uterine Astrid Nausicaa Maragò
Praticherie moderne di Ivrès Taverni
Vedo uomini di Marzia Cangiano
Beowulf di Ciro Monacella
Baci alla francese Gordiano Lupi

il tutto in un bel vestitino nuovo.

www.libmagazine.eu

lunedì 26 novembre 2007

Date a Giordano il numero di Mieli

Una cosa la si può dire: il Giornale e il Corriere non si chiamano per concordare gli articoli.

Dal Giornale di lunedi 26 Novembre
"Ma nemmeno della ministra Bonino o di Pannella, che sentii anni fa scalmanarsi dal palco per la causa del Tibet, si è sentito finora granché parlare.

Dal Corriere di lunedi 26 Novembre
"Pannella: è ora di dire basta ai toni ricattatori della Cina. I diritti umani devono contare più dei soldi"

domenica 25 novembre 2007

Aguzzate la vista

Solo il primo volantino è vero. Cliccare per credere. Ma se questo è il modo di ragionare...chi potrebbe vietare ai moralizzatori del movimento per la vita di farne stampare un'altro...come quello più in basso?




sabato 24 novembre 2007

Bagno d'umiltà

Ogni tanto bisogna fare il punto, per quanto irraggiungibile possa essere l'obiettivo.

venerdì 23 novembre 2007

Onorevole Capezzardi, la posso toccare?

In un recente post, avevo detto di sospendere il giudizio su Daniele Capezzone, in attesa di saperne di più delle sue (supposte ma non troppo) intenzioni di traghettare le sue chiappe dalla Commissione Attività Produttive della Camera verso qualche altra poltrona del centro-destra, invece di provare a guidare la piccola zattera di decidere.net nel tumultuoso mare della politica italiana.

Non c'è voluto molto...le recenti aperture al nuovo partito del POPO'lo (copyright Ciromonacella) al quale guarda con grande interesse anche l'onorevole Giovanardi, beh mi hanno aiutato a fugare ogni residuo dubbio.

E pensare che solo l'anno scorso...

Si può restare convinti che Pannella abbia sbagliato nel metodo, ma abbia centrato e affondato nel merito? Io penso di si.

Bye Bye Daniele.

giovedì 22 novembre 2007

La storia si ripete sempre in farsa

a volte anche dopo poco, pochissimo tempo.

Da Germany News :

"E’ il giorno degli addii e dei bilanci. Due anni fa Angela Merkel diventava la prima Cancelliera donna della Germania. Appena ventiquattro mesi dopo, la donna politica più potente al mondo secondo Forbes è già costretta a dire addio al suo più fidato collaboratore socialista, il Vice-Cancelliere e Ministro del Lavoro Franz Müntefering , il quale proprio nella giornata di ieri ha lasciato il suo incarico. A lui sono andati i migliori auguri del Presidente federale e della Bundeskanzlerin , la quale, per l’occasione, ha regalato un pallone rosso-nero (i colori della Grosse Koalition ) con le firme di tutta la squadra di Governo..."

ROSSONERO?

Paradossi del proibizionismo

Una prostituta non esiste, almeno finché non deve pagare le tasse.
Bella idea, perché non chiediamo i soldi dell'IRPEF evasa anche agli spacciatori? Il comune senso della morale sarà a posto, e le casse dello stato anche.

Ad ulteriore riprova, e per gentile segnalazione di Marcoz

"Ma io esisto veramente?
Per l'Agenzia delle Entrate si, dice il mio commercialista"

mercoledì 21 novembre 2007

Le streghe son tornate? No, alcune son restate

"Tremate, tremate, le streghe son tornate!"

"Una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta"
"Col dito, col dito, orgasmo garantito"

Credevate che questi slogan fossero rimasti là dove avevano effettivamente un ruolo, cioè negli anni '70? Credevate che a quasi 40 anni di distanza si potesse trovare un modo diverso per
richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una piaga odiosa e tutt'altro che superata: la violenza contro le donne?

Pare di no. L'impostazione del tutto ideologica e settaria data alla manifestazione del prossimo 24 Novembre a Roma ci conferma che molte delle attiviste (giustamente) impegnate nella battaglia contro la violenza di genere, sono rimaste ancorate agli stessi schemi ideologici e fortemente politicizzati di quegli anni.

Con il risultato che, invece di colmare lacune e distanze, si profondono energie nello scavare trincee tra donne e uomini (intesi come un tutt'uno, senza distinzioni).

Leggere per credere.

ADDENDUM: una chicca dal collettivo femminista (cospargere di cioè a piacere)

"Dobbiamo riflettere sulla nostra soggettività e sui nostri desideri, sugli investimenti affettivi, sulle aspettative, abbiamo ancora bisogno di una seria e continua decostruzione e ricostruzione critica e consapevole dei nostri spazi fisici e di riflessione"

martedì 20 novembre 2007

Piena di botte, la moglie è comunque ubriaca

Spero non me ne vorranno le poche (e speriamo buone) lettrici per il sarcastico gioco di parole.
A mia discolpa, credo di poter essere considerato un pulpito sufficientemente degno per la predica che mi accingo a fare.

Un paio di post più indietro ho dato evidenza di una serata di raccolta fondi organizzata da una Cooperativa Sociale che assiste le donne che hanno subito violenza. Bello no? Donne e uomini insieme per porre all'attenzione dei tanti, troppi disattenti, un problema diffuso almeno tanto quanto sottaciuto: la violenza sulle donne in ambito (prevalentemente) familiare.

Ora, su quel filo mi sono imbattuto in un'altro blog, quello di Barbara, dove vengo a sapere che una manifestazione dedicata al medesimo argomento e organizzata a Roma per il prossimo 24 Novembre, è stata volutamente circoscritta alle sole donne.

E perchè di grazia? In che modo un atteggiamento escludente, settario, arroccato, vetero-femminista, nei fatti teso ad ascrivere tutti gli uomini senza distinzioni alla categoria degli orchi, potrebbe essere di aiuto alla causa? In che modo potete pensare di guadagnare attenzioni e consensi da un numero crescente di uomini ammodo, se gli sbattete una porta in faccia?

Care, amate donne, organizzatrici della manifestazione...lasciatemi dire bah, bah e poi ancora bah!

Voglio un'Italia maggioritaria, anglosassone e bipartiticaaaaa!

Contro l'ennesima giravolta Berlusconiana a favore del proporzionale (in totale contrasto con le posizioni da lui stesso espresse alla sua "discesa in campo"), contro il monolite partitocratico di destra, di sinistra e di centro, che ha cercato in ogni modo (ed ottenuto) di affossare, cancellare, scongiurare l'unica vera, grande riforma elettorale mai avuta in Italia, quella ottenuta con un voto referendario plebiscitario espresso dai cittadini italiani nel 1993, quella che ci avrebbe consentito di approdare ad un sistema politico aperto, fluido, in grado di far emergere personalità politiche nuove, leader capaci, sottoposti al controllo democratico ma liberi dai ricatti di forze politiche numericamente irrilevanti, in grado di garantire il progresso civile ed economico del paese: il sistema uninominale maggioritario all'inglese o all'americana.

In questi mesi e in questi giorni, durante i quali la macchina partitocratica si è mossa all'unisono, denunciando limiti e falle di un sistema che in Italia, grazie al Mattarellum, non è mai stato introdotto davvero, io rivendico ancora una volta la bontà di quella scelta come l'unica che possa veramente togliere l'Italia da questo guano melmoso nel quale ci stiamo dibattendo da decenni.

E allora mi unisco a Marco Pannella per urlare : voglio un' Italia maggioritaria, anglosassone e bipartiticaaaa!




lunedì 19 novembre 2007

Spalle, spallate, parrucconi e trapianti

Sembrava quasi che gli ex alleati lo avessero messo in un angolo. Sembrava che, più che una "spallata", Berlusconi avesse dato una "spalla" a Prodi. E lui se ne esce con il Partito (del Popolo) delle Libertà e con uno slogan di chiaro sapore giacobino (una cosa è certa...non finisce mai di stupirci): contro tutti i parrucconi!

Mmh. E dei trapiantati che ne facciamo?

sabato 17 novembre 2007

Un pugno di artisti per una carezza 4

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle Donne 2007 la Cooperativa Sociale “Cerchi d’Acqua” che si occupa di violenza alle donne all’interno della famiglia in collaborazione con il teatro Ciak per l’ultima serata nella sua storica sede presenta


UN PUGNO DI ARTISTI PER UNA CAREZZA – 4

con Debora Villa e Lucia Vasini, Elena Santarelli, Enrico Bertolino, Claudio Batta (“l'enigmista”), Stefano Chiodaroli (“il fornaio”), Max Pisu, Bove e Limardi ed altre fantastiche sorprese.

Per il quarto anno, Debora Villa animerà una serata durante la quale si avvicenderanno numerosi artisti televisivi, teatrali e cabarettisti per sorridere, ridere, ma anche per denunciare un fenomeno tanto diffuso quanto sottostimato e tenuto nascosto: la violenza alle donne.

Lunedì 26 novembre 2007 ore 21
Teatro Ciak
Via Sangallo 33 Milano

Ingresso ad offerta libera (a partire da € 15). I proventi saranno devoluti interamente a “Cerchi d’Acqua” per sostenere i progetti a favore delle donne che subiscono violenza.

Per informazioni 02/58430117; info@cerchidacqua.org - www.cerchidacqua.org


venerdì 16 novembre 2007

E' iniziata l'agonia della pena di morte

La Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato la risoluzione per la Moratoria Universale della pena di morte con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni.

Cesare Beccaria, a 243 anni dalla pubblicazione del suo "Dei Delitti e delle Pene", quei 4 pazzi cocciuti e infaticabili dei radicali, il governo italiano, e molti altri ringraziano.

Usa, Arabia, Sudan, Iran, Libia, Egitto, Barbados, Botswana (interessante accostamento eh?) e molti altri, un po' meno.


mercoledì 14 novembre 2007

Cesare Beccaria: della pena di morte

Un libro che non dovrebbe mai mancare in nessuna casa.
Chissà che non sia di buon auspicio...


Della pena di Morte

Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l'aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll'altro, che l'uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera?

Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità.

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.

Quando la sperienza di tutt'i secoli, nei quali l'ultimo supplicio non ha mai distolti gli uomini determinati dall'offendere la società, quando l'esempio dei cittadini romani, e vent'anni di regno dell'imperatrice Elisabetta di Moscovia, nei quali diede ai padri dei popoli quest'illustre esempio, che equivale almeno a molte conquiste comprate col sangue dei figli della patria, non persuadessero gli uomini, a cui il linguaggio della ragione è sempre sospetto ed efficace quello dell'autorità, basta consultare la natura dell'uomo per sentire la verità della mia assersione.

Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è piú facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno piú forte contro i delitti. Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai piú possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza.

La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose piú essenziali, ed accelerata dalle passioni. Regola generale: le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, e però sono atte a fare quelle rivoluzioni che di uomini comuni ne fanno o dei Persiani o dei Lacedemoni; ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere piú frequenti che forti.

La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano piú l'animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare. Ma nelle pene moderate e continue il sentimento dominante è l'ultimo perché è il solo. Il limite che fissar dovrebbe il legislatore al rigore delle pene sembra consistere nel sentimento di compassione, quando comincia a prevalere su di ogni altro nell'animo degli spettatori d'un supplicio piú fatto per essi che per il reo.

Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato; aggiungo che ha di piú: moltissimi risguardano la morte con viso tranquillo e fermo, chi per fanatismo, chi per vanità, che quasi sempre accompagna l'uomo al di là dalla tomba, chi per un ultimo e disperato tentativo o di non vivere o di sortir di miseria; ma né il fanatismo né la vanità stanno fra i ceppi o le catene, sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, e il disperato non finisce i suoi mali, ma gli comincia. L'animo nostro resiste piú alla violenza ed agli estremi ma passeggieri dolori che al tempo ed all'incessante noia; perché egli può per dir cosí condensar tutto se stesso per un momento per respinger i primi, ma la vigorosa di lui elasticità non basta a resistere alla lunga e ripetuta azione dei secondi. Colla pena di morte ogni esempio che si dà alla nazione suppone un delitto; nella pena di schiavitù perpetua un sol delitto dà moltissimi e durevoli esempi, e se egli è importante che gli uomini veggano spesso il poter delle leggi, le pene di morte non debbono essere molto distanti fra di loro: dunque suppongono la frequenza dei delitti, dunque perché questo supplicio sia utile bisogna che non faccia su gli uomini tutta l'impressione che far dovrebbe, cioè che sia utile e non utile nel medesimo tempo. Chi dicesse che la schiavitù perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitù lo sarà forse anche di piú, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitù, che spaventa piú chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall'infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s'ingrandiscono nell'immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all'animo incallito dell'infelice.

Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino, i quali non hanno altro contrappeso per non violare le leggi che la forca o la ruota. So che lo sviluppare i sentimenti del proprio animo è un'arte che s'apprende colla educazione; ma perché un ladro non renderebbe bene i suoi principii, non per ciò essi agiscon meno. Quali sono queste leggi ch'io debbo rispettare, che lasciano un cosí grande intervallo tra me e il ricco? Egli mi nega un soldo che li cerco, e si scusa col comandarmi un travaglio che non conosce. Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. Rompiamo questi legami fatali alla maggior parte ed utili ad alcuni pochi ed indolenti tiranni, attacchiamo l'ingiustizia nella sua sorgente. Ritornerò nel mio stato d'indipendenza naturale, vivrò libero e felice per qualche tempo coi frutti del mio coraggio e della mia industria, verrà forse il giorno del dolore e del pentimento, ma sarà breve questo tempo, ed avrò un giorno di stento per molti anni di libertà e di piaceri. Re di un piccol numero, correggerò gli errori della fortuna, e vedrò questi tiranni impallidire e palpitare alla presenza di colui che con un insultante fasto posponevano ai loro cavalli, ai loro cani. Allora la religione si affaccia alla mente dello scellerato, che abusa di tutto, e presentandogli un facile pentimento ed una quasi certezza di eterna felicità, diminuisce di molto l'orrore di quell'ultima tragedia.

Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d'anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitù e nel dolore in faccia a' suoi concittadini, co' quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll'incertezza dell'esito de' suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L'esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai piú forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce piú che non lo corregge.

Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto piú funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le piú utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell'interesse privato o si combina con quello del pubblico. Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte? Leggiamoli negli atti d'indegnazione e di disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al ben pubblico, lo stromento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori. Qual è dunque l'origine di questa contradizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini nel piú secreto dei loro animi, parte che piú d'ogn'altra conserva ancor la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l'universo.

Che debbon pensare gli uomini nel vedere i savi magistrati e i gravi sacerdoti della giustizia, che con indifferente tranquillità fanno strascinare con lento apparato un reo alla morte, e mentre un misero spasima nelle ultime angosce, aspettando il colpo fatale, passa il giudice con insensibile freddezza, e fors'anche con segreta compiacenza della propria autorità, a gustare i comodi e i piaceri della vita? Ah!, diranno essi, queste leggi non sono che i pretesti della forza e le meditate e crudeli formalità della giustizia; non sono che un linguaggio di convenzione per immolarci con maggiore sicurezza, come vittime destinate in sacrificio, all'idolo insaziabile del dispotismo. L'assassinio, che ci vien predicato come un terribile misfatto, lo veggiamo pure senza ripugnanza e senza furore adoperato. Prevalghiamoci dell'esempio. Ci pareva la morte violenta una scena terribile nelle descrizioni che ci venivan fatte, ma lo veggiamo un affare di momento. Quanto lo sarà meno in chi, non aspettandola, ne risparmia quasi tutto ciò che ha di doloroso! Tali sono i funesti paralogismi che, se non con chiarezza, confusamente almeno, fanno gli uomini disposti a' delitti, ne' quali, come abbiam veduto, l'abuso della religione può piú che la religione medesima.

Se mi si opponesse l'esempio di quasi tutt'i secoli e di quasi tutte le nazioni, che hanno data pena di morte ad alcuni delitti, io risponderò che egli si annienta in faccia alla verità, contro della quale non vi ha prescrizione; che la storia degli uomini ci dà l'idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano. Gli umani sacrifici furon comuni a quasi tutte le nazioni, e chi oserà scusargli? Che alcune poche società, e per poco tempo solamente, si sieno astenute dal dare la morte, ciò mi è piuttosto favorevole che contrario, perché ciò è conforme alla fortuna delle grandi verità, la durata delle quali non è che un lampo, in paragone della lunga e tenebrosa notte che involge gli uomini. Non è ancor giunta l'epoca fortunata, in cui la verità, come finora l'errore, appartenga al piú gran numero, e da questa legge universale non ne sono andate esenti fin ora che le sole verità che la Sapienza infinita ha voluto divider dalle altre col rivelarle.

La voce di un filosofo è troppo debole contro i tumulti e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell'intimo de' loro cuori; e se la verità potesse, fra gl'infiniti ostacoli che l'allontanano da un monarca, mal grado suo, giungere fino al suo trono, sappia che ella vi arriva co' voti segreti di tutti gli uomini, sappia che tacerà in faccia a lui la sanguinosa fama dei conquistatori e che la giusta posterità gli assegna il primo luogo fra i pacifici trofei dei Titi, degli Antonini e dei Traiani.

Felice l'umanità, se per la prima volta le si dettassero leggi, ora che veggiamo riposti su i troni di Europa monarchi benefici, animatori delle pacifiche virtú, delle scienze, delle arti, padri de' loro popoli, cittadini coronati, l'aumento dell'autorità de' quali forma la felicità de' sudditi perché toglie quell'intermediario dispotismo piú crudele, perché men sicuro, da cui venivano soffogati i voti sempre sinceri del popolo e sempre fausti quando posson giungere al trono! Se essi, dico, lascian sussistere le antiche leggi, ciò nasce dalla difficoltà infinita di togliere dagli errori la venerata ruggine di molti secoli, ciò è un motivo per i cittadini illuminati di desiderare con maggiore ardore il continuo accrescimento della loro autorità.

Woa!

Al Pacino immenso!


20 colpi di spazzola


Le notizie che giungono dall'altra parte dell'oceano dovrebbero suggerire ai nostalgici delle leggi di emergenza di casa nostra qualche cautela in più, credo.

martedì 13 novembre 2007

Quanto dura Massimo Bordin?

Ho letto con interesse l'intervista pubblicata sull'ultimo numero di LibMagazine a Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale. Più che un'intervista a me suona come un testamento e se ho imparato a leggere le questioni interne ai radicali, è appena scattato un cronometro... tic... tac....tic... tac... tic... tac.

lunedì 12 novembre 2007

dieci, cento, mille volte il rugby

Se mi chiedessero di scegliere tra il calcio e il rugby sceglierei dieci, cento, mille volte il rugby.

L'uccisione del giovane tifoso laziale non ha nulla a che vedere con il calcio? Forse si, forse no. Naturalmante, se ci sono state responsabilità o negligenze da parte dell'agente di polizia che ha sparato, è giusto che emergano con chiarezza. E' pur vero però vero che non ho mai sentito di "tifosi" di rugby che se le danno di santa ragione in una piazzola dell'autostrada o che mettono a ferro e fuoco una città. Sarà forse perché l'aggressività nel rugby non resta sotto traccia, ma si manifesta in maniera esplicita e si consuma solo sul campo? Sarà forse perché i seguaci di questo sport sono quasi sempre anche dei praticanti, forgiati a una scuola di disciplina e lealtà che non ammette deroghe? Lascio alla sociologia sportiva l'ardua sentenza. Ma io so già che se mi chiedessero di scegliere tra il calcio e il rugby sceglierei dieci, cento, mille volte il rugby.

venerdì 9 novembre 2007

Il vaticano veste Prada















Su un emendamento che aveva come oggetto l’eliminazione della norma che esenta dal pagamento dell’Ici gli immobili COMMERCIALI della Chiesa, DICO COMMERCIALI, non oratori, asili e opere di carità, COMMERCIALI (alberghi, ristoranti, librerie, negozi), solo 12 dei 300 senatori presenti al voto hanno votato a favore: 48 astenuti e 240 contrari. Mi pare il momento giusto per guardare insieme questo filmatino.


martedì 6 novembre 2007

Una stronzata colossale
















Emma Bonino ha recentemente dichiarato che la proposta di riduzione del numero dei ministri e sottosegretari dall'attuale livello (record di ogni tempo) è una "stronzata colossale". L'argomentazione portata a sostegno della tesi è che non se ne può più di spacchettare e riunire ministeri, che ci sono voluti mesi e mesi di lavoro per separare le competenze del commercio internazionale dal Ministero delle Attività produttive, che con questo modo di fare è solo un fare e disfare sterile che non permette all'Italia di portare avanti mai nulla. Vero.

Ma avrei preferito che quest'argomentazione fosse portata avanti anche quando è stato tirato fuori dal cilindro il dicastero che Emma tanto sapientemente amministra. Chiedo troppo? Ammetto di si.

Allora, in subordine, avrei tanto preferito non sentir bollare la proposta di riduzione del tasso di ipertrofismo clientelare che ammorba, uccide e paralizza l'azione della macchina amministrativa italiana come "una stronzata colossale". Un classico caso in cui a star zitti si sarebbe fatto un minor danno. E chi mi conosce, sa che la critica non viene da un detrattore.