«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo»
Amartya Sen, su Gandhi e sul terrorismo dei giorni nostri, qui
(e da una serie imprecisata di altri blog in cui Egine sta disseminando questo messaggio da giorni)
"ot. ma non tanto, messaggio copia e incolla di egine. "vorrei chiarire che io sono più che favorevole che il PD vada da solo alle prossime elezioni, non capisco la bindi che dice di essere realista e pensa di vincere unendosi alla vecchia maniera, ma cazzo abbiamo appena fatto una figura di merda, e vogliamo insistere, se perdiamo abbiamo almeno un identità sicura, passa parola, comunque lo copio e incollo dappertutto, baci"
Ogni continente ha la sua “land’s end”. Ai viaggiatori di tutto il mondo sarà capitato almeno una volta di arrampicarsi in cima a qualche dirupo, per godere dello spettacolo di un tramonto o di un’alba sul mare. La cittadina di Kanyakumari, nello stato del Tamil Nadu sulla punta più meridionale del subcontinente indiano, gode di uno status quasi unico...
Il resto lo potete leggere su
Attenzione da oggi LibMagazine sarà aggiornata quotidianamente con nuovi articoli. Occhio.
Erba Medica. Di Piero Dell’Olivo SpeakEasy. Di Michael Mazzei I ritratti di Fronterrè. Nic’s Pics. Di Nicola Scardi
La Sinistra Masochista. Di Piero Dell’Olivo Legge 40 – F.Gallo risponde. Di A.N. Maragò. Fecondazione: facciamo chiarezza. Di Silvio Viale Memoria. Di Giusepe Nitto I medici del sol levante. Di Barbara Mella Contro ogni speranza. Di Gordiano Lupi Into the wild. Di Ciro Monacella
Ci risiamo, si ripete quello che immancabilmente da oltre 60 anni caratterizza in negativo questa nostra povera Italia: è crisi. Dei 63 anni della Repubblica, quasi 5 li abbiamo trascorsi in crisi di governo, con una durata media di ciascuna legislatura di 340 giorni. Troppo poco per fare dell'Italia un paese normale.
Grazie alla Casa della libertà, che aveva avvelenato i pozzi della politica italiana poco prima di andare alle elezioni, quel poco di stabilità che l'Italia aveva conquistato con i referendum del 1993 - ancorché stravolti e disattesi nei propri effetti dal Mattarellum - è stata nuovamente azzerata. La crisi economica, istituzionale, del sistema della giustizia, che come un cancro attanaglia, appesantisce, asfissia questo paese, torna a serrare le proprie spire. Non se ne può davvero più.
Alla ricerca delle radici cristiane d’Europa (ammesso che abbia un senso).
Quando la Compagnie Internationale des Wagons-Lits mise in servizio l’Orient Express nel 1883, le locandine a Parigi riportavano ancora il nome “Constantinople”, e non già Istanbul. Una sorta di omaggio prolungato all’imperatore romano Costantino il Grande, che nel 324 d.C. aveva portato a termine un’impresa inconcepibile: trasferire la capitale dell’impero da Roma fino all’allora Bisanzio. Un luogo unico e magico, in bilico sull’ultimo lembo di terra europea che si affaccia sul Bosforo, un canale naturale scavato tra mar Mediterraneo e mar Morto, tra oriente e occidente, un luogo così simbolico che farebbe vacillare il più convinto tra gli atei.
Per leggere il resto aspettate qui il traghetto per Istanbul e poi andate su LibMagazine
"Unità di Crisi" (aggiornamenti quotidiani sulla crisi di governo) Piero Ostellino risponde al nostro Question Time Editoriale sulla Casta (F.N.) Corrado Augias risponde(Gordiano Lupi) Punzi risponde(Astrid Nausicaa Maragò) SpeakEasy: primarie americane (Michael Mazzei) Erba Medica: tra scienza e fede (Piero Dell’Olio) Pillola del giorno dopo (Silvio Viale) Napoli: sarti mortali (Michele Fronterrè) Moratoria: il risveglio della civiltà (Angelo M. D’Addesio) Versi dietro le sbarre (Enrico Pietrangeli) Istanbul e le foto di Nic’s Pics (Nicola Scardi) Cronenberg nel Grande Schermo (Ciro Monacella) Netscape, apertura o guerra (Cristina Marullo) La domenica del Corriere (Monica Costa)
Tramite lei, per iniziare la settimana con qualche buon proposito. Io di figli non ne ho ancora, ma sento già la responsabilità di farne persone come si deve.
In questo breve trafiletto di chiusura del discorso che PAPARATZI avrebbe dovuto tenere, ho trovato conferma ai miei sospetti: c'è tutto quello che serve per comprendere perché i dogmi della religione cristiana non potranno mai essere altro che agli antipodi rispetto al metodo scientifico, e perché non era affatto opportuno invitare il papa all'inaugurazione dell'Università la Sapienza:
"Se però la ragione - sollecita della sua PRESUNTA purezza - diventa sorda al GRANDE MESSAGGIO che le viene dalla fede cristiana e dalla sua SAPIENZA (guarda le combinazioni, ndr), INARIDISCE come un albero le cui radici non raggiungono più LE ACQUE CHE GLI DANNO VITA. PERDE IL CORAGGIO PER LA VERITA' e così non diventa più grande, ma PIU' PICCOLA."
Si, vabbè, ma chi l'ha detto? Lo dice il papa, e tanto basta, tu gretto razionalista, arido uomo senza fede e senza principi morali. Ah beh, allora.
Salvatore Cuffaro è stato condannato ieri a 5 anni per favoreggiamento semplice nei confronti di singoli mafiosi (esclusa quindi l'aggravante di favoreggiamento alla mafia), con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Tronfio tronfio, Cuffaro rilascia le seguenti dichiarazioni dopo la sentenza: «Sono molto confortato da questa sentenza, perché ho sempre saputo di non avere favorito la mafia e questa sentenza me ne dà atto». «Sapete tutti, l'ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l'aggravante. Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo (siciliano) non può ancora restare in questo stato di impasse», ha aggiunto il governatore. «Grazie a tutti i siciliani che mi hanno sostenuto».
Ecco, appunto. Salvatore Cuffaro ha raccolto oltre un milione e mezzo di voti alle ultime elezioni. Come nel caso delle recenti polemiche su Bassolino e Iervolino, io credo che la colpa non sia loro, ma di chi ce li mette, magari per ottenere piccoli e grandi favori.
Odio dire che "il problema è a monte", giuro che niente mi fa più incazzare. Però di fronte a certi spettacoli, non posso che dire una cosa sola:
Giuliano Ferrara, nella sua nuova veste di chierico dai toni dolci e concilianti, sintomo chiaro ed evidente di un percorso di conversione quasi giunto a compimento, di fronte alla contestazione che il Papa dilaga ovunque sui mezzi di informazione in Italia, ha risposto che questo avviene perché è il punto di riferimento di un miliardo e duecento milioni di cattolici.
In questo tragico "pastone" di opinioni indignate multipartisan, l'unica cosa che mi consola è il fatto che Repubblica abbia voluto collocarlo nella sezione "esteri".
"E' stato ripugnante vedere nel telegiornale tossici e terroristi alla Sapienza per festeggiare la rinuncia del Papa" dice maurizio Gasparri (An). "E' gente da mandare in galera insieme ai professori che li hanno guidati. I loro nomi vanno divulgati affinchè l'Italia sappia chi è nemico della libertà e promotore dell'odio e del terrore".
20:37 D'Alema: "No a manifestazioni di intolleranza"
Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, condanna le manifestazioni di intolleranza che hanno indotto Papa Benedetto XVI a rinunciare alla sua programmata partecipazione all'apertura dell'Anno Accademico dell'Università La Sapienza. "Il clima di tensione - ha detto il vicepremier - è stato creato da atteggiamenti e prese di posizione estremistiche che non rappresentano affatto la grande maggioranza degli italiani e non fanno onore alla coscienza civile e democratica del paese che trova le sue espressioni più qualificanti proprio nel rispetto delle opinioni e nell'assoluta garanzia della libera manifestazione del pensiero".
20:34 Senato accademico: "Sprecata occasione di dialogo"
Il Senato accademico della Sapienza ha sospeso i lavori della riunione ordinaria in corso quando è arrivata la notizia dal Vaticano. Ecco la nota: "Il Senato accademico esprime grande rammarico per la perdita di una occasione di dialogo e riflessione culturale e civile che la comunità accademica aveva voluto percorrere secondo una tradizione consolidata di ascolto e rispetto. Le manifestazioni di intolleranza, limitate per altro ad una esigua minoranza, sono contrarie allo spirito di libertà e di ricerca - conclude la nota - che costituiscono la ragion d'essere dell'Università".
20:16 Prodi: "Inammissibile non possa parlare"
"E' inammissibile che il Papa non possa parlare all'università, che è la sede del dialogo e dell'apertura. Le circostanze che hanno portato a questo mi hanno molto rattristato" insiste il premier Prodi ai microfoni del Tg1
20:10 Fini: "Amareggiato e indignato"
Il leader di An si è detto "profondamente colpito, amareggiato e indignato per una vicenda che colpisce profondamente le coscienze di tutti gli italiani, laici o cattolici che siano". E ha denunciato un "clima anticlericale"
19:20 Prodi: "Non c'erano motivi di sicurezza"
"Non c'erano ragioni di sicurezza" che sconsigliassero la visita del papa alla Sapienza, "la sicurezza era garantita". Lo ha detto ai microfoni del Giornale radio il presidente del Consiglio, Romano Prodi, augurandosi che la visita del papa alla Sapienza "possa essere compiuta presto"
19:13 Prodi: "Rinnovo l'invito al Papa"
Prodi: "Rinnovo al Papa l'invito perchè possa mantenere il programma originario"
19:04 Berlusconi: "Segno di intolleranza"
Silvio Berlusconi ha detto: "La rinuncia a cui è stato costretto il Papa in nome di una presunta laicita' della conoscenza è il segno dell'intolleranza e di un certo fanatismo che nulla hanno di autenticamente laico"
19:01 Parisi: "Sono amareggiato"
"Amareggiato. Un giorno buio e triste per le tradizioni di libertà della nostra Università, la civiltà e le radici culturali del nostro Paese, quelle umanistiche prima ancora di quelle cristiane". Lo afferma il ministro della Difesa, Arturo Parisi
18:57 Berlusconi: "E' una ferita che umilia l'università e l'Italia"
Berlusconi: "E' una ferita che umilia l'università e l'Italia"
18:43 An: "In massa a San Pietro"
Maurizio Gasparri, dell'Ufficio politico di An, Ignazio La Russa, presidente dei deputati di An, e Andrea Ronchi, portavoce del partito, in una nota congiunta, rivolgono "un appello a tutti gli italiani, perchè domenica si rechino all'Angelus in Piazza San Pietro in massa"
18:26 Veltroni: "E' una sconfitta"
Il sindaco di Roma e leader del Pd Walter Veltroni, ha detto: "E' una sconfitta della cultura liberale e di quel principio fondamentale che è il confronto delle idee ed il rispetto delle istituzioni"
18:21 Mussi: "E' grave e sbagliato"
"E' grave e sbagliato" quanto successo all'università La Sapienza che ha portato il Papa a rinunciare a venire. Lo dice il ministro dell'università Fabio Mussi
18:10 Prodi: "Condanno chi ha provocato tensioni inaccettabili"
Prodi: "Condanno chi ha provocato tensioni inaccettabili. Esprimo Provo profondo rammarico per la decisione del Pontefice"
18:07 Il Rettore: "Rispetto la decisione ma sono rammaricato"
"Apprendo della decisione della Santa Sede e la rispetto, anche se con rammarico". Lo ha dichiarato in una nota il rettore de La Sapienza Renato Guarini
17:58 Mussi: "Sono sinceramente rammaricato"
Il ministro della Ricerca scientifica Fabio Mussi, invitato tra gli altri all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza, ha detto: "Sono sinceramente rammaricato. E' uno sbaglio aver creato le condizioni per cui il Papa abbia dovuto rinunciare alla sua visita all'Università La Sapienza. L'Università deve essere un luogo che accoglie e non respinge"
17:48 Fioroni: "Tappare la bocca non è una vittoria"
"Tappare la bocca, a chiunque, non è mai una vittoria per nessuno. Lo ha detto il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni
17:46 Cesa, UDC: "Vincono i violenti". La Loggia, FI: "Provo vergogna"
Lorenzo Cesa, segretario UDC, ha detto: "L'aver costretto il Santo Padre ad annullare la sua visita rappresenta la vittoria dell'intolleranza violenta". Enrico La Loggia, vicepresidente del Gruppo di Forza Italia alla Camera, ha aggiunto: "Provo vergogna per l'università italiana"
17:33 Casini: "C'è da aver paura per il nostro futuro"
Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini commenta la notizia dell'annullamento della visita di Benedetto XVI alla Sapienza: "Complimenti ai 67 firmatari del documento contro la visita del Papa all'Ateneo di Roma, che con la loro intolleranza hanno dimostrato lo stato di desolazione dell'Università italiana e la debolezza culturale dei reduci del '68. Se questi sono i maestri dei nostri figli, c'è da aver paura per il nostro futuro".
Botta Carissimi radicali, non vi riconosciamo più. Ma è proprio la vostra bella e battagliera radio, quella che invita a scaricare dal sito dell`Associazione Coscioni i moduli per denunciare-querelare i farmacisti che si appellano all`obiezione di coscienza per non vendere la pillola del giorno dopo, nonché i medici ospedalieri che per lo stesso motivo si rifiutano di prescriverla? Ma come vi è saltato in mente? Denunce? E magari processi? E peccato che non sia possibile mandarli in galera? Tutto ciò invocato e promosso da voi? Proprio da voi che dell`obiezione di coscienza siete gli inventori?
Voi, libertari e liberali che combattete per la laicità, voi che non siete interessati all`unione dei laici ma all`unità laica", come diceva Franco Roccella e come non ha mai smesso di ripetere Marco Pannella? Voi che contemplate per statuto, vocazione e Dna la possibilità di dire dei no in nome della libertà di coscienza? Etriste ma è così. Nel vostro "manuale di autodifesa dal proibizionismo sulla salute", intitolato "Soccorso civile", tra un consiglio su come "ottenere l`eutanasia" e uno su come aggirare i divieti della legge 40, alla voce "pillola del giorno dopo" vediamo spuntare i moduli di cui sopra. Istruzioni per l`uso "affinché si proceda" - c`è scritto - nei confronti di medici e farmacisti obiettori. Nel loro caso, dite, non si tratta di obiezione ex lege 194, perché la pillola del giorno dopo non è abortiva (ma sul bugiardino della casa farmaceutica che la produce si dice che può impedire l`impianto dell`ovulo fecondato: finché è così, farmacisti e medici sono autorizzati a fare obiezione). Comunque. in ogni caso, vi pare il caso?
Il Foglio, 15 Gennaio 2008
Risposta (leggo, sottoscrivo e prontamente riverbero) Non si finisce mai di imparare, dal Foglio. Noi Radicali – quelli che “non ci riconoscete più” – credevamo che la “grande moratoria” fosse quella votata all’Onu sulla pena di morte, e che l’aborto avessimo iniziato a sconfiggerlo trent’anni fa, contro l’aborto selvaggio benedetto dal Vaticano. Credevamo, egocentrici come siamo, che la censura fosse per esempio quella che ci annienta e ci toglie perfino il nome. Impariamo invece, dal Foglio e dai suoi firmatari laici veri, che la (grande?) censura sarebbe quella contro il Papa, invitato a parlare alla Sapienza su – ma guarda un po’ – la pena di morte! Già, poverino il Papa, che non lo lasciano mai parlare. Ieri, l’ultima lezione. Credevamo che l’obiezione di coscienza consistesse nel rifiuto palese di una legge, assumendosene tutte le responsabilità anche penali, non il boicottaggio strisciante di una legge, facendone pagare le conseguenze agli altri. Credevamo cioè che l’obiezione nonviolenta fosse quella che fece passare qualche annetto in carcere ai Radicali Olivier Dupuis e Roberto Cicciomessere contro la leva militare obbligatoria. Impariamo invece dalle vostre pagine che la (grande?) obiezione di coscienza la farebbe il farmacista del turno di notte sbattendo la porta in faccia a una coppia che ha rotto il preservativo. Dunque, secondo il Foglio, la coscienza del farmacista dovrebbe consentirgli di imporre a una donna il rischio di una gravidanza mai voluta, e magari di un aborto. Se volete, chiamatela pure “libertà di coscienza”. Ma non stupitevi se non ci riconoscete più, perché noi la chiamiamo “imposizione di coscienza”, illegale e violenta. Ecco perché l’associazione Luca Coscioni ha deciso di pubblicare sul sito le istruzioni per difendersi, eventualmente ricorrendo anche alla denuncia, che non è un atto di teppismo, ma lo strumento previsto dalla legge per veder rispettati i propri diritti. Non ci riconoscete più, mi dispiace. Se non vi foste ultimamente un po’ distratti dalla guerra di civiltà per dedicarvi alle guerre nel nome del feticcio dell’embrione, credo non fatichereste a riconoscere quanto devastante può diventare l’arma dell’”imposizione di coscienza” se consegnata nelle mani di fondamentalisti di ogni credo. Sarebbero così più forti per prescrivere, dalla Mecca come dal Vaticano, di interrompere pubblici servizi, negare assistenza sanitaria in base ai rispettivi dogmi sul corpo, sulla donna, sull’alcol, sulla libertà. E, naturalmente, pretendere di farlo impunemente, nel nome della tolleranza laica, della nuova, sana (grande?) laicità che ci si vuole ora insegnare. Oppure non vi siete distratti, e avete scelto, come già Giovanni Paolo II, che il (grande?) nemico, insieme all’illuminismo, è il liberalismo, che va battuto in tutti i modi. E con qualsiasi alleato.
Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni Lettera al Foglio , 16 Gennaio 2008
Quei pazzi scatenati di LibMagazine mi hanno offerto di tenere una rubrica di fotografia sulla loro rivista e quel che è peggio...io ho accettato! La rubrica si chiama Nic's Pics e la trovate cliccando sulla foto qui sotto.
Per la serie "se ne sentiva un gran bisogno, mi vergogno di lavorare nel marketing", chi indovina la citazione nel titolo vince un Nabaztag (valore 130 Euri).
PS: scherzo, col cazzo che spendo 130 Euro per un coniglio wi-fi parlante.
La vivace discussione intavolata a casa Nardi sul tema, mi ha fatto ricordare che dovevo una foto a Davide, con il quale condivido una peculiare passione per le stazioni di servizio.
Robert Capa - forse il più grande fotografo di guerra di tutti i tempi (oltre a meritare tutta la mia ammirazione per aver sposato Ingrid Bergman) - usava dire: "se la tua foto non è abbastanza buona, è perché non sei abbastanza vicino."
Io non lo so perchè le foto di James Nachtwey mi piacciono così tanto, ma di sicuro ha messo in pratica il consiglio del maestro.
Addendum
Ieri sera l'ho passata a guardare "War Photographer", uno spettacolare film documentario girato da Christian Frei, che ha affiancato James Nachtwey per un lungo periodo, seguendolo passo per passo nei suoi pericolosi reportage, addirittura fissando una micro camera alla sua macchina fotografica, per farci vedere "in soggettiva" (ogni riferimento è puramente casuale) le stesse cose che lui inquadra nel mirino. Al di là della spettacolarità del film, quello che più emerge è la straordinaria umanità e sensibilità dimostrata da Nachtwey alle persone che stanno di fronte al suo obiettivo. Le sue foto non sono mai "rubate". Le sue foto sono invece un dono, un'attestazione di rispetto e partecipazione, la parte visibile di un processo di avvicinamento emotivo, oltre che fisico. Se avete dimestichezza con l'inglese, ve lo consiglio. Qui sotto, un assaggio.
Con mia assoluta sorpresa, una e-mail ieri sera mi ha comunicato di essere entrato in nominescion per il concorso LIBMagazine BLOG Awards per il mese di Gennaio.
Votate(mi) e non ve ne pentirete (capisciammè). Ma non fate come Davide, che dopo essersi pappato un cotechino a mie spese, poi non ha votato la mia foto qui. Non facciamo sempre gli italiani, che il voto di scambio è una cosa seria!
La nostra Costituzione compie 60 anni. E forse vale la pena rileggere le parole di uno dei nostri padri costituenti. Io cose come queste le farei studiare a memoria alla scuola dell'obbligo, per ricordare sempre da dove veniamo, ma forse sarebbe poco liberale.
Ah..., no, non è di Andreotti che si sta parlando.
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica. È così bello, è così comodo! È vero? È così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.
In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane… E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.
le scrivo, ma ci tengo a dirle che lei non mi piace neanche un po'. E non nutro neanche alcuna speranza che quello che sto per dire in questo misero blogguccio possa essere ascoltato o ancor meno, che possa avere speranza di realizzarsi.
Ma tant'è, credo che ci siano momenti (di disperazione?) nella vita, in cui si debba smettere di far di conto per seguire l'impeto dei propri pensieri senza porsi più di tante domande, ché sennò che vita grigia sarebbe?
Leggo questa mattina che la senatrice Binetti minaccia di votare con Forza Italia sulla questione aborto, furbescamente sollevata dall'ateo devoto Ferrara sulla scia della moratoria universale per le esecuzioni capitali, prontamente ripresa dal Cardinale Ruini e altrettanto prontamente raccolta dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. Lei mi dirà: stavolta che c'entro io, scriva alla Binetti, scriva a Bondi, scriva a Ruini. E invece scrivo a lei, come segretario del Piddì, il Partito che dovrebbe (fin'ora il condizionale è d'obbligo) rappresentare le mie idee e quelle di tutti quegli italiani che desiderano far fare a questo paese un passo avanti verso la modernità e fuori dalla polvere.
Sparigli Veltroni, sparigli! Dica alla Binetti che può accomodarsi accanto a Bondi e Ruini, perché quella è la sua collocazione, non dentro il suo partito. Tra i diritti delle coppie di fatto e delle madri e la "sensibilità" dei cattolici, si batta con convinzione sempre e soltanto per i primi. Se proprio deve baciare le mani ai porporati, almeno segua l'esempio di Alberto Sordi fino in fondo.
Sparigli, Veltroni, sparigli! Dica a gran voce a quel blocco male assortito di conservatori dello status quo, rappresentato da comunisti, sindacati, leghisti, forzitalioti e anche da molti dei suoi, che il tempo per Alitalia è scaduto da anni, che nessun paese al mondo accetterebbe - dopo vent'anni di dissesti finanziari e di amministrazione dissennata - di fare finta di privatizzare, cedendo l'azienda ad un gruppo imprenditoriale esposto agli influssi malefici di quello stesso potere politico che ne ha determinato il fallimento.
Sparigli Veltroni, sparigli! Faccia una scelta di campo netta e abbandoni quel suo modo di fare mellifluo, tutto infarcito di "volemose bbene" e di "ma anche". Scelga la via liberale, sui diritti civili, come in economia, combatta le corporazioni e i privilegi di pochi che ingessano questo paese, che ne soffocano la vitalità, che vanificano ogni tentativo di rimescolamento delle caste, ogni spinta alla mobilità sociale. Tra i tassisti e i cittadini romani e di ogni altra città, ci ripensi e scelga i cittadini, sempre.
Sparigli, Veltroni, sparigli! Invece che per i milioni di ore di cassa integrazione e le rottamazioni regalate a sindacati e grandi aziende, si batta per l'istituzione dei sussidi di disoccupazione a favore di tutti i lavoratori, in ogni settore, siano iscritti al sindacato oppure no.
Non lo faccia per me, che non conto niente, lo faccia anche solo per se stesso e per il bene di una carriera politica che sembrava voler accantonare, ma lo faccia. Si fidi Veltroni, sparigli! Faccia dello spirito liberale un catalizzatore e vedrà crescere i suoi consensi da bacini elettorali oggi inaspettati.
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo poi sopprimerla negli altri, non appena sia possibile, in nome del principio clericale.