mercoledì 26 dicembre 2007

Lettere dalla Birmania: si fa presto a dire embargo

VI AUGURO TANTISSIMI!!! E VI AUGURO CHE SARESTE CONTENTI AL NUOVO ANNO.

A ME STO SPERENDO AL BABBO NATALE QUELLO CHE MI DIA LE CARAMELLE. AVETE GIA' CAPITO LA NOSTRA SITUASIONE,COMUNQUE I BIRMANI SONO SINCERI. ORA TUTTI I PAESI OCCIDENTALI CI BLOCANO TUTTO CIO' ALLA FINE CI SENTIAMO LA DIFFICOLTA' DI GUADAGNARE PER LORO INVECE NO!!! SONO I RICCI DEL MONDO. QUNDI POSSONO STARE SENZA DIFFICOLTA'.
NON MI PREOCCUPATE,RIESCO A PASSARLA PERO' LA MAGGIORANZA NON PUO'.
ALLORA DITE CHE IL MYANMAR E' BEL PAESE CON LA GENTE SINCERO, PER FAVORE RINGRAZIO DI RICORDARMI E SCRIVERMI.

VOSTRO

CHIT KO KO
DA MOLTO LONTANO

Buone feste

domenica 23 dicembre 2007

Cronaca fotografica di una bella serata di musica

Da destra a sinistra: Andrea Griminelli, Jacopo cognato violinaro, Ian Anderson, Claudia (foto NicPic).

Questo invece è il mio ciddì, che finirà in una teca sotto vuoto.
Per un assaggio della colonna sonora, cliccare qui.

venerdì 21 dicembre 2007

Votate, votate, votate

Quarto Blogger Photo Contest

non vi dico niente, fate voi... se volete essere ancora miei amici...mi conoscete da poco e non volete rovinare una potenziale bella amicizia?

Si scherza eh?


Piove denaro su un governo ladro

Un'altro fiume di denaro sta per finire nei conti dell'autorità palestinese, senza che alcuna garanzia sia stata chiesta per un utilizzo dei fondi adeguato a tirare fuori la Palestina dal sottosviluppo strumentale in cui da decenni viene mantenuta dai suoi stessi governanti.

Fiamma Nirenstein - Il Giornale, 20 Dicembre 2007

I soldi degli aiuti internazionali non hanno mai portato più moderazione fra i palestinesi, né li hanno aiutati a inventarsi un desiderio di emancipazione liberale che ne facesse un popolo produttivo, e quindi proiettato verso un futuro di pace. E nemmeno hanno comprato uno Stato, che si può ottenere solo se si è pronti a tutti i sacrifici, specie nel campo del controllo del terrorismo e dell’abbandono delle utopie, che i palestinesi non sembrano volere affrontare.
Tutta la retorica che ha circondato la conferenza di Parigi conclusasi domenica, in cui la World Bank e 90 Paesi hanno raccolto per i palestinesi quasi sette miliardi e mezzo di dollari contro i cinque e seicento milioni che si volevano mettere insieme, non riesce a coprire l’incertezza che fa ombra al risultato quantitativo. Innanzitutto, possiamo sbagliarci, ma poiché i Paesi arabi moderati non hanno interesse, come hanno dimostrato più volte, a far infuriare Hamas, che è in contatto con tutte le forze estremiste all’opera nei loro Paesi, sia l’Egitto che l’Arabia Saudita che il Khatar e tutti gli emirati, che l’Algeria, il Libano, prima di firmare gli assegni probabilmente faranno passare un bel po’ di tempo.

Guardando poi alla storia, il passato dimostra che ci sono cose che il denaro non può comprare: Arafat ricevette più di 6 miliardi e mezzo di dollari per l’Autorità palestinese, e l’uso che ne ha fatto è noto: pare che questo denaro, unito ad altre donazioni private, sia servito quasi esclusivamente per aumentare i suoi conti in banca e quelli dei suoi uomini. Un articolo del 2005 dell’autorevole Transatlantic Monthly valuta a sette miliardi il denaro rubato dalle casse palestinese dalla classe dirigente di Fatah, e suppone che Arafat abbia forse preso direttamente i 900 milioni in assistenza internazionale consegnati fra il 1995 e il 2000.
Come è noto, questo flusso enorme di denaro non ha affatto indotto moderazione, se è vero che proprio nel settembre del 2000 cominciò la terribile Intifada dei terroristi suicidi. Tony Blair, star della nuova fase del processo di pace, ha certo ragione quando afferma che c’è un rapporto diretto fra fra speranza e sicurezza: ma nel caso palestinese forse è il caso di pensare che la speranza dei palestinesi è stata sempre dirottata dalla leadership e dalla deriva islamista da un futuro in cui è possibile conquistare un Stato a fianco di Israele, a un orizzonte impossibile, quello della sparizione dello Stato d’Israele.
Realisticamente, occorre considerare che i palestinesi hanno ricevuto fra il 1993 e il 2002 quattro miliardi in aiuti, ciò che rende la cifra ricevuta pro capite di 214 dollari, ovvero la maggiore rispetto a quella ricevuta da qualsiasi altro popolo. Questo non ha aiutato, per esempio, a evitare l’avvento al potere di Hamas a Gaza, né ha condotto a più miti consigli sul piano, per esempio, del ritorno dei profughi, una richiesta che tutti sanno essere sinonimo della distruzione dello Stato d’Israele. Ma sembra che a noi donatori, incuranti dei risultati, non importi altro che la dimostrazione del nostro buon cuore: perché l’anno successivo alla presa del potere da parte di Hamas, gli aiuti sono aumentati di un miliardo e dieci milioni, ovvero del 10 per cento. Eppure, ciò dimostra che i palestinesi non hanno investito su se stessi, anche se i fondi sono aumentati, il reddito pro capite è declinato nel 2006 dell’8 per cento.
È vero che oggi Abu Mazen, persona ben diversa da Arafat, ha tutto l’interesse a far tesoro del denaro promesso perché con esso deve mantenere il potere (cosa cui Arafat non doveva pensare, e conseguentemente agiva al di fuori di ogni vincolo) e deve anche riconquistare Gaza: ma intanto, la sua lotta contro l’incitamento non è chiara, per cui le forze estreme anche all’interno della Cisgiordania possono creare una situazione in cui di fatto ogni sforzo economico venga rovinato da un sottinteso belligerante, in cui il domani vittorioso resta più importante di un oggi industrioso.
In secondo luogo in pochissimi dentro Fatah ritengono che Salam Fayyad, il primo ministro onesto, l’esperto economista, vero garante per i donatori, verrà nel prossimo futuro risparmiato dalle invidie e dall’aggressività. Fayyad è tanto più a rischio in quanto per risanare i servizi pubblici enfiati dalla corruzione dovrebbe attuare licenziamenti e pulizie nell’ambito di una riforma dell’Autorità palestinese cui pensa da tempo e che cerca di mettere in atto fra indicibili problemi.
Insomma il denaro può aiutare se c’è la volontà di farlo fruttare: qui i palestinesi sul campo, salvo un ristretto gruppo a contatto con Fayyad, prevedono di nuovo una situazione di rapina da parte dei gruppi dirigenti, una distribuzione interna alle gerarchie, una serie di megaprogetti surreali come i fastosi palazzi dei ministeri degli Affari sociali, delle Finanze e la sede del Fatah in progetto a Ramallah, simulacro di uno Stato che può arrivare solo se i palestinesi lo vorranno veramente, a fianco di Israele e non nel mondo dei sogni comprendente anche il territorio dello Stato ebraico, cosa che per ora non è apparsa neppure nei discorsi di Abu Mazen ad Annapolis. E se tutti i soldi che stanno per rovesciarsi sulla Cisgiordania non andranno a buon fine, è chiaro che il risultato sarà un’altra ondata di violenza.

giovedì 20 dicembre 2007

Citazioni

Scrivere è un dono, ti ci puoi applicare, puoi fare corsi di scrittura, puoi affaticarti la vista sui libri. Ma arriva sempre il giorno in cui ti imbatti in uno scritto con il quale stabilisci da subito un'insolita affinità, che ti rapisce e ti accompagna leggero dall'inizio alla fine, componendo nella tua mente immagini fatte di parole. E poi, quando sei alla fine del percorso ti fa dire "si, si...è proprio così, tutte queste cose, un po' disordinatamente, io le ho sempre pensate, ma senza riuscire a renderle così intense, così vivide". Ecco, oggi è uno di quei giorni.

Da Aronne (il blog di M.F.)

Quello che si dimentica è che l'Italia fu fatta con l'uncinetto e alcuni pezzi di terra. Terra che è stoffa pregiata e i cui valori pochi nonni ricordano e ancora meno nipoti ereditano. Si appiccicarono ciminiere sulle stalle ancora piene di armenti e si costrinse il contadino ad arare col tornio. Una politica mai forte ma sempre ossequiosa stretta tra l'Est e l'Ovest, tra il Nord e il Sud, tra il ricco e il povero. Una politica non ancora mediterranea che volle essere atlantica. Un paese in cui, oggi come ieri, industrialotti più feudatari che manager auspicano una politica economica autarchica e marciano contro le imprese globali straniere. Hanno la meglio su una politica debole che figlia del tripartitismo, ha interpretato male il bipolarismo e auspica di camuffare tutto sotto un'unica coperta di mille colori. Un arlecchino di idee senza programmi...


mercoledì 19 dicembre 2007

Quindici anni di battaglia contro la pena di morte

E' ufficiale: Crozza fa da ghost writer a Veltroni

Roma, 17 dic. - (Adnkronos) - ''La cosa che mi piacerebbe di piu' e' che le proposte di Air France e Air One si incrociassero. Per garantire la forza di un soggetto come Air France e la forza di un soggetto finanziario come banca Intesa, e al tempo stesso pero' il radicamento nel paese di una compagnia nazionale''. Cosi' il segretario del Pd, Walter Veltroni, interviene nel dibattito sul caso Alitalia in una intervista al 'Foglio'.

Io però questa volta non ci trovo un cazzo da ridere.

Addendum: e neppure questa fa ridere.


martedì 18 dicembre 2007

La pena di morte è in fin di vita

18 Dicembre 2007: la moratoria universale per la pena di morte è stata appena approvata all'Onu con larga maggioranza.


104 voti a favore
54 voti contrari
29 astenuti


Buon Natale.

Il nuovo che avanza

lunedì 17 dicembre 2007

Santa de ché ?

Finalmente si è scoperto che mestiere fa Daniela Santanché: lavora per l'Unità della Destra.

venerdì 14 dicembre 2007

giovedì 13 dicembre 2007

Wond'ring aloud


Wond'ring aloud
how we feel today.
Last night sipped the sunset
my hands in her hair.
We are our own saviours
as we start both our hearts beating life
into each other.

Wond'ring aloud
will the years treat us well.
As she floats in the kitchen,
I'm tasting the smell
of toast as the butter runs.
Then she comes, spilling crumbs on the bed
and I shake my head.
And it's only the giving
that makes you what you are.

mercoledì 12 dicembre 2007

Padroncini d'Italia

Ho sentito di recente Oscar Giannino prendere le parti degli autotrasportatori, che si lamentano della concorrenza (brutta parola) dei trasportatori stranieri, che non sarebbero soggetti alle medesime regole e controlli a cui si devono adeguare gli autotrasportatori italiani. Spesso mi sono trovato d'accordo con Giannino, e può anche darsi che alcune rivendicazioni siano legittime e condivisibili, ma questa volta non riesco a fare a meno di pensare a un dato: fatto cento il numero dei tragitti effettuati da un trasportatore italiano, il 40% di questi viene fatto a vuoto, senza carico alcuno. Come a dire che dei 575 milioni di Euro oggetto del contendere, 230 verranno spesi per pagare viaggi inutili. E traffico. E inquinamento.

Qualunque industria abituata a confrontarsi in base alle regole della concorrenza e non in base a quelle del quasi-monopolio, posta di fronte a cotanta prova di inefficienza, si rimboccherebbe le maniche per porvi rimedio, investirebbe in tecnologia e sistemi informativi utili a contenere gli sprechi, per permettere chessò a un camion di portare pomodori da Napoli a Bari alla mattina e frumento da Bari a Napoli alla sera. Oppure proverebbe a fare alleanze, acquisizioni, fusioni, perché si sa, quello della logistica è un settore dove le dimensioni contano.

Ma noi no. Noi siamo quelli delle ditte individuali. Noi siamo quelli che è molto più comodo chiedere i soldi per il gasolio, che per l'istituzione di una borsa elettronica della merce "trasporto". Noi siamo quelli che sulle nostre gomme viaggia oltre l'ottanta percento della merce consegnata ogni giorno in Italia. Noi siamo quelli che il trasporto ferroviario e marittimo ci fa una sega. Noi siamo quelli diventati così indispensabili, che se ci girano i coglioni vi mettiamo tutti in ginocchio nel giro di tre giorni.

Noi, siamo i padroncini d'Italia.

Bratwurst libero!

Ultimamente dico spesso che me ne vorrei andare dall'Italia.
Oggi faccio una pausa.

martedì 11 dicembre 2007

Spot

Silvio Viale Risponde di Astrid Nausicaa Maragò, Conversazione con il ministro Fabio Mussi di Michele Fronterrè, Il triangolo rosa di Luca Martinelli, Aldo Moro: Congetture ardite di Giuseppe Nitto, Paranoid-Park di Ciro Monacella, Dalai Lama e quote rosa di Ivrès Taverni, Arte delle donne di Monica Costa, Calamità permanente di Marzia Cangiano, ed altro.

www.libmagazine.eu

lunedì 10 dicembre 2007

Decembers foggy freeze

Quel violinista di mio cognato Jacopo suonerà il 22 dicembre a Reggio Emilia con questo signore qui sotto. Per chi fosse interessato, more to come...per chi invece non sapesse chi è Ian Anderson, peste lo colga! (mettere in pausa Radio NicPic sulla dx)


Sitting on a park bench
eyeing little girls with bad intent.
Snot running down his nose
greasy fingers smearing shabby clothes.
Drying in the cold sun
Watching as the frilly panties run.
Feeling like a dead duck
spitting out pieces of his broken luck.

Sun streaking cold
an old man wandering lonely.
Taking time
the only way he knows.
Leg hurting bad,
as he bends to pick a dog-end
he goes down to the bog
and warms his feet.

Feeling alone
the army's up the rode
salvation à la mode and
a cup of tea.
Aqualung my friend
don't start away uneasy
you poor old sod, you see, it's only me.
Do you still remember
December's foggy freeze
when the ice that
clings on to your beard is
screaming agony.
And you snatch your rattling last breaths
with deep-sea-diver sounds,
and the flowers bloom like
madness in the spring.

mercoledì 5 dicembre 2007

Chiuso per ferie

Lasciate un messaggio, vi risponderò al mio ritorno. Ma lasciatelo eh? Sennò ci resto male, ok? Io invece vi lascio un indizio (courtesy of Gianni Berengo Gardin).




Nani e ballerine


Le ballerine la prossima volta, oggi non ho tempo.

Forse neppure Voltaire darebbe la sua vita per costui

E chi son io di fronte a Voltaire?
(mettere in pausa Radio NicPic sulla destra per apprezzare al meglio)
(licensed by Marcoz)

martedì 4 dicembre 2007

Terzo tempo: memorie di un rugbista

Quando ho sentito la notizia mi sono cascate le braccia e ho dovuto guidare fino a casa con le ginocchia sul volante: la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di prendere ad esempio la bella iniziativa di Firenze, decretando che al termine di ogni partita le squadre dovranno applaudirsi a vicenda come in una sorta di maldestro terzo tempo rugbistico.

"Che pena, che nostalgia ..." diceva una canzone di Lucio Dalla.

La mia prima esperienza di avvicinamento al rugby risale a oltre vent'anni fa: una fugace quanto ingloriosa esperienza da mediano di mischia in un campionato studentesco. Una squadra improvvisata in fretta e furia da un professore col pallino degli sport "diversi", una tattica di gioco incentrata su un unico basilare concetto: passa la palla a Valentino. Valentino era l'unico di noi che avesse l'esperienza del campo, l'unico con i gradi e le medaglie cuciti sulla pelle, l'unico abituato ad azzuffarsi nella melma del Giuriati, il campo dell'Amatori Milano. Un furetto indemoniato di un metro e settanta per ottanta chili che sparpagliava gli avversari sul campo come fossero birilli al bowling. Che sensazioni, che emozioni! La tecnica, gli schemi, i risultati: tutte cose di contorno. Noi eravamo lì per la squadra. Noi eravamo lì per non perdere neppure un secondo di quel senso di fratellanza che ci pervadeva dal primo all'ultimo minuto della partita, un'atmosfera magica che - sotto il peso della disciplina di uno sport severo - saldava insieme quindici ragazzi come fossero una cosa sola.

E poi il salto all'agonismo vero, quello tosto. Io avrei giocato mediano di mischia, dico. Assì? Beh, accomodati all'ala, dice lui. E fai quello che ti dico io: se mai ti arriva una palla, tu punta dritto alla bandierina e vola, nient'altro. Poi la mia prima trasferta in prima squadra, nel campionato di Rugby di serie B, e il mio primo "cappotto", un rituale sadico e ineluttabile, che voleva il debuttante convocato all'ultima fila del pulman con le braghe calate, mentre i compagni di squadra si fregavano certe mani che sembravan badili. E tu stavi lì e contraevi i muscoli, aspettando lo schiaffone successivo, coi denti stretti, senza neppure un gemito, cazzo! Perchè un rugbista non si lamenta e non molla mai. "Gnaca omo" dicevano in veneto, patria del rugby nostrano: non sei neanche un uomo se non sei capace di superare la prova.

Quella del "corridoio" a fine partita l'ho imparata con l'esempio del mio capitano e dei miei compagni più anziani, che dopo 80 minuti di scontri, si disponevano in due file parallele per applaudire e stringere la mano degli avversari, soprattutto a quelli a cui avevano avuto più "cose da dire" durante le fasi di gioco. Una legge cavalleresca non scritta, una consuetudine che ogni giovane giocatore di rugby assorbe per osmosi, respirandola negli spogliatoi insieme a zaffate di olio canforato ebbre di anticipazione, oppure nel silenzio denso e umido che segue ogni sconfitta. E poi il terzo tempo, che inizia col fischio dell'arbitro e si prolunga ovunque ci siano boccali di birra e cibo in quantità sufficiente per 30 energumeni vocianti e ricoperti di lividi.

E voi vorreste riuscire a creare tutto questo, imponendolo con una circolare?

Che pena, che nostalgia.

Spot

E' on-line il nuovo numero di LibMagazine!

Annapolis:
appuntamento con la storia

di Luca Martinelli

MolleIndustria risponde

di Astrid Nausicaa Maragò

Medaglie d'oro cinesi
di Cristina Marullo

Due complessi di Edipo?
di Ivrès Taverni

L'uovo di Natale

di Ciro Monacella

L'arte ludica di Munari
di Monica Costa

Veneto: libero sfogo
di Carlo Menegante

Orgia e castigo
di Sergio Sozi

Violenza corsiva
di Marzia Cangiano

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lunedì 3 dicembre 2007

Aps end dauns

Che Chavez fosse un dilettante, lo si sospettava da tempo. Adesso ne abbiamo la certezza. Del resto, qualche decennio di gavetta nel KGB non lo si può mica improvvisare, eh.

sabato 1 dicembre 2007

Aids: una grande truffa?

Nella giornata mondiale per la lotta all'AIDS vale la pena ricordare almeno una voce fuori dal coro, che fin dal 1987 denuncia il tentativo (riuscito) da parte di ricercatori, imprese farmaceutiche, governi e gerarchie ecclesiastiche di innescare una psicosi globale intorno ad una malattia che - stando alle previsioni dell'epoca - ci avrebbe dovuti uccidere tutti da tempo.

venerdì 30 novembre 2007

Aguzzate la vista 2

A una settimana di distanza dall'incontro tenutosi tra il Cavaliere e il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, anche il neo segretario del PD (quello a destra) ieri è andato in visita negli uffici vaticani del potente cardinale. Io sono un noto laicista anticlericale, e la mia visione è certamente influenzata da preconcetti, ma questa cosa mi fa pensare che ci vorrà ancora qualche anno prima che un refolo di aria fresca passi attraverso la breccia di porta pia per ripulire le polverose stanze della politica italiana.

giovedì 29 novembre 2007

Tenere fuori la Turchia è un crimine

Ci sono molte persone che sfrutterebbero questo video per dire che la Turchia non deve entrare in Europa. Io invece dico che è proprio per queste cose che dobbiamo fare di tutto perché la Turchia ci entri, e in fretta.



ADDENDUM IN TEMA

Accademia Amiata Mutamenti

La Regina dei Banditi

Vita e morte di Phoolan Devi

di Federico Bertozzi

con Sara Donzelli

musiche Carlo Gatteschi

immagini video Michele Nanni

regia Giorgio Zorcù

Tratto dalla storia vera di Phoolan Devi

una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea

    La Regina dei banditi” interpretato da Sara Donzelli, scritto da Federico Bertozzi e diretto da Giorgio Zorcù è tratto dalla storia vera di Phoolan Devi, detta la Regina dei banditi, una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea, anche se pressoché sconosciuta al pubblico europeo. La sua vicenda esemplare di donna guerriera, costretta suo malgrado alle armi, ha offerto alla compagnia lo spunto per affrontare il tema della violenza subita e del riscatto. La forma teatrale scelta è quella della “narrazione” in cui dominano però un’azione scenica a tutto campo e alcuni momenti di “soggettiva”.

    Sabato 1 e Domenica 2 Dicembre h. 21.30

ingresso a 8€ + tessera associativa 2€

l’incasso delle serate sarà devoluto

alla ONLUS Cerchi d’Acqua

    cooperativa sociale contro la violenza alle donne


Info e prenotazioni:

www.pimspazioscenico.it - info@pimspazioscenico.it

Via Tertulliano 68, Milano – 02.54102612

La civiltà la si descrive anche con le cifre

Barcellona
1.600.000 abitanti
numero di licenze taxi: 11.000
n. taxi per 1.000 abitanti: 6,88

Milano
1.300.000 abitanti
numero di licenze taxi: 5.000
n. taxi per 1.000 abitanti: 3,85

Roma
2.700.000 abitanti
numero di licenze taxi:
6.500
n. taxi per 1.000 abitanti: 2,41


mercoledì 28 novembre 2007

Della sfiga e delle probabilità

  1. se ti si deve rompere il tergicristallo, è probabile che avvenga quando piove.
  2. se ti si deve rompere un tergicristallo, è probabile che succeda a quello anteriore, piuttosto che a quello posteriore.
  3. se ti si deve rompere un tergicristallo anteriore e questo succede di notte, in una stretta strada in mezzo ai campi e con notevole afflusso di veicoli provenienti in senso opposto, le probabilità non c'entrano: è sfiga.

martedì 27 novembre 2007

Spot

Oggi non ho niente da dire...e poi bisogna anche lavorare. Quindi offro gratuitamente il mio blog come spazio pubblicitario agli amici di LibMagazine.

Il peso della ricerca scientifica di C.M.
Mauro Suttora risponde di Michele Fronterrè
Disturbo duopolare di Luca Martinelli
G. Morganti risponde di Monica Costa
Vaccino: reazioni uterine Astrid Nausicaa Maragò
Praticherie moderne di Ivrès Taverni
Vedo uomini di Marzia Cangiano
Beowulf di Ciro Monacella
Baci alla francese Gordiano Lupi

il tutto in un bel vestitino nuovo.

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lunedì 26 novembre 2007

Date a Giordano il numero di Mieli

Una cosa la si può dire: il Giornale e il Corriere non si chiamano per concordare gli articoli.

Dal Giornale di lunedi 26 Novembre
"Ma nemmeno della ministra Bonino o di Pannella, che sentii anni fa scalmanarsi dal palco per la causa del Tibet, si è sentito finora granché parlare.

Dal Corriere di lunedi 26 Novembre
"Pannella: è ora di dire basta ai toni ricattatori della Cina. I diritti umani devono contare più dei soldi"

domenica 25 novembre 2007

Aguzzate la vista

Solo il primo volantino è vero. Cliccare per credere. Ma se questo è il modo di ragionare...chi potrebbe vietare ai moralizzatori del movimento per la vita di farne stampare un'altro...come quello più in basso?




sabato 24 novembre 2007

Bagno d'umiltà

Ogni tanto bisogna fare il punto, per quanto irraggiungibile possa essere l'obiettivo.

venerdì 23 novembre 2007

Onorevole Capezzardi, la posso toccare?

In un recente post, avevo detto di sospendere il giudizio su Daniele Capezzone, in attesa di saperne di più delle sue (supposte ma non troppo) intenzioni di traghettare le sue chiappe dalla Commissione Attività Produttive della Camera verso qualche altra poltrona del centro-destra, invece di provare a guidare la piccola zattera di decidere.net nel tumultuoso mare della politica italiana.

Non c'è voluto molto...le recenti aperture al nuovo partito del POPO'lo (copyright Ciromonacella) al quale guarda con grande interesse anche l'onorevole Giovanardi, beh mi hanno aiutato a fugare ogni residuo dubbio.

E pensare che solo l'anno scorso...

Si può restare convinti che Pannella abbia sbagliato nel metodo, ma abbia centrato e affondato nel merito? Io penso di si.

Bye Bye Daniele.

giovedì 22 novembre 2007

La storia si ripete sempre in farsa

a volte anche dopo poco, pochissimo tempo.

Da Germany News :

"E’ il giorno degli addii e dei bilanci. Due anni fa Angela Merkel diventava la prima Cancelliera donna della Germania. Appena ventiquattro mesi dopo, la donna politica più potente al mondo secondo Forbes è già costretta a dire addio al suo più fidato collaboratore socialista, il Vice-Cancelliere e Ministro del Lavoro Franz Müntefering , il quale proprio nella giornata di ieri ha lasciato il suo incarico. A lui sono andati i migliori auguri del Presidente federale e della Bundeskanzlerin , la quale, per l’occasione, ha regalato un pallone rosso-nero (i colori della Grosse Koalition ) con le firme di tutta la squadra di Governo..."

ROSSONERO?

Paradossi del proibizionismo

Una prostituta non esiste, almeno finché non deve pagare le tasse.
Bella idea, perché non chiediamo i soldi dell'IRPEF evasa anche agli spacciatori? Il comune senso della morale sarà a posto, e le casse dello stato anche.

Ad ulteriore riprova, e per gentile segnalazione di Marcoz

"Ma io esisto veramente?
Per l'Agenzia delle Entrate si, dice il mio commercialista"

mercoledì 21 novembre 2007

Le streghe son tornate? No, alcune son restate

"Tremate, tremate, le streghe son tornate!"

"Una donna ha bisogno di un uomo come un pesce di una bicicletta"
"Col dito, col dito, orgasmo garantito"

Credevate che questi slogan fossero rimasti là dove avevano effettivamente un ruolo, cioè negli anni '70? Credevate che a quasi 40 anni di distanza si potesse trovare un modo diverso per
richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una piaga odiosa e tutt'altro che superata: la violenza contro le donne?

Pare di no. L'impostazione del tutto ideologica e settaria data alla manifestazione del prossimo 24 Novembre a Roma ci conferma che molte delle attiviste (giustamente) impegnate nella battaglia contro la violenza di genere, sono rimaste ancorate agli stessi schemi ideologici e fortemente politicizzati di quegli anni.

Con il risultato che, invece di colmare lacune e distanze, si profondono energie nello scavare trincee tra donne e uomini (intesi come un tutt'uno, senza distinzioni).

Leggere per credere.

ADDENDUM: una chicca dal collettivo femminista (cospargere di cioè a piacere)

"Dobbiamo riflettere sulla nostra soggettività e sui nostri desideri, sugli investimenti affettivi, sulle aspettative, abbiamo ancora bisogno di una seria e continua decostruzione e ricostruzione critica e consapevole dei nostri spazi fisici e di riflessione"

martedì 20 novembre 2007

Piena di botte, la moglie è comunque ubriaca

Spero non me ne vorranno le poche (e speriamo buone) lettrici per il sarcastico gioco di parole.
A mia discolpa, credo di poter essere considerato un pulpito sufficientemente degno per la predica che mi accingo a fare.

Un paio di post più indietro ho dato evidenza di una serata di raccolta fondi organizzata da una Cooperativa Sociale che assiste le donne che hanno subito violenza. Bello no? Donne e uomini insieme per porre all'attenzione dei tanti, troppi disattenti, un problema diffuso almeno tanto quanto sottaciuto: la violenza sulle donne in ambito (prevalentemente) familiare.

Ora, su quel filo mi sono imbattuto in un'altro blog, quello di Barbara, dove vengo a sapere che una manifestazione dedicata al medesimo argomento e organizzata a Roma per il prossimo 24 Novembre, è stata volutamente circoscritta alle sole donne.

E perchè di grazia? In che modo un atteggiamento escludente, settario, arroccato, vetero-femminista, nei fatti teso ad ascrivere tutti gli uomini senza distinzioni alla categoria degli orchi, potrebbe essere di aiuto alla causa? In che modo potete pensare di guadagnare attenzioni e consensi da un numero crescente di uomini ammodo, se gli sbattete una porta in faccia?

Care, amate donne, organizzatrici della manifestazione...lasciatemi dire bah, bah e poi ancora bah!

Voglio un'Italia maggioritaria, anglosassone e bipartiticaaaaa!

Contro l'ennesima giravolta Berlusconiana a favore del proporzionale (in totale contrasto con le posizioni da lui stesso espresse alla sua "discesa in campo"), contro il monolite partitocratico di destra, di sinistra e di centro, che ha cercato in ogni modo (ed ottenuto) di affossare, cancellare, scongiurare l'unica vera, grande riforma elettorale mai avuta in Italia, quella ottenuta con un voto referendario plebiscitario espresso dai cittadini italiani nel 1993, quella che ci avrebbe consentito di approdare ad un sistema politico aperto, fluido, in grado di far emergere personalità politiche nuove, leader capaci, sottoposti al controllo democratico ma liberi dai ricatti di forze politiche numericamente irrilevanti, in grado di garantire il progresso civile ed economico del paese: il sistema uninominale maggioritario all'inglese o all'americana.

In questi mesi e in questi giorni, durante i quali la macchina partitocratica si è mossa all'unisono, denunciando limiti e falle di un sistema che in Italia, grazie al Mattarellum, non è mai stato introdotto davvero, io rivendico ancora una volta la bontà di quella scelta come l'unica che possa veramente togliere l'Italia da questo guano melmoso nel quale ci stiamo dibattendo da decenni.

E allora mi unisco a Marco Pannella per urlare : voglio un' Italia maggioritaria, anglosassone e bipartiticaaaa!




lunedì 19 novembre 2007

Spalle, spallate, parrucconi e trapianti

Sembrava quasi che gli ex alleati lo avessero messo in un angolo. Sembrava che, più che una "spallata", Berlusconi avesse dato una "spalla" a Prodi. E lui se ne esce con il Partito (del Popolo) delle Libertà e con uno slogan di chiaro sapore giacobino (una cosa è certa...non finisce mai di stupirci): contro tutti i parrucconi!

Mmh. E dei trapiantati che ne facciamo?

sabato 17 novembre 2007

Un pugno di artisti per una carezza 4

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza alle Donne 2007 la Cooperativa Sociale “Cerchi d’Acqua” che si occupa di violenza alle donne all’interno della famiglia in collaborazione con il teatro Ciak per l’ultima serata nella sua storica sede presenta


UN PUGNO DI ARTISTI PER UNA CAREZZA – 4

con Debora Villa e Lucia Vasini, Elena Santarelli, Enrico Bertolino, Claudio Batta (“l'enigmista”), Stefano Chiodaroli (“il fornaio”), Max Pisu, Bove e Limardi ed altre fantastiche sorprese.

Per il quarto anno, Debora Villa animerà una serata durante la quale si avvicenderanno numerosi artisti televisivi, teatrali e cabarettisti per sorridere, ridere, ma anche per denunciare un fenomeno tanto diffuso quanto sottostimato e tenuto nascosto: la violenza alle donne.

Lunedì 26 novembre 2007 ore 21
Teatro Ciak
Via Sangallo 33 Milano

Ingresso ad offerta libera (a partire da € 15). I proventi saranno devoluti interamente a “Cerchi d’Acqua” per sostenere i progetti a favore delle donne che subiscono violenza.

Per informazioni 02/58430117; info@cerchidacqua.org - www.cerchidacqua.org


venerdì 16 novembre 2007

E' iniziata l'agonia della pena di morte

La Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato la risoluzione per la Moratoria Universale della pena di morte con 99 voti a favore, 52 contrari e 33 astensioni.

Cesare Beccaria, a 243 anni dalla pubblicazione del suo "Dei Delitti e delle Pene", quei 4 pazzi cocciuti e infaticabili dei radicali, il governo italiano, e molti altri ringraziano.

Usa, Arabia, Sudan, Iran, Libia, Egitto, Barbados, Botswana (interessante accostamento eh?) e molti altri, un po' meno.


mercoledì 14 novembre 2007

Cesare Beccaria: della pena di morte

Un libro che non dovrebbe mai mancare in nessuna casa.
Chissà che non sia di buon auspicio...


Della pena di Morte

Questa inutile prodigalità di supplicii, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato. Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risulta la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno; esse rappresentano la volontà generale, che è l'aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l'arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? E se ciò fu fatto, come si accorda un tal principio coll'altro, che l'uomo non è padrone di uccidersi, e doveva esserlo se ha potuto dare altrui questo diritto o alla società intera?

Non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perché giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell'umanità.

La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell'anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi; ma durante il tranquillo regno delle leggi, in una forma di governo per la quale i voti della nazione siano riuniti, ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza e dalla opinione, forse piú efficace della forza medesima, dove il comando non è che presso il vero sovrano, dove le ricchezze comprano piaceri e non autorità, io non veggo necessità alcuna di distruggere un cittadino, se non quando la di lui morte fosse il vero ed unico freno per distogliere gli altri dal commettere delitti, secondo motivo per cui può credersi giusta e necessaria la pena di morte.

Quando la sperienza di tutt'i secoli, nei quali l'ultimo supplicio non ha mai distolti gli uomini determinati dall'offendere la società, quando l'esempio dei cittadini romani, e vent'anni di regno dell'imperatrice Elisabetta di Moscovia, nei quali diede ai padri dei popoli quest'illustre esempio, che equivale almeno a molte conquiste comprate col sangue dei figli della patria, non persuadessero gli uomini, a cui il linguaggio della ragione è sempre sospetto ed efficace quello dell'autorità, basta consultare la natura dell'uomo per sentire la verità della mia assersione.

Non è l'intensione della pena che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perché la nostra sensibilità è piú facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. L'impero dell'abitudine è universale sopra ogni essere che sente, e come l'uomo parla e cammina e procacciasi i suoi bisogni col di lei aiuto, cosí l'idee morali non si stampano nella mente che per durevoli ed iterate percosse. Non è il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno piú forte contro i delitti. Quell'efficace, perché spessissimo ripetuto ritorno sopra di noi medesimi, io stesso sarò ridotto a cosí lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti, è assai piú possente che non l'idea della morte, che gli uomini veggon sempre in una oscura lontananza.

La pena di morte fa un'impressione che colla sua forza non supplisce alla pronta dimenticanza, naturale all'uomo anche nelle cose piú essenziali, ed accelerata dalle passioni. Regola generale: le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, e però sono atte a fare quelle rivoluzioni che di uomini comuni ne fanno o dei Persiani o dei Lacedemoni; ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere piú frequenti che forti.

La pena di morte diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni; ambidue questi sentimenti occupano piú l'animo degli spettatori che non il salutare terrore che la legge pretende inspirare. Ma nelle pene moderate e continue il sentimento dominante è l'ultimo perché è il solo. Il limite che fissar dovrebbe il legislatore al rigore delle pene sembra consistere nel sentimento di compassione, quando comincia a prevalere su di ogni altro nell'animo degli spettatori d'un supplicio piú fatto per essi che per il reo.

Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato; aggiungo che ha di piú: moltissimi risguardano la morte con viso tranquillo e fermo, chi per fanatismo, chi per vanità, che quasi sempre accompagna l'uomo al di là dalla tomba, chi per un ultimo e disperato tentativo o di non vivere o di sortir di miseria; ma né il fanatismo né la vanità stanno fra i ceppi o le catene, sotto il bastone, sotto il giogo, in una gabbia di ferro, e il disperato non finisce i suoi mali, ma gli comincia. L'animo nostro resiste piú alla violenza ed agli estremi ma passeggieri dolori che al tempo ed all'incessante noia; perché egli può per dir cosí condensar tutto se stesso per un momento per respinger i primi, ma la vigorosa di lui elasticità non basta a resistere alla lunga e ripetuta azione dei secondi. Colla pena di morte ogni esempio che si dà alla nazione suppone un delitto; nella pena di schiavitù perpetua un sol delitto dà moltissimi e durevoli esempi, e se egli è importante che gli uomini veggano spesso il poter delle leggi, le pene di morte non debbono essere molto distanti fra di loro: dunque suppongono la frequenza dei delitti, dunque perché questo supplicio sia utile bisogna che non faccia su gli uomini tutta l'impressione che far dovrebbe, cioè che sia utile e non utile nel medesimo tempo. Chi dicesse che la schiavitù perpetua è dolorosa quanto la morte, e perciò egualmente crudele, io risponderò che sommando tutti i momenti infelici della schiavitù lo sarà forse anche di piú, ma questi sono stesi sopra tutta la vita, e quella esercita tutta la sua forza in un momento; ed è questo il vantaggio della pena di schiavitù, che spaventa piú chi la vede che chi la soffre; perché il primo considera tutta la somma dei momenti infelici, ed il secondo è dall'infelicità del momento presente distratto dalla futura. Tutti i mali s'ingrandiscono nell'immaginazione, e chi soffre trova delle risorse e delle consolazioni non conosciute e non credute dagli spettatori, che sostituiscono la propria sensibilità all'animo incallito dell'infelice.

Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino, i quali non hanno altro contrappeso per non violare le leggi che la forca o la ruota. So che lo sviluppare i sentimenti del proprio animo è un'arte che s'apprende colla educazione; ma perché un ladro non renderebbe bene i suoi principii, non per ciò essi agiscon meno. Quali sono queste leggi ch'io debbo rispettare, che lasciano un cosí grande intervallo tra me e il ricco? Egli mi nega un soldo che li cerco, e si scusa col comandarmi un travaglio che non conosce. Chi ha fatte queste leggi? Uomini ricchi e potenti, che non si sono mai degnati visitare le squallide capanne del povero, che non hanno mai diviso un ammuffito pane fralle innocenti grida degli affamati figliuoli e le lagrime della moglie. Rompiamo questi legami fatali alla maggior parte ed utili ad alcuni pochi ed indolenti tiranni, attacchiamo l'ingiustizia nella sua sorgente. Ritornerò nel mio stato d'indipendenza naturale, vivrò libero e felice per qualche tempo coi frutti del mio coraggio e della mia industria, verrà forse il giorno del dolore e del pentimento, ma sarà breve questo tempo, ed avrò un giorno di stento per molti anni di libertà e di piaceri. Re di un piccol numero, correggerò gli errori della fortuna, e vedrò questi tiranni impallidire e palpitare alla presenza di colui che con un insultante fasto posponevano ai loro cavalli, ai loro cani. Allora la religione si affaccia alla mente dello scellerato, che abusa di tutto, e presentandogli un facile pentimento ed una quasi certezza di eterna felicità, diminuisce di molto l'orrore di quell'ultima tragedia.

Ma colui che si vede avanti agli occhi un gran numero d'anni, o anche tutto il corso della vita che passerebbe nella schiavitù e nel dolore in faccia a' suoi concittadini, co' quali vive libero e sociabile, schiavo di quelle leggi dalle quali era protetto, fa un utile paragone di tutto ciò coll'incertezza dell'esito de' suoi delitti, colla brevità del tempo di cui ne goderebbe i frutti. L'esempio continuo di quelli che attualmente vede vittime della propria inavvedutezza, gli fa una impressione assai piú forte che non lo spettacolo di un supplicio che lo indurisce piú che non lo corregge.

Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto piú funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. Quali sono le vere e le piú utili leggi? Quei patti e quelle condizioni che tutti vorrebbero osservare e proporre, mentre tace la voce sempre ascoltata dell'interesse privato o si combina con quello del pubblico. Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte? Leggiamoli negli atti d'indegnazione e di disprezzo con cui ciascuno guarda il carnefice, che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al ben pubblico, lo stromento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori. Qual è dunque l'origine di questa contradizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini nel piú secreto dei loro animi, parte che piú d'ogn'altra conserva ancor la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l'universo.

Che debbon pensare gli uomini nel vedere i savi magistrati e i gravi sacerdoti della giustizia, che con indifferente tranquillità fanno strascinare con lento apparato un reo alla morte, e mentre un misero spasima nelle ultime angosce, aspettando il colpo fatale, passa il giudice con insensibile freddezza, e fors'anche con segreta compiacenza della propria autorità, a gustare i comodi e i piaceri della vita? Ah!, diranno essi, queste leggi non sono che i pretesti della forza e le meditate e crudeli formalità della giustizia; non sono che un linguaggio di convenzione per immolarci con maggiore sicurezza, come vittime destinate in sacrificio, all'idolo insaziabile del dispotismo. L'assassinio, che ci vien predicato come un terribile misfatto, lo veggiamo pure senza ripugnanza e senza furore adoperato. Prevalghiamoci dell'esempio. Ci pareva la morte violenta una scena terribile nelle descrizioni che ci venivan fatte, ma lo veggiamo un affare di momento. Quanto lo sarà meno in chi, non aspettandola, ne risparmia quasi tutto ciò che ha di doloroso! Tali sono i funesti paralogismi che, se non con chiarezza, confusamente almeno, fanno gli uomini disposti a' delitti, ne' quali, come abbiam veduto, l'abuso della religione può piú che la religione medesima.

Se mi si opponesse l'esempio di quasi tutt'i secoli e di quasi tutte le nazioni, che hanno data pena di morte ad alcuni delitti, io risponderò che egli si annienta in faccia alla verità, contro della quale non vi ha prescrizione; che la storia degli uomini ci dà l'idea di un immenso pelago di errori, fra i quali poche e confuse, e a grandi intervalli distanti, verità soprannuotano. Gli umani sacrifici furon comuni a quasi tutte le nazioni, e chi oserà scusargli? Che alcune poche società, e per poco tempo solamente, si sieno astenute dal dare la morte, ciò mi è piuttosto favorevole che contrario, perché ciò è conforme alla fortuna delle grandi verità, la durata delle quali non è che un lampo, in paragone della lunga e tenebrosa notte che involge gli uomini. Non è ancor giunta l'epoca fortunata, in cui la verità, come finora l'errore, appartenga al piú gran numero, e da questa legge universale non ne sono andate esenti fin ora che le sole verità che la Sapienza infinita ha voluto divider dalle altre col rivelarle.

La voce di un filosofo è troppo debole contro i tumulti e le grida di tanti che son guidati dalla cieca consuetudine, ma i pochi saggi che sono sparsi sulla faccia della terra mi faranno eco nell'intimo de' loro cuori; e se la verità potesse, fra gl'infiniti ostacoli che l'allontanano da un monarca, mal grado suo, giungere fino al suo trono, sappia che ella vi arriva co' voti segreti di tutti gli uomini, sappia che tacerà in faccia a lui la sanguinosa fama dei conquistatori e che la giusta posterità gli assegna il primo luogo fra i pacifici trofei dei Titi, degli Antonini e dei Traiani.

Felice l'umanità, se per la prima volta le si dettassero leggi, ora che veggiamo riposti su i troni di Europa monarchi benefici, animatori delle pacifiche virtú, delle scienze, delle arti, padri de' loro popoli, cittadini coronati, l'aumento dell'autorità de' quali forma la felicità de' sudditi perché toglie quell'intermediario dispotismo piú crudele, perché men sicuro, da cui venivano soffogati i voti sempre sinceri del popolo e sempre fausti quando posson giungere al trono! Se essi, dico, lascian sussistere le antiche leggi, ciò nasce dalla difficoltà infinita di togliere dagli errori la venerata ruggine di molti secoli, ciò è un motivo per i cittadini illuminati di desiderare con maggiore ardore il continuo accrescimento della loro autorità.

Woa!

Al Pacino immenso!


20 colpi di spazzola


Le notizie che giungono dall'altra parte dell'oceano dovrebbero suggerire ai nostalgici delle leggi di emergenza di casa nostra qualche cautela in più, credo.

martedì 13 novembre 2007

Quanto dura Massimo Bordin?

Ho letto con interesse l'intervista pubblicata sull'ultimo numero di LibMagazine a Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale. Più che un'intervista a me suona come un testamento e se ho imparato a leggere le questioni interne ai radicali, è appena scattato un cronometro... tic... tac....tic... tac... tic... tac.

lunedì 12 novembre 2007

dieci, cento, mille volte il rugby

Se mi chiedessero di scegliere tra il calcio e il rugby sceglierei dieci, cento, mille volte il rugby.

L'uccisione del giovane tifoso laziale non ha nulla a che vedere con il calcio? Forse si, forse no. Naturalmante, se ci sono state responsabilità o negligenze da parte dell'agente di polizia che ha sparato, è giusto che emergano con chiarezza. E' pur vero però vero che non ho mai sentito di "tifosi" di rugby che se le danno di santa ragione in una piazzola dell'autostrada o che mettono a ferro e fuoco una città. Sarà forse perché l'aggressività nel rugby non resta sotto traccia, ma si manifesta in maniera esplicita e si consuma solo sul campo? Sarà forse perché i seguaci di questo sport sono quasi sempre anche dei praticanti, forgiati a una scuola di disciplina e lealtà che non ammette deroghe? Lascio alla sociologia sportiva l'ardua sentenza. Ma io so già che se mi chiedessero di scegliere tra il calcio e il rugby sceglierei dieci, cento, mille volte il rugby.

venerdì 9 novembre 2007

Il vaticano veste Prada















Su un emendamento che aveva come oggetto l’eliminazione della norma che esenta dal pagamento dell’Ici gli immobili COMMERCIALI della Chiesa, DICO COMMERCIALI, non oratori, asili e opere di carità, COMMERCIALI (alberghi, ristoranti, librerie, negozi), solo 12 dei 300 senatori presenti al voto hanno votato a favore: 48 astenuti e 240 contrari. Mi pare il momento giusto per guardare insieme questo filmatino.


martedì 6 novembre 2007

Una stronzata colossale
















Emma Bonino ha recentemente dichiarato che la proposta di riduzione del numero dei ministri e sottosegretari dall'attuale livello (record di ogni tempo) è una "stronzata colossale". L'argomentazione portata a sostegno della tesi è che non se ne può più di spacchettare e riunire ministeri, che ci sono voluti mesi e mesi di lavoro per separare le competenze del commercio internazionale dal Ministero delle Attività produttive, che con questo modo di fare è solo un fare e disfare sterile che non permette all'Italia di portare avanti mai nulla. Vero.

Ma avrei preferito che quest'argomentazione fosse portata avanti anche quando è stato tirato fuori dal cilindro il dicastero che Emma tanto sapientemente amministra. Chiedo troppo? Ammetto di si.

Allora, in subordine, avrei tanto preferito non sentir bollare la proposta di riduzione del tasso di ipertrofismo clientelare che ammorba, uccide e paralizza l'azione della macchina amministrativa italiana come "una stronzata colossale". Un classico caso in cui a star zitti si sarebbe fatto un minor danno. E chi mi conosce, sa che la critica non viene da un detrattore.

lunedì 29 ottobre 2007

Decidere va dillà?

Recenti indiscrezioni di stampa e alcuni blogs informati danno per certo il "passaggio" di Daniele Capezzone e del suo neonato Decidere.net dal centro sinistra dei "buoni a niente" al centro destra dei "capaci di tutto" (i virgolettati sono di Marco Pannella). Sospendiamo il giudizio in attesa di sapere a che "prezzo" è avvenuto il trasferimento, ma temiamo che faccia la fine dei salmoni di Della Vedova: un seggio, magari un incarico, ma nessuna garanzia sui programmi.

Nel frattempo, diqquà, Veltroni, forse, non si schiera a favore del sistema tedesco né di nessun altro modello, ma dichiara di voler “ricercare il punto di convergenza più ampio sia tra noi ma anche tra tutte le forze politiche”.

Di questo passo, forse, tra una cinquantina d’anni avremo una legge elettorale che ci garantisce un minimo di governabilità e potremo provare a superare il prodotto interno lordo delle isole Tonga.

Il problema che mi assilla è che dai primi anni novanta - periodo in cui davvero l’italia poteva affrancarsi dall’immobilismo ideologista in cui la guerra fredda prima e gli anni 70-80 poi l’avevano relegata - quello che poteva succedere in chiave di innovazione ed ammodernamento del paese non è mai successo (più per colpa di Berlusconi che del centrosinistra, direi).

E così ci ritroviamo a distanza di quindici anni a parlare di riforme istituzionali e di sistemi elettorali. Ciò che mi preoccupa di più - è che non sembra indignare e preoccupare più che 4 gatti in Italia - è che mentre qui discutiamo buttando nel cesso decenni di opportunità di progresso economico e sociale, uno come Sarkozy è in grado di fare in un mese (nel bene e nel male, poco importa) quello che noi qui non riusciremmo a fare neppure in dieci anni, né da destra né da sinistra.

venerdì 26 ottobre 2007

Le foto della vergogna

Purtroppo, mentre l’inviato dell’ONU va e viene, mentre Aung San Suu Kyi viene prelevata e fatta vedere alle telecamere di tutto il mondo per tenere buona l’opinione pubblica mondiale, la carneficina va avanti indisturbata.

martedì 16 ottobre 2007

Una cosa che dovremmo imparare dai Cinesi

Lo scarso seguito delle iniziative tese a boicottare le prossime Olimpiadi e le timidissime reazioni dell'ONU e dei principali paesi occidentali, nonché le quasi inesistenti pressioni esercitate sul governo cinese in relazione alle crisi del Darfur e della Birmania dimostrano che una cosa, una sola cosa e forse anche solo quella, la dovremmo imparare dai cinesi, che quando vogliono far capire al mondo come la pensano su determinate questioni, non si fanno grandi scrupoli e non la mandano a dire neppure agli Americani.

A scanso di equivoci...si parla di metodo. Nel merito, ovviamente sono felice che gli Stati Uniti abbiano dimostrato fermezza nel procedere senza indugi al riconoscimento al Dalai Lama.

martedì 9 ottobre 2007

Si al burqa del prefetto di Treviso

L'ultimo insulto alla legalità e allo stato di diritto viene dal prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli, che ha ritenuto di dover ingnorare la legge 152/75 , che non consente di andare in giro a volto coperto. L'ennesimo esempio di un relativismo culturale che produce soltanto ambiguità e favori al fondamentalismo religioso, invece di mettere in primo piano il rispetto delle regole per tutti, belli e brutti. E quello che più sorprende, Rosi Bindi è d'accordo.

giovedì 27 settembre 2007

Una canzone per i monaci birmani

Perchè possiate resistere alla violenza e alla brutalità del regime militare. Perchè possiate vincere con le armi della non violenza per la pace e la libertà del popolo Birmano.

mercoledì 26 settembre 2007

Forza ragazzi

Scatti NicPic dalla Birmania.


martedì 25 settembre 2007

Io ci sarò

29 settembre, un altro fisco è possibile
Decidere.net propone un altro importante appuntamento. Il 29 settembre, al Teatro Angelicum di Milano, dalle ore 9.45 alle 13.00 si terrà un convegno su due dei cantieri principali delle 13 proposte per una politica ad alta velocità: flat tax al 20% e federalismo competitivo.


Ecco un primo quadro degli interventi previsti:
Annibale Chiriaco, Franco Debenedetti, Paolo Del Debbio, Benedetto Della Vedova, Maurizio Del Tenno, Leonardo Facco, Oscar Giannino, Salvatore Grillo, Antonio Martino, Alberto Mingardi, Giancarlo Pagliarini, Francesco Pasquali, Claudio Privitera, Daniele Capezzone.

I punti in discussione:

1. Fisco: tassa piatta al 20% . La rivoluzione fiscale è possibile
Passaggio progressivo, in 5 anni, ad un'aliquota unica (flat tax) del 20%. Il costo è coperto da una riduzione della spesa pubblica (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito) dell'1% annuo (5% in 5 anni), il che equivale a dire riduzione della spesa pubblica complessiva, calcolata in rapporto al Pil, dello 0,4% annuo (2% in 5 anni, dal 51 al 49%).

Va osservato che:

a. queste stime non tengono conto dell'assai verosimile effetto di recupero di gettito legato all'emersione di nuova base imponibile;

b. all'aliquota unica si arriverebbe per gradi, per cui fino all'entrata a regime (fino al 5° anno), i costi annualizzati sarebbero anche inferiori;

c. va prevista una rimodulazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, nonché della no tax area, al fine di assicurare il rispetto del principio di progressività sancito dall' art.53 della Costituzione (riduzione delle detrazioni e delle deduzioni per le fasce di reddito più alte, e aumento per le fasce più basse)

2. Federalismo fiscale e competitivo

Puntiamo a:

  • un significativo trasferimento della potestà impositiva dal livello centrale a quello periferico;
  • -possibilità anche di pervenire a diversità di livelli di pressione fiscale locale nei diversi territori, per favorire la competizione

domenica 23 settembre 2007

Forza viola, abbasso i gobbi!!

Solo a Firenze si sarebbe potuti arrivare a cotanta arte goliardica.

venerdì 21 settembre 2007

22 Settembre: P-Day

Una marcia per le pensioni. Un P-Day un po' più costruttivo e un po' meno demagogico del liberatorio ma sterile V-Day di Beppe Grillo.


Perché - Per dare un futuro alle pensioni e per dire "no" alla controriforma recentemente annunciata dal governo (sotto dettatura della sinistra comunista e del sindacato). Al contrario di quanto accade nei maggiori paesi occidentali, dove tenendo conto delle tendenze demografiche l'età pensionabile sale, qui da noi vogliono impiegare risorse pubbliche per abbassare l'età pensionabile, tagliando fuori le nuove generazioni. Peggio ancora, la gran parte del costo (3,6 miliardi su 10) graverà sulle spalle dei lavoratori flessibili, che subiranno l'aumento dei propri contributi previdenziali fino al 26,5 %. In sostanza, un giovane, ad esempio un 25enne, dovrà versare un quarto del suo stipendio in contributi per pagare la pensione ad un 58enne. Un padre farebbe firmare una cambiale al figlio per andare in pensione a 58 anni?

Dove - Appuntamento alle ore 16 in Piazza della Rotonda (Pantheon), a Roma, dove si terranno alcuni interventi. Poi, al termine degli interventi, si partirà dal Pantheon verso Piazza Fiume, passando per la sede della CGIL in Corso Italia.

Organizzazioni che hanno già aderito - Forza Italia Giovani, Riformatori Liberali, Federazione giovanile I socialisti italiani, Circoli del Buon Governo, Giovani D.C., Nuovo Movimento Giovani Socialisti - Nuovo Psi, Giovani Socialisti del Nuovo Psi di Caldoro, Federazione giovanile repubblicana, Partito Liberale Italiano, Riformismo oggi, Menostato.it, TuaPensione.it, Unione per le libertà, Competere, Istituto Bruno Leoni, TocqueVille.it, Coalizione Generaziona le, Movimento Giovanitaliani, Partito Giovani, Alternativa studentesca, Destra liberale italiana, Movimento libertario, Italia 2020, Lombardia Domani, Liberali Lombardi, Radicali Italiani.

Interventi programmati - Annibale Chiriaco (Vicepresidente della Confederazione europea dei giovani imprenditori, Yes for Europe), Benedetto Della Vedova (Presidente Riformatori Liberali), Maurizio Del Tenno (Presidente Giovani Confartigianato), Michel Martone (Docente di Diritto del Lavoro, Luiss e Università di Teramo), Maurizio Sacconi (senatore Forza Italia), Giancarlo Pagliarini, Stefano De Luca< /st1:personname> (segr. PLI), Donato Robilotta (cons. reg. Lazio), Daniele Capezzone, Presidente Commissione Attività Produttive, Giancarlo Pagliarini

Interverranno anche i responsabili dei movimenti che hanno aderito alla manifestazione. Per ora, siamo in grado di segnalare gli interventi di: Francesco Pasquali (segretario generale FI giovani), Beatrice Lorenzin (coordinatrice nazionale FI giovani), Nicola Formichella (Responsabile nazionale Circoli del Buon Governo), Nicola Carnovale (segr naz. Federazione giovanile Socialisti Italiani), Lorenzo Pirrotta (portavoce naz ionale Nuovo Movimento Giovani Socialisti – Nuovo PSI), Giovanni Postorino (Fed. Giovani Repubblicani), Claudia Baldari (Giovani Socialisti del Nuovo Psi di Caldoro), Luca Bolognini (Coalizione generazionale), Marcello Lala (Riformismo Oggi).

Parlamentari e altri aderenti - Italo Bocchino (dep. AN), Francesco Brusco (dep. FI), Battista Caligiuri (dep. FI), Fabrizio Cicchitto (dep. FI), Gianfranco Conte (dep. FI), Guido Crosetto (dep. FI), Benedetto Della Vedova (dep. FI), Giovanni Dell'Elce (dep. FI), Marcello Dell'Utri (sen. FI), Antonio Del Pennino (sen. PRI), Elisabetta Gardini (dep. FI), Maurizio Gasparri (dep. AN), Gaspare Giudice (dep. FI), Gianfranco Ugo Maria Grimaldi (dep. FI), Giorgio Jannone (dep. FI), Giorgio Lainati (dep. FI), Donato Lamorte (dep. AN), Bruno Murgia (deputato An), Enrico Nan (dep. FI), Osvaldo Napoli (dep. FI), Giuseppe Palumbo (dep. FI), Marco Pannella (eurodep. ALDE), Nino Paravia (sen. AN), Mario Pepe (dep. FI), Stefania Prestigiacomo (dep. FI), Piero Testoni (dep. FI), Mario Valducci (dep. FI), (Giuliano Cazzola, Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni), Paolo Messa (Formiche), Angelo Mellone (Fare Futuro), Giulio Di Donato (Riformismo Oggi), Maria Giovanna Maglie (editorialista), Giordano Bruno Guerri.

Nasce Decidere.tv - www.decidere.tv accende le telecamere per la prima volta il 22 settembre per seguire in diretta a Roma la manifestazione organizzata da Daniele Capezzone “Marcia per la tua pensione. Nuove generazioni tagliate fuori?”. Decidere.tv è un progetto di video discussione altamente “democratico” ideato da Daniele Capezzone e Bruno Pellegrini, e realizzato da TheBlogTv, la prima televisione “user generated content” che raggruppa i migliori vloggers nel panorama europeo.

Si tratta di una piattaforma di confronto dal basso dove ognuno si potrà esprimere liberamente senza nessun filtro o censure seguendo lo spirito e i principi dello UGC e della partecipazione politica diretta. Decidere.tv si affianca a decidere.net e a decidere-radio aggiungendo la specificità dei video e permettendo così di offrire agli utenti un reale polo multimediale.

Per poter far parte della video community gli utenti dovranno registrarsi sul sito e caricare i propri video in base all’argomento di maggior interesse, ogni settimana Daniele Capezzone lancerà un tema principale scelto all’interno di sei aree:

1) L’Italia ad alta velocità: rubriche di economia e politica
2) La “Società della Scelta” per scuola, sanità e università
3) Hyde Park Video Corner: sfogatoio telematico
4) Overland: sguardi sul mondo
5) Terzo tempo: rubrica di sport
6) Sotto i riflettori: rubrica di cinema, musica e spettacolo

Oltre allo scambio di opinioni e al confronto tra gli utenti, una volta a settimana ci sarà un incontro-dibattito in diretta dove Daniele Capezzone risponderà a tutti i video messaggi lasciati durante la settimana e colloquierà in diretta con la community.

Decidere Radio Ogni giorno un nuovo programma, un palinsesto tanto di approfondimento quanto musicale. Un modo per leggere le notizie della giornata accompagnati dalle voci di Decidere.net. La rassegna stampa di Decidere.net, già dalle 9,00 dal lunedi al venerdi con Pietro Paganini, Vittorio Pezzuto, Luca Martinelli, Giuliano Gennaio e Federico Punzi. Gli speciali musicali di Salvatore Ferraro ogni martedi e giovedi. Contro(e)vento, l'editoriale di Andrea Giuliano, ogni mercoledi alle 11.30. La rassegna stampa di Marco Taradash in UndiciMinuti alle 11.00. E poi ancora Governo Ombra, con Enrico Gagliardi e Alessandro Marchetti, le interviste di DecidereRadio, ogni giorno alle 14, e gli appuntamenti di Decidere.net in onda solo su www.decidere.net