mercoledì 26 dicembre 2007

Lettere dalla Birmania: si fa presto a dire embargo

VI AUGURO TANTISSIMI!!! E VI AUGURO CHE SARESTE CONTENTI AL NUOVO ANNO.

A ME STO SPERENDO AL BABBO NATALE QUELLO CHE MI DIA LE CARAMELLE. AVETE GIA' CAPITO LA NOSTRA SITUASIONE,COMUNQUE I BIRMANI SONO SINCERI. ORA TUTTI I PAESI OCCIDENTALI CI BLOCANO TUTTO CIO' ALLA FINE CI SENTIAMO LA DIFFICOLTA' DI GUADAGNARE PER LORO INVECE NO!!! SONO I RICCI DEL MONDO. QUNDI POSSONO STARE SENZA DIFFICOLTA'.
NON MI PREOCCUPATE,RIESCO A PASSARLA PERO' LA MAGGIORANZA NON PUO'.
ALLORA DITE CHE IL MYANMAR E' BEL PAESE CON LA GENTE SINCERO, PER FAVORE RINGRAZIO DI RICORDARMI E SCRIVERMI.

VOSTRO

CHIT KO KO
DA MOLTO LONTANO

Buone feste

domenica 23 dicembre 2007

Cronaca fotografica di una bella serata di musica

Da destra a sinistra: Andrea Griminelli, Jacopo cognato violinaro, Ian Anderson, Claudia (foto NicPic).

Questo invece è il mio ciddì, che finirà in una teca sotto vuoto.
Per un assaggio della colonna sonora, cliccare qui.

venerdì 21 dicembre 2007

Votate, votate, votate

Quarto Blogger Photo Contest

non vi dico niente, fate voi... se volete essere ancora miei amici...mi conoscete da poco e non volete rovinare una potenziale bella amicizia?

Si scherza eh?


Piove denaro su un governo ladro

Un'altro fiume di denaro sta per finire nei conti dell'autorità palestinese, senza che alcuna garanzia sia stata chiesta per un utilizzo dei fondi adeguato a tirare fuori la Palestina dal sottosviluppo strumentale in cui da decenni viene mantenuta dai suoi stessi governanti.

Fiamma Nirenstein - Il Giornale, 20 Dicembre 2007

I soldi degli aiuti internazionali non hanno mai portato più moderazione fra i palestinesi, né li hanno aiutati a inventarsi un desiderio di emancipazione liberale che ne facesse un popolo produttivo, e quindi proiettato verso un futuro di pace. E nemmeno hanno comprato uno Stato, che si può ottenere solo se si è pronti a tutti i sacrifici, specie nel campo del controllo del terrorismo e dell’abbandono delle utopie, che i palestinesi non sembrano volere affrontare.
Tutta la retorica che ha circondato la conferenza di Parigi conclusasi domenica, in cui la World Bank e 90 Paesi hanno raccolto per i palestinesi quasi sette miliardi e mezzo di dollari contro i cinque e seicento milioni che si volevano mettere insieme, non riesce a coprire l’incertezza che fa ombra al risultato quantitativo. Innanzitutto, possiamo sbagliarci, ma poiché i Paesi arabi moderati non hanno interesse, come hanno dimostrato più volte, a far infuriare Hamas, che è in contatto con tutte le forze estremiste all’opera nei loro Paesi, sia l’Egitto che l’Arabia Saudita che il Khatar e tutti gli emirati, che l’Algeria, il Libano, prima di firmare gli assegni probabilmente faranno passare un bel po’ di tempo.

Guardando poi alla storia, il passato dimostra che ci sono cose che il denaro non può comprare: Arafat ricevette più di 6 miliardi e mezzo di dollari per l’Autorità palestinese, e l’uso che ne ha fatto è noto: pare che questo denaro, unito ad altre donazioni private, sia servito quasi esclusivamente per aumentare i suoi conti in banca e quelli dei suoi uomini. Un articolo del 2005 dell’autorevole Transatlantic Monthly valuta a sette miliardi il denaro rubato dalle casse palestinese dalla classe dirigente di Fatah, e suppone che Arafat abbia forse preso direttamente i 900 milioni in assistenza internazionale consegnati fra il 1995 e il 2000.
Come è noto, questo flusso enorme di denaro non ha affatto indotto moderazione, se è vero che proprio nel settembre del 2000 cominciò la terribile Intifada dei terroristi suicidi. Tony Blair, star della nuova fase del processo di pace, ha certo ragione quando afferma che c’è un rapporto diretto fra fra speranza e sicurezza: ma nel caso palestinese forse è il caso di pensare che la speranza dei palestinesi è stata sempre dirottata dalla leadership e dalla deriva islamista da un futuro in cui è possibile conquistare un Stato a fianco di Israele, a un orizzonte impossibile, quello della sparizione dello Stato d’Israele.
Realisticamente, occorre considerare che i palestinesi hanno ricevuto fra il 1993 e il 2002 quattro miliardi in aiuti, ciò che rende la cifra ricevuta pro capite di 214 dollari, ovvero la maggiore rispetto a quella ricevuta da qualsiasi altro popolo. Questo non ha aiutato, per esempio, a evitare l’avvento al potere di Hamas a Gaza, né ha condotto a più miti consigli sul piano, per esempio, del ritorno dei profughi, una richiesta che tutti sanno essere sinonimo della distruzione dello Stato d’Israele. Ma sembra che a noi donatori, incuranti dei risultati, non importi altro che la dimostrazione del nostro buon cuore: perché l’anno successivo alla presa del potere da parte di Hamas, gli aiuti sono aumentati di un miliardo e dieci milioni, ovvero del 10 per cento. Eppure, ciò dimostra che i palestinesi non hanno investito su se stessi, anche se i fondi sono aumentati, il reddito pro capite è declinato nel 2006 dell’8 per cento.
È vero che oggi Abu Mazen, persona ben diversa da Arafat, ha tutto l’interesse a far tesoro del denaro promesso perché con esso deve mantenere il potere (cosa cui Arafat non doveva pensare, e conseguentemente agiva al di fuori di ogni vincolo) e deve anche riconquistare Gaza: ma intanto, la sua lotta contro l’incitamento non è chiara, per cui le forze estreme anche all’interno della Cisgiordania possono creare una situazione in cui di fatto ogni sforzo economico venga rovinato da un sottinteso belligerante, in cui il domani vittorioso resta più importante di un oggi industrioso.
In secondo luogo in pochissimi dentro Fatah ritengono che Salam Fayyad, il primo ministro onesto, l’esperto economista, vero garante per i donatori, verrà nel prossimo futuro risparmiato dalle invidie e dall’aggressività. Fayyad è tanto più a rischio in quanto per risanare i servizi pubblici enfiati dalla corruzione dovrebbe attuare licenziamenti e pulizie nell’ambito di una riforma dell’Autorità palestinese cui pensa da tempo e che cerca di mettere in atto fra indicibili problemi.
Insomma il denaro può aiutare se c’è la volontà di farlo fruttare: qui i palestinesi sul campo, salvo un ristretto gruppo a contatto con Fayyad, prevedono di nuovo una situazione di rapina da parte dei gruppi dirigenti, una distribuzione interna alle gerarchie, una serie di megaprogetti surreali come i fastosi palazzi dei ministeri degli Affari sociali, delle Finanze e la sede del Fatah in progetto a Ramallah, simulacro di uno Stato che può arrivare solo se i palestinesi lo vorranno veramente, a fianco di Israele e non nel mondo dei sogni comprendente anche il territorio dello Stato ebraico, cosa che per ora non è apparsa neppure nei discorsi di Abu Mazen ad Annapolis. E se tutti i soldi che stanno per rovesciarsi sulla Cisgiordania non andranno a buon fine, è chiaro che il risultato sarà un’altra ondata di violenza.

giovedì 20 dicembre 2007

Citazioni

Scrivere è un dono, ti ci puoi applicare, puoi fare corsi di scrittura, puoi affaticarti la vista sui libri. Ma arriva sempre il giorno in cui ti imbatti in uno scritto con il quale stabilisci da subito un'insolita affinità, che ti rapisce e ti accompagna leggero dall'inizio alla fine, componendo nella tua mente immagini fatte di parole. E poi, quando sei alla fine del percorso ti fa dire "si, si...è proprio così, tutte queste cose, un po' disordinatamente, io le ho sempre pensate, ma senza riuscire a renderle così intense, così vivide". Ecco, oggi è uno di quei giorni.

Da Aronne (il blog di M.F.)

Quello che si dimentica è che l'Italia fu fatta con l'uncinetto e alcuni pezzi di terra. Terra che è stoffa pregiata e i cui valori pochi nonni ricordano e ancora meno nipoti ereditano. Si appiccicarono ciminiere sulle stalle ancora piene di armenti e si costrinse il contadino ad arare col tornio. Una politica mai forte ma sempre ossequiosa stretta tra l'Est e l'Ovest, tra il Nord e il Sud, tra il ricco e il povero. Una politica non ancora mediterranea che volle essere atlantica. Un paese in cui, oggi come ieri, industrialotti più feudatari che manager auspicano una politica economica autarchica e marciano contro le imprese globali straniere. Hanno la meglio su una politica debole che figlia del tripartitismo, ha interpretato male il bipolarismo e auspica di camuffare tutto sotto un'unica coperta di mille colori. Un arlecchino di idee senza programmi...


mercoledì 19 dicembre 2007

Quindici anni di battaglia contro la pena di morte

E' ufficiale: Crozza fa da ghost writer a Veltroni

Roma, 17 dic. - (Adnkronos) - ''La cosa che mi piacerebbe di piu' e' che le proposte di Air France e Air One si incrociassero. Per garantire la forza di un soggetto come Air France e la forza di un soggetto finanziario come banca Intesa, e al tempo stesso pero' il radicamento nel paese di una compagnia nazionale''. Cosi' il segretario del Pd, Walter Veltroni, interviene nel dibattito sul caso Alitalia in una intervista al 'Foglio'.

Io però questa volta non ci trovo un cazzo da ridere.

Addendum: e neppure questa fa ridere.


martedì 18 dicembre 2007

La pena di morte è in fin di vita

18 Dicembre 2007: la moratoria universale per la pena di morte è stata appena approvata all'Onu con larga maggioranza.


104 voti a favore
54 voti contrari
29 astenuti


Buon Natale.

Il nuovo che avanza

lunedì 17 dicembre 2007

Santa de ché ?

Finalmente si è scoperto che mestiere fa Daniela Santanché: lavora per l'Unità della Destra.

venerdì 14 dicembre 2007

giovedì 13 dicembre 2007

Wond'ring aloud


Wond'ring aloud
how we feel today.
Last night sipped the sunset
my hands in her hair.
We are our own saviours
as we start both our hearts beating life
into each other.

Wond'ring aloud
will the years treat us well.
As she floats in the kitchen,
I'm tasting the smell
of toast as the butter runs.
Then she comes, spilling crumbs on the bed
and I shake my head.
And it's only the giving
that makes you what you are.

mercoledì 12 dicembre 2007

Padroncini d'Italia

Ho sentito di recente Oscar Giannino prendere le parti degli autotrasportatori, che si lamentano della concorrenza (brutta parola) dei trasportatori stranieri, che non sarebbero soggetti alle medesime regole e controlli a cui si devono adeguare gli autotrasportatori italiani. Spesso mi sono trovato d'accordo con Giannino, e può anche darsi che alcune rivendicazioni siano legittime e condivisibili, ma questa volta non riesco a fare a meno di pensare a un dato: fatto cento il numero dei tragitti effettuati da un trasportatore italiano, il 40% di questi viene fatto a vuoto, senza carico alcuno. Come a dire che dei 575 milioni di Euro oggetto del contendere, 230 verranno spesi per pagare viaggi inutili. E traffico. E inquinamento.

Qualunque industria abituata a confrontarsi in base alle regole della concorrenza e non in base a quelle del quasi-monopolio, posta di fronte a cotanta prova di inefficienza, si rimboccherebbe le maniche per porvi rimedio, investirebbe in tecnologia e sistemi informativi utili a contenere gli sprechi, per permettere chessò a un camion di portare pomodori da Napoli a Bari alla mattina e frumento da Bari a Napoli alla sera. Oppure proverebbe a fare alleanze, acquisizioni, fusioni, perché si sa, quello della logistica è un settore dove le dimensioni contano.

Ma noi no. Noi siamo quelli delle ditte individuali. Noi siamo quelli che è molto più comodo chiedere i soldi per il gasolio, che per l'istituzione di una borsa elettronica della merce "trasporto". Noi siamo quelli che sulle nostre gomme viaggia oltre l'ottanta percento della merce consegnata ogni giorno in Italia. Noi siamo quelli che il trasporto ferroviario e marittimo ci fa una sega. Noi siamo quelli diventati così indispensabili, che se ci girano i coglioni vi mettiamo tutti in ginocchio nel giro di tre giorni.

Noi, siamo i padroncini d'Italia.

Bratwurst libero!

Ultimamente dico spesso che me ne vorrei andare dall'Italia.
Oggi faccio una pausa.

martedì 11 dicembre 2007

Spot

Silvio Viale Risponde di Astrid Nausicaa Maragò, Conversazione con il ministro Fabio Mussi di Michele Fronterrè, Il triangolo rosa di Luca Martinelli, Aldo Moro: Congetture ardite di Giuseppe Nitto, Paranoid-Park di Ciro Monacella, Dalai Lama e quote rosa di Ivrès Taverni, Arte delle donne di Monica Costa, Calamità permanente di Marzia Cangiano, ed altro.

www.libmagazine.eu

lunedì 10 dicembre 2007

Decembers foggy freeze

Quel violinista di mio cognato Jacopo suonerà il 22 dicembre a Reggio Emilia con questo signore qui sotto. Per chi fosse interessato, more to come...per chi invece non sapesse chi è Ian Anderson, peste lo colga! (mettere in pausa Radio NicPic sulla dx)


Sitting on a park bench
eyeing little girls with bad intent.
Snot running down his nose
greasy fingers smearing shabby clothes.
Drying in the cold sun
Watching as the frilly panties run.
Feeling like a dead duck
spitting out pieces of his broken luck.

Sun streaking cold
an old man wandering lonely.
Taking time
the only way he knows.
Leg hurting bad,
as he bends to pick a dog-end
he goes down to the bog
and warms his feet.

Feeling alone
the army's up the rode
salvation à la mode and
a cup of tea.
Aqualung my friend
don't start away uneasy
you poor old sod, you see, it's only me.
Do you still remember
December's foggy freeze
when the ice that
clings on to your beard is
screaming agony.
And you snatch your rattling last breaths
with deep-sea-diver sounds,
and the flowers bloom like
madness in the spring.

mercoledì 5 dicembre 2007

Chiuso per ferie

Lasciate un messaggio, vi risponderò al mio ritorno. Ma lasciatelo eh? Sennò ci resto male, ok? Io invece vi lascio un indizio (courtesy of Gianni Berengo Gardin).




Nani e ballerine


Le ballerine la prossima volta, oggi non ho tempo.

Forse neppure Voltaire darebbe la sua vita per costui

E chi son io di fronte a Voltaire?
(mettere in pausa Radio NicPic sulla destra per apprezzare al meglio)
(licensed by Marcoz)

martedì 4 dicembre 2007

Terzo tempo: memorie di un rugbista

Quando ho sentito la notizia mi sono cascate le braccia e ho dovuto guidare fino a casa con le ginocchia sul volante: la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deciso di prendere ad esempio la bella iniziativa di Firenze, decretando che al termine di ogni partita le squadre dovranno applaudirsi a vicenda come in una sorta di maldestro terzo tempo rugbistico.

"Che pena, che nostalgia ..." diceva una canzone di Lucio Dalla.

La mia prima esperienza di avvicinamento al rugby risale a oltre vent'anni fa: una fugace quanto ingloriosa esperienza da mediano di mischia in un campionato studentesco. Una squadra improvvisata in fretta e furia da un professore col pallino degli sport "diversi", una tattica di gioco incentrata su un unico basilare concetto: passa la palla a Valentino. Valentino era l'unico di noi che avesse l'esperienza del campo, l'unico con i gradi e le medaglie cuciti sulla pelle, l'unico abituato ad azzuffarsi nella melma del Giuriati, il campo dell'Amatori Milano. Un furetto indemoniato di un metro e settanta per ottanta chili che sparpagliava gli avversari sul campo come fossero birilli al bowling. Che sensazioni, che emozioni! La tecnica, gli schemi, i risultati: tutte cose di contorno. Noi eravamo lì per la squadra. Noi eravamo lì per non perdere neppure un secondo di quel senso di fratellanza che ci pervadeva dal primo all'ultimo minuto della partita, un'atmosfera magica che - sotto il peso della disciplina di uno sport severo - saldava insieme quindici ragazzi come fossero una cosa sola.

E poi il salto all'agonismo vero, quello tosto. Io avrei giocato mediano di mischia, dico. Assì? Beh, accomodati all'ala, dice lui. E fai quello che ti dico io: se mai ti arriva una palla, tu punta dritto alla bandierina e vola, nient'altro. Poi la mia prima trasferta in prima squadra, nel campionato di Rugby di serie B, e il mio primo "cappotto", un rituale sadico e ineluttabile, che voleva il debuttante convocato all'ultima fila del pulman con le braghe calate, mentre i compagni di squadra si fregavano certe mani che sembravan badili. E tu stavi lì e contraevi i muscoli, aspettando lo schiaffone successivo, coi denti stretti, senza neppure un gemito, cazzo! Perchè un rugbista non si lamenta e non molla mai. "Gnaca omo" dicevano in veneto, patria del rugby nostrano: non sei neanche un uomo se non sei capace di superare la prova.

Quella del "corridoio" a fine partita l'ho imparata con l'esempio del mio capitano e dei miei compagni più anziani, che dopo 80 minuti di scontri, si disponevano in due file parallele per applaudire e stringere la mano degli avversari, soprattutto a quelli a cui avevano avuto più "cose da dire" durante le fasi di gioco. Una legge cavalleresca non scritta, una consuetudine che ogni giovane giocatore di rugby assorbe per osmosi, respirandola negli spogliatoi insieme a zaffate di olio canforato ebbre di anticipazione, oppure nel silenzio denso e umido che segue ogni sconfitta. E poi il terzo tempo, che inizia col fischio dell'arbitro e si prolunga ovunque ci siano boccali di birra e cibo in quantità sufficiente per 30 energumeni vocianti e ricoperti di lividi.

E voi vorreste riuscire a creare tutto questo, imponendolo con una circolare?

Che pena, che nostalgia.

Spot

E' on-line il nuovo numero di LibMagazine!

Annapolis:
appuntamento con la storia

di Luca Martinelli

MolleIndustria risponde

di Astrid Nausicaa Maragò

Medaglie d'oro cinesi
di Cristina Marullo

Due complessi di Edipo?
di Ivrès Taverni

L'uovo di Natale

di Ciro Monacella

L'arte ludica di Munari
di Monica Costa

Veneto: libero sfogo
di Carlo Menegante

Orgia e castigo
di Sergio Sozi

Violenza corsiva
di Marzia Cangiano

www.libmagazine.eu


lunedì 3 dicembre 2007

Aps end dauns

Che Chavez fosse un dilettante, lo si sospettava da tempo. Adesso ne abbiamo la certezza. Del resto, qualche decennio di gavetta nel KGB non lo si può mica improvvisare, eh.

sabato 1 dicembre 2007

Aids: una grande truffa?

Nella giornata mondiale per la lotta all'AIDS vale la pena ricordare almeno una voce fuori dal coro, che fin dal 1987 denuncia il tentativo (riuscito) da parte di ricercatori, imprese farmaceutiche, governi e gerarchie ecclesiastiche di innescare una psicosi globale intorno ad una malattia che - stando alle previsioni dell'epoca - ci avrebbe dovuti uccidere tutti da tempo.