La controriforma della professione forense
E' stata approvata al Senato la "riforma" della professione forense. In base a quanto proposto dalle lobby degli avvocati, ecco le principali regole che allontanano ancora una volta il centro destra italiano dalla parola "libertà" di cui - da decenni - si fregiano:
1) Divieto di stabilire i compensi in base ai risultati (ti pago solo se mi fai ottenere un risarcimento). Gli effetti disastrosi di questo divieto sono che a) le persone con buone ragioni ma scarse disponibilità finanziarie saranno del tutto disincentivate dal far valere i propri diritti, a tutto vantaggio e stimolo dei comportamenti e delle pratiche illegali e b) gli avvocati, come da sempre accade nel nostro sistema, avranno tutto l'interesse ad incoraggiare i propri clienti a portare avanti qualunque contenzioso, anche quelli con bassa probabilità di successo, perché questo dilata nel tempo i loro guadagni. Basti ricordare che in Italia ci sono oltre 6 milioni di processi civili pendenti.
2) Reintroduzione delle tariffe minime (abolite dal decreto Bersani), perché così i giovani avvocati siano costretti, invece di lanciarsi sul "mercato", a fare la fame per anni facendo fotocopie presso gli studi già avviati.
3) Divieto di costituzione di società per l'esercizio della professione, non sia mai che l'efficienza degli studi meglio organizzati possa dare qualche dispiacere ai "colleghi" meno intraprendenti.
Bastano questi tre elementi per far saltare agli occhi di chiunque che la normativa approvata è una CONTROriforma di carattere esclusivamente COR-PO-RA-TI-VO, che ricaccia l'Italia in una situazione di negazione delle più elementari norme di libertà di esercizio e di accesso ai servizi della professione forense.



2 Risposte:
Minchia che rientro!
quando ce vo' ce vo' ;)
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