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mercoledì 12 dicembre 2007

Padroncini d'Italia

Ho sentito di recente Oscar Giannino prendere le parti degli autotrasportatori, che si lamentano della concorrenza (brutta parola) dei trasportatori stranieri, che non sarebbero soggetti alle medesime regole e controlli a cui si devono adeguare gli autotrasportatori italiani. Spesso mi sono trovato d'accordo con Giannino, e può anche darsi che alcune rivendicazioni siano legittime e condivisibili, ma questa volta non riesco a fare a meno di pensare a un dato: fatto cento il numero dei tragitti effettuati da un trasportatore italiano, il 40% di questi viene fatto a vuoto, senza carico alcuno. Come a dire che dei 575 milioni di Euro oggetto del contendere, 230 verranno spesi per pagare viaggi inutili. E traffico. E inquinamento.

Qualunque industria abituata a confrontarsi in base alle regole della concorrenza e non in base a quelle del quasi-monopolio, posta di fronte a cotanta prova di inefficienza, si rimboccherebbe le maniche per porvi rimedio, investirebbe in tecnologia e sistemi informativi utili a contenere gli sprechi, per permettere chessò a un camion di portare pomodori da Napoli a Bari alla mattina e frumento da Bari a Napoli alla sera. Oppure proverebbe a fare alleanze, acquisizioni, fusioni, perché si sa, quello della logistica è un settore dove le dimensioni contano.

Ma noi no. Noi siamo quelli delle ditte individuali. Noi siamo quelli che è molto più comodo chiedere i soldi per il gasolio, che per l'istituzione di una borsa elettronica della merce "trasporto". Noi siamo quelli che sulle nostre gomme viaggia oltre l'ottanta percento della merce consegnata ogni giorno in Italia. Noi siamo quelli che il trasporto ferroviario e marittimo ci fa una sega. Noi siamo quelli diventati così indispensabili, che se ci girano i coglioni vi mettiamo tutti in ginocchio nel giro di tre giorni.

Noi, siamo i padroncini d'Italia.