Lo scissionista

RUTELLI, PROVE GENERALI DI TRAGHETTAMENTO

RUTELLI, PROVE GENERALI DI TRAGHETTAMENTO
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NicPic
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Argomenti: Anna Finocchiaro, dario franceschini, Francesco Rutelli, pd, testamento biologico
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2:08 PM
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Argomenti: binetti, ignazio marino, laicità, testamento biologico
E figuriamoci se Adriano Celentano poteva lasciarsi scappare un'occasione come quella di Eluana Englaro per dispensare il proprio verbo alle masse dalle colonne del corriere.
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8:17 AM
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Argomenti: accanimento terapeutico, celentano, eluana englaro, testamento biologico
Ieri sera, proprio nel giorno in cui la magistratura italiana dava finalmente una prova magnifica di rispetto della costituzione, prosciogliendo l'anestesista che aveva sedato Piero Welby prima di staccargli il respiratore, Giovanni Nuvoli si è spento nella sua casa di Alghero, dopo giorni interminabili di agonia. Solo perché un'altra pezzo di magistratura e di Stato non ne ha voluto sapere di avere un altro caso Welby con cui fare i conti.Giovanni Nuvoli è morto sotto sedazione dopo otto giorni di sospensione di cibo e acqua, due dei quali passati pienamente vigile e capace di intendere e di volere. Aveva accanto la moglie Maddalena costretta a vegliare il corpo già inerte del marito in attesa che si prosciugasse e morisse nella clandestinità a lei e a noi imposta.
Giovanni Nuvoli è morto in un modo indegno - come nemmeno un animale si tollererebbe morisse – per scelta obbligata dallo Stato italiano. Quando il medico anestesista radicale dell’Associazione Luca Coscioni, Tommaso Ciacca, su richiesta reiterata di Nuvoli, e dopo diverse visite di specialisti, si è recato a casa di Giovanni per praticare il distacco del respiratore sotto sedazione è stato fermato dalle forze dell’ordine su decisione della Procura e del Tribunale di Sassari.
L’Italia dei fautori della “buona tortura” contro la “buona morte” ha applaudito dal giornale della Conferenza Episcopale Italiana fino alla stampa locale sarda.
Una settimana dopo aver fermato Ciacca, quegli stessi “tutori della legge” si sono dovuti arrendere al coraggio e alla forza di un uomo che aveva già sofferto oltre quanto umanamente sopportabile e che perciò ha deciso di interrompere – fino alle estreme conseguenze - l’assunzione di cibo e di acqua. Invece di inchinarsi alla libera scelta di Nuvoli, come chiedono la Costituzione e il rispetto umano, consentendo al suo medico di intervenire con tutte le cautele e la “pietà” della scienza, lo Stato ha deciso che fosse meglio (eticamente? legalmente?) lasciarlo morire un po’ alla volta.
Tutti d’accordo: “giustizia” (quale?), forze dell’ordine (quali?), Sanità (quale?) e, sicuramente, parte del sistema dell’informazione (che aveva definito lo stesso Ciacca il “dottor morte”).
Seguendo la volontà di Nuvoli abbiamo in questi giorni accettato anche noi, come la moglie e chi lo amava, la consegna del silenzio. Abbiamo obbedito a Giovanni che ha accettato alcuni giorni di aggravamento clandestino della sua tortura come prezzo da pagare per non andare incontro a mesi, o anni, di ulteriore violenza e sequestro del proprio corpo. Ora Giovanni riposa in pace. Ma questo “prezzo” di infame violenza è responsabilità dello Stato italiano, delle azioni e omissioni di molti di questi giorni e mesi.
La lunga vicenda giudiziaria del caso Welby (poi invece conclusasi il 23 luglio col proscioglimento del dott. Mario Riccio perché il fatto non costituisce reato), è stata determinante per creare sufficiente paura e diserzione dagli obblighi professionali nei confronti di Giovanni Nuvoli: notai che non gli hanno riconosciuto la volontà o medici che hanno abbandonato il collegio costituito attorno al loro collega Ciacca. Grazie a Piergiorgio e Giovanni siamo oggi ancora più convinti di dover continuare la nostra lotta per impedire che troppi altri debbano subire torture e trattamenti disumani.
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NicPic
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12:23 PM
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Argomenti: accanimento terapeutico, associazione coscioni, eutanasia, giovanni nuvoli, piergiorgio welby, testamento biologico
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo poi sopprimerla negli altri, non appena sia possibile, in nome del principio clericale.