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lunedì 18 aprile 2011

Ogni riferimento non è casuale

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. 

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. 

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. 

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Elsa Morante

(Qualunque cosa tu abbia pensato, il testo è del 1945, e si riferisce a Mussolini.)

venerdì 18 dicembre 2009

Nostalgia

Non fatevi ingannare dal titolo di questo post. La nostalgia che provo non è certo per gli anni del fascismo, non è certo per le condizioni politiche che portarono Mussolini, dopo aver di fatto organizzato il delitto di Giacomo Matteotti nel giugno del 1924, ad annientare ogni residuo rigurgito di opposizione, pronunciando il celebre discorso del 3 gennaio 1925:

"Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!"

No. La nostalgia che provo - soprattutto quando accendo la televisione e mi capita di guardare un dibattito politico dei giorni nostri - è per lo spessore morale, la fierezza e la dignità dei grandi uomini e delle grandi donne che hanno fatto la storia dell'Italia democratica e antifascista. E quanta nostalgia.


Novembre 1930, Velia Matteotti scrive a Gaetano Salvemini.

"Le parli il cuore, di chi raccoglie e custodisce, giorno per giorno, tutte le disperse parole di un testamento sacro a noi e ai nostri figli. Le dica, il cuore, che ogni giorno si aggiunge a esso una nota, una memoria, il lento lavoro di chi solo crede e spera. E di chi, nel silenzio di se stesso, dalle forze che credeva distrutte, rileva la necessità di vivere e operare come può e come sa, ma con animo puro e forte. Voglia avere, almeno quel poco di consolazione, che un amico dona all'altro nel momento più duro. E pensare che, nel suo stesso culto vivono, vicini e lontani, morti e vivi, i migliori uomini che ancora rimangono."

lunedì 14 settembre 2009

Il migliore degli ultimi 150 anni

Vedremo.

Domani.

PS: casomai a qualcuno venisse in mente di dire che qui stiamo esagerando coi paragoni...abbiamo anche gli squadristi.