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lunedì 15 dicembre 2008

Aguzzate la vista

Proposta: innalzamento dell'età pensionabile per le donne, con equiparazione agli uomini (Italia quasi unica al mondo insieme a Messico, Polonia e Svizzera).

A Favore: Brunetta, i radicali (attuali e passati) e pochi altri.
Contro: Finocchiaro, Santanché, Mussolini, Meloni, D'Alema, Epifani, La Russa, Calderoli...

Domanda: dove stanno i riformatori e dove i conservatori di questo paese? Così...tanto per riflettere

venerdì 21 settembre 2007

22 Settembre: P-Day

Una marcia per le pensioni. Un P-Day un po' più costruttivo e un po' meno demagogico del liberatorio ma sterile V-Day di Beppe Grillo.


Perché - Per dare un futuro alle pensioni e per dire "no" alla controriforma recentemente annunciata dal governo (sotto dettatura della sinistra comunista e del sindacato). Al contrario di quanto accade nei maggiori paesi occidentali, dove tenendo conto delle tendenze demografiche l'età pensionabile sale, qui da noi vogliono impiegare risorse pubbliche per abbassare l'età pensionabile, tagliando fuori le nuove generazioni. Peggio ancora, la gran parte del costo (3,6 miliardi su 10) graverà sulle spalle dei lavoratori flessibili, che subiranno l'aumento dei propri contributi previdenziali fino al 26,5 %. In sostanza, un giovane, ad esempio un 25enne, dovrà versare un quarto del suo stipendio in contributi per pagare la pensione ad un 58enne. Un padre farebbe firmare una cambiale al figlio per andare in pensione a 58 anni?

Dove - Appuntamento alle ore 16 in Piazza della Rotonda (Pantheon), a Roma, dove si terranno alcuni interventi. Poi, al termine degli interventi, si partirà dal Pantheon verso Piazza Fiume, passando per la sede della CGIL in Corso Italia.

Organizzazioni che hanno già aderito - Forza Italia Giovani, Riformatori Liberali, Federazione giovanile I socialisti italiani, Circoli del Buon Governo, Giovani D.C., Nuovo Movimento Giovani Socialisti - Nuovo Psi, Giovani Socialisti del Nuovo Psi di Caldoro, Federazione giovanile repubblicana, Partito Liberale Italiano, Riformismo oggi, Menostato.it, TuaPensione.it, Unione per le libertà, Competere, Istituto Bruno Leoni, TocqueVille.it, Coalizione Generaziona le, Movimento Giovanitaliani, Partito Giovani, Alternativa studentesca, Destra liberale italiana, Movimento libertario, Italia 2020, Lombardia Domani, Liberali Lombardi, Radicali Italiani.

Interventi programmati - Annibale Chiriaco (Vicepresidente della Confederazione europea dei giovani imprenditori, Yes for Europe), Benedetto Della Vedova (Presidente Riformatori Liberali), Maurizio Del Tenno (Presidente Giovani Confartigianato), Michel Martone (Docente di Diritto del Lavoro, Luiss e Università di Teramo), Maurizio Sacconi (senatore Forza Italia), Giancarlo Pagliarini, Stefano De Luca< /st1:personname> (segr. PLI), Donato Robilotta (cons. reg. Lazio), Daniele Capezzone, Presidente Commissione Attività Produttive, Giancarlo Pagliarini

Interverranno anche i responsabili dei movimenti che hanno aderito alla manifestazione. Per ora, siamo in grado di segnalare gli interventi di: Francesco Pasquali (segretario generale FI giovani), Beatrice Lorenzin (coordinatrice nazionale FI giovani), Nicola Formichella (Responsabile nazionale Circoli del Buon Governo), Nicola Carnovale (segr naz. Federazione giovanile Socialisti Italiani), Lorenzo Pirrotta (portavoce naz ionale Nuovo Movimento Giovani Socialisti – Nuovo PSI), Giovanni Postorino (Fed. Giovani Repubblicani), Claudia Baldari (Giovani Socialisti del Nuovo Psi di Caldoro), Luca Bolognini (Coalizione generazionale), Marcello Lala (Riformismo Oggi).

Parlamentari e altri aderenti - Italo Bocchino (dep. AN), Francesco Brusco (dep. FI), Battista Caligiuri (dep. FI), Fabrizio Cicchitto (dep. FI), Gianfranco Conte (dep. FI), Guido Crosetto (dep. FI), Benedetto Della Vedova (dep. FI), Giovanni Dell'Elce (dep. FI), Marcello Dell'Utri (sen. FI), Antonio Del Pennino (sen. PRI), Elisabetta Gardini (dep. FI), Maurizio Gasparri (dep. AN), Gaspare Giudice (dep. FI), Gianfranco Ugo Maria Grimaldi (dep. FI), Giorgio Jannone (dep. FI), Giorgio Lainati (dep. FI), Donato Lamorte (dep. AN), Bruno Murgia (deputato An), Enrico Nan (dep. FI), Osvaldo Napoli (dep. FI), Giuseppe Palumbo (dep. FI), Marco Pannella (eurodep. ALDE), Nino Paravia (sen. AN), Mario Pepe (dep. FI), Stefania Prestigiacomo (dep. FI), Piero Testoni (dep. FI), Mario Valducci (dep. FI), (Giuliano Cazzola, Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni), Paolo Messa (Formiche), Angelo Mellone (Fare Futuro), Giulio Di Donato (Riformismo Oggi), Maria Giovanna Maglie (editorialista), Giordano Bruno Guerri.

Nasce Decidere.tv - www.decidere.tv accende le telecamere per la prima volta il 22 settembre per seguire in diretta a Roma la manifestazione organizzata da Daniele Capezzone “Marcia per la tua pensione. Nuove generazioni tagliate fuori?”. Decidere.tv è un progetto di video discussione altamente “democratico” ideato da Daniele Capezzone e Bruno Pellegrini, e realizzato da TheBlogTv, la prima televisione “user generated content” che raggruppa i migliori vloggers nel panorama europeo.

Si tratta di una piattaforma di confronto dal basso dove ognuno si potrà esprimere liberamente senza nessun filtro o censure seguendo lo spirito e i principi dello UGC e della partecipazione politica diretta. Decidere.tv si affianca a decidere.net e a decidere-radio aggiungendo la specificità dei video e permettendo così di offrire agli utenti un reale polo multimediale.

Per poter far parte della video community gli utenti dovranno registrarsi sul sito e caricare i propri video in base all’argomento di maggior interesse, ogni settimana Daniele Capezzone lancerà un tema principale scelto all’interno di sei aree:

1) L’Italia ad alta velocità: rubriche di economia e politica
2) La “Società della Scelta” per scuola, sanità e università
3) Hyde Park Video Corner: sfogatoio telematico
4) Overland: sguardi sul mondo
5) Terzo tempo: rubrica di sport
6) Sotto i riflettori: rubrica di cinema, musica e spettacolo

Oltre allo scambio di opinioni e al confronto tra gli utenti, una volta a settimana ci sarà un incontro-dibattito in diretta dove Daniele Capezzone risponderà a tutti i video messaggi lasciati durante la settimana e colloquierà in diretta con la community.

Decidere Radio Ogni giorno un nuovo programma, un palinsesto tanto di approfondimento quanto musicale. Un modo per leggere le notizie della giornata accompagnati dalle voci di Decidere.net. La rassegna stampa di Decidere.net, già dalle 9,00 dal lunedi al venerdi con Pietro Paganini, Vittorio Pezzuto, Luca Martinelli, Giuliano Gennaio e Federico Punzi. Gli speciali musicali di Salvatore Ferraro ogni martedi e giovedi. Contro(e)vento, l'editoriale di Andrea Giuliano, ogni mercoledi alle 11.30. La rassegna stampa di Marco Taradash in UndiciMinuti alle 11.00. E poi ancora Governo Ombra, con Enrico Gagliardi e Alessandro Marchetti, le interviste di DecidereRadio, ogni giorno alle 14, e gli appuntamenti di Decidere.net in onda solo su www.decidere.net

mercoledì 18 luglio 2007

Brava Emma

Emma Bonino ieri ha rimesso il suo mandato al Presidente Prodi per sottolineare l'assoluta incompatibilità di una forza liberale e riformatrice come quella dei Radicali con le scelte che il governo sembra voler prendere in tema di pensioni, dietro le pressioni esercitate dalla sinistra massimalista e dai sindacati, interessati esclusivamente a mantenere in essere i privilegi di pochi a scapito dei non garantiti e delle generazioni future.

Resta solo da chiedersi: stante la posizione espressa, c'era proprio bisogno di estromettere de-facto Capezzone dal partito per le sue posizioni di forte critica a Prodi?

Dove sta la differenza tra il gesto di Emma Bonino di oggi e la decisione di Daniele Capezzone - a suo tempo tanto deprecata proprio dalla Bonino - di non votare la fiducia su una finanziaria 2006 che nei fatti capovolgeva completamente gli obiettivi auspicati nel DPEF che l'aveva preceduta?

Questa mattina, durante la sua rassegna stampa, Massimo Bordin ha sottolineato che in politica contano anche i tempi con i quali vengono fatte determinate scelte, come a indicare che Capezzone avrebbe sbagliato non già nel merito, ma nella scelta del momento.

Sarà...ma i commenti del mainstream radicale da quei tempi e fino ai giorni scorsi non dicevano affatto questo.

lunedì 25 giugno 2007

Welfare, pensioni, scalone: come stanno le cose?

La eventuale abolizione dello scalone pensionistico da parte del Governo Prodi rappresenterebbe un grave errore, tale da compromettere irrimediabilmente la stabilità delle finanze pubbliche, il futuro delle fasce più deboli della popolazione - in particolare dei giovani e dei pensionati al minimo - e la costruzione di un sistema di ammortizzatori sociali di tipo universalistico, che persegua la liberazione dal bisogno integrando la necessaria flessibilità con politiche ispirate al modello del welfare to work, a partire dalla creazione di un “reddito minimo garantito”, come già previsto nel programma elettorale della Rosa nel Pugno. Il vero e proprio potere di veto, ideologico, che la corporazione sindacale e la sinistra comunista e massimalista, dentro e fuori dal governo, pretendono di esercitare, con la richiesta – la sola – di abolire lo “scalone”, fa leva sulla assoluta disinformazione che impedisce ai cittadini italiani di conoscere la reale situazione e l’importanza della posta in gioco.


La spesa pensionistica del nostro Paese assorbe circa il 15% del prodotto interno lordo, e i due terzi della spesa sociale sono assorbiti dalle pensioni. Mentre la vita media continua ad allungarsi, l’Italia, anche se non venisse toccato lo scalone, avrebbe l’età pensionabile più bassa tra i Paesi dell’Unione europea, 60 anni, oltre ad essere l’unico Paese a non avere almeno programmato la parificazione, proposta dal Ministro Bonino, del requisito anagrafico tra uomini e donne, con grave discriminazione nei confronti di queste ultime. Tutte le riforme che, sin dagli anni Novanta, sono intervenute sulla previdenza, da Amato, a Dini, a Maroni, sono andate nella direzione giusta, ma sono state accomunate da un errore grave, prevedendo condizioni di particolare favore per chi era più vicino alla pensione, e scaricando sistematicamente il loro peso sulle spalle delle generazioni più giovani, che si vedranno corrispondere pensioni da fame o non percepiranno alcuna pensione, mentre i loro contributi, una volta finiti nel calderone del bilancio dell’Inps (in cui sono ammessi trasferimenti da una gestione all’altra), vengono utilizzati per pagare le pensioni dei loro genitori. In questo modo, le premesse per un conflitto tra generazioni sono sempre più forti.


Coloro che oggi accusano lo scalone di iniquità, sono quei sindacati e quei partiti comunisti che, nella precedente legislatura, rifiutarono la sua entrata in vigore, allora possibile con maggiore gradualità, sin dal 2006, e ne imposero il rinvio al 2008. Per il bene delle future generazioni, non è più possibile proseguire nella politica dei rinvii, in una sorta di scaricabarile intergenerazionale, ma è necessario procedere sulla strada delle riforme. Il Presidente del Consiglio lasci che a parlare siano i dati, e che i dati vengano conosciuti: quello “scalone” che per Epifani, Angeletti, Bonanni, Ferrero, Damiano, Giordano, è divenuto il “nemico pubblico numero uno”, è stato, nei fatti accettato dagli uomini e dalle donne del nostro Paese. Nel 2006 le nuove pensioni effettivamente liquidate sono state inferiori di circa settemila unità rispetto a quanto preventivato dallo stesso ente previdenziale. Nessuna “corsa alla pensione”, quindi, di chi poteva rifugiarvisi; per contro, il sacrificio che si chiede a chi, non avendo alternative, dovrà attendere tre anni in più, vede nell’interesse generale, solo che sia conosciuto, una motivazione condivisibile anche da queste persone, che potranno comunque godere di un trattamento di gran lunga più vantaggioso rispetto a quello di cui beneficeranno i ventenni e i trentenni di oggi.


È necessario guardare in faccia la realtà: se verrà abolito lo scalone, ossia se si rinuncerà ai miliardi di euro, da 9 a 65, che lo scalone consentirebbe di risparmiare nei prossimi anni, l’unica strada per reperire le risorse necessarie al welfare sarà quella, dissennata, insostenibile, di un ulteriore aumento della pressione fiscale. La proposta che sin dal 3 aprile scorso abbiamo depositato in Parlamento (Atto Camera n. 2484), se approvata, scongiurerebbe questa eventualità: si prevede il mantenimento dello scalone e un ulteriore e graduale innalzamento dell’età pensionabile, al ritmo di “un anno ogni due”, fino a 65 anni per tutti, uomini e donne, entro il 2018; in tal modo si risparmierebbero, a regime, fino a 7 miliardi di euro ogni anno, da utilizzare per la contestuale riforma del welfare. Proseguire sulla strada tracciata dallo scalone vuol dire poter disporre, in tempi e ammontare certi, delle risorse disponibili per costruire quel sistema di welfare di tipo universalistico da sempre atteso in particolare dai più deboli, ma del quale non sono state ancora poste neppure le premesse. L’ipotesi di riforma della Cassa integrazione allo studio del ministro Damiano rischia, piuttosto, di perpetuare e di aggravare quel sistema, da sempre denunciato in totale solitudine dal movimento radicale, di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite che ha succhiato oltre 250mila miliardi di vecchie lire dalle casse dello Stato, senza che un solo posto di lavoro venisse salvato. Quella che si profila è la prosecuzione della “politica dei parcheggi”, con la difesa astratta di posti di lavoro ormai esistenti solo sulla carta, invece della difesa concreta dei lavoratori. L’alternativa, ancora una volta, è tra la riforma e la controriforma. Quanto sta accadendo sulle pensioni altro non è che la riproposizione della cronica incapacità dei governi di costringere le domande sociali all’interno delle risorse disponibili, incapacità che è stata il fattore decisivo nel determinare la formazione dell’enorme debito pubblico italiano, ossia della vera ipoteca che grava drammaticamente sulle generazioni presenti e future.


Solo se il governo – e tutti gli attori politici e sociali che ritengono doveroso impedire l’ulteriore declino dell’economia italiana - vorrà e saprà informare i cittadini della reale situazione, i veti irresponsabili dei sindacati e della sinistra comunista e massimalista potranno essere battuti con una politica liberale e riformatrice. In caso contrario, rischiamo tutti di andare a sbattere, il centrosinistra di essere escluso dal governo per molti anni, e il Paese di essere riconsegnato a un centrodestra illiberale, corporativo e conservatore, che non a caso sta accuratamente evitando di intervenire nello scontro in atto.

(risoluzione - primo firmatario Michele De Lucia - approvata all'unanimità dalla Direzione di Radicali Italiani riunitasi a Roma il 23 giugno)