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giovedì 28 maggio 2009

Parla con me

Chi mi conosce sa molto bene come la penso e cosa voterò alle prossime elezioni europee.
Bene, in un'epoca in cui la distanza tra i politici e la gente comune sembra incolmabile, c'è chi si comporta in modo del tutto diverso.

Avete Skype? No? C'è sempre MSN. Non avete MSN? Beh, c'è ancora gTalk. Non avete neppure gTalk? Eh insomma siete un po' indietro...ultima possibilità: Facebook.

Dalle 20.30 di questa sera Marco Cappato sarà a vostra disposizione per rispondere a qualsiasi domanda vogliate fargli sulla prossima tornata elettorale o sui programmi e sulle posizioni dei Radicali.

Cliccate qui per i dettagli dell'iniziativa.

mercoledì 4 luglio 2007

Decidere di cambiare?

Staremo a vedere...sulla carta i 13 punti non fanno una piega, ma il problema è che già si sono visti più e più volte nella massa delle proposte radicali che si sono affastellate (o dovrei dire affossate) negli anni, non ultimo il tentativo di riforma condensato nei famosi 20 referendum che furono quasi integralmente falcidiati dalla Corte Costituzionale. Ad ogni modo...un tentativo in più non può far male e chissà che questa volta i tempi siano maturi per portare a casa almeno qualcuno di questi obiettivi. Auguri Daniele.

lunedì 25 giugno 2007

Welfare, pensioni, scalone: come stanno le cose?

La eventuale abolizione dello scalone pensionistico da parte del Governo Prodi rappresenterebbe un grave errore, tale da compromettere irrimediabilmente la stabilità delle finanze pubbliche, il futuro delle fasce più deboli della popolazione - in particolare dei giovani e dei pensionati al minimo - e la costruzione di un sistema di ammortizzatori sociali di tipo universalistico, che persegua la liberazione dal bisogno integrando la necessaria flessibilità con politiche ispirate al modello del welfare to work, a partire dalla creazione di un “reddito minimo garantito”, come già previsto nel programma elettorale della Rosa nel Pugno. Il vero e proprio potere di veto, ideologico, che la corporazione sindacale e la sinistra comunista e massimalista, dentro e fuori dal governo, pretendono di esercitare, con la richiesta – la sola – di abolire lo “scalone”, fa leva sulla assoluta disinformazione che impedisce ai cittadini italiani di conoscere la reale situazione e l’importanza della posta in gioco.


La spesa pensionistica del nostro Paese assorbe circa il 15% del prodotto interno lordo, e i due terzi della spesa sociale sono assorbiti dalle pensioni. Mentre la vita media continua ad allungarsi, l’Italia, anche se non venisse toccato lo scalone, avrebbe l’età pensionabile più bassa tra i Paesi dell’Unione europea, 60 anni, oltre ad essere l’unico Paese a non avere almeno programmato la parificazione, proposta dal Ministro Bonino, del requisito anagrafico tra uomini e donne, con grave discriminazione nei confronti di queste ultime. Tutte le riforme che, sin dagli anni Novanta, sono intervenute sulla previdenza, da Amato, a Dini, a Maroni, sono andate nella direzione giusta, ma sono state accomunate da un errore grave, prevedendo condizioni di particolare favore per chi era più vicino alla pensione, e scaricando sistematicamente il loro peso sulle spalle delle generazioni più giovani, che si vedranno corrispondere pensioni da fame o non percepiranno alcuna pensione, mentre i loro contributi, una volta finiti nel calderone del bilancio dell’Inps (in cui sono ammessi trasferimenti da una gestione all’altra), vengono utilizzati per pagare le pensioni dei loro genitori. In questo modo, le premesse per un conflitto tra generazioni sono sempre più forti.


Coloro che oggi accusano lo scalone di iniquità, sono quei sindacati e quei partiti comunisti che, nella precedente legislatura, rifiutarono la sua entrata in vigore, allora possibile con maggiore gradualità, sin dal 2006, e ne imposero il rinvio al 2008. Per il bene delle future generazioni, non è più possibile proseguire nella politica dei rinvii, in una sorta di scaricabarile intergenerazionale, ma è necessario procedere sulla strada delle riforme. Il Presidente del Consiglio lasci che a parlare siano i dati, e che i dati vengano conosciuti: quello “scalone” che per Epifani, Angeletti, Bonanni, Ferrero, Damiano, Giordano, è divenuto il “nemico pubblico numero uno”, è stato, nei fatti accettato dagli uomini e dalle donne del nostro Paese. Nel 2006 le nuove pensioni effettivamente liquidate sono state inferiori di circa settemila unità rispetto a quanto preventivato dallo stesso ente previdenziale. Nessuna “corsa alla pensione”, quindi, di chi poteva rifugiarvisi; per contro, il sacrificio che si chiede a chi, non avendo alternative, dovrà attendere tre anni in più, vede nell’interesse generale, solo che sia conosciuto, una motivazione condivisibile anche da queste persone, che potranno comunque godere di un trattamento di gran lunga più vantaggioso rispetto a quello di cui beneficeranno i ventenni e i trentenni di oggi.


È necessario guardare in faccia la realtà: se verrà abolito lo scalone, ossia se si rinuncerà ai miliardi di euro, da 9 a 65, che lo scalone consentirebbe di risparmiare nei prossimi anni, l’unica strada per reperire le risorse necessarie al welfare sarà quella, dissennata, insostenibile, di un ulteriore aumento della pressione fiscale. La proposta che sin dal 3 aprile scorso abbiamo depositato in Parlamento (Atto Camera n. 2484), se approvata, scongiurerebbe questa eventualità: si prevede il mantenimento dello scalone e un ulteriore e graduale innalzamento dell’età pensionabile, al ritmo di “un anno ogni due”, fino a 65 anni per tutti, uomini e donne, entro il 2018; in tal modo si risparmierebbero, a regime, fino a 7 miliardi di euro ogni anno, da utilizzare per la contestuale riforma del welfare. Proseguire sulla strada tracciata dallo scalone vuol dire poter disporre, in tempi e ammontare certi, delle risorse disponibili per costruire quel sistema di welfare di tipo universalistico da sempre atteso in particolare dai più deboli, ma del quale non sono state ancora poste neppure le premesse. L’ipotesi di riforma della Cassa integrazione allo studio del ministro Damiano rischia, piuttosto, di perpetuare e di aggravare quel sistema, da sempre denunciato in totale solitudine dal movimento radicale, di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite che ha succhiato oltre 250mila miliardi di vecchie lire dalle casse dello Stato, senza che un solo posto di lavoro venisse salvato. Quella che si profila è la prosecuzione della “politica dei parcheggi”, con la difesa astratta di posti di lavoro ormai esistenti solo sulla carta, invece della difesa concreta dei lavoratori. L’alternativa, ancora una volta, è tra la riforma e la controriforma. Quanto sta accadendo sulle pensioni altro non è che la riproposizione della cronica incapacità dei governi di costringere le domande sociali all’interno delle risorse disponibili, incapacità che è stata il fattore decisivo nel determinare la formazione dell’enorme debito pubblico italiano, ossia della vera ipoteca che grava drammaticamente sulle generazioni presenti e future.


Solo se il governo – e tutti gli attori politici e sociali che ritengono doveroso impedire l’ulteriore declino dell’economia italiana - vorrà e saprà informare i cittadini della reale situazione, i veti irresponsabili dei sindacati e della sinistra comunista e massimalista potranno essere battuti con una politica liberale e riformatrice. In caso contrario, rischiamo tutti di andare a sbattere, il centrosinistra di essere escluso dal governo per molti anni, e il Paese di essere riconsegnato a un centrodestra illiberale, corporativo e conservatore, che non a caso sta accuratamente evitando di intervenire nello scontro in atto.

(risoluzione - primo firmatario Michele De Lucia - approvata all'unanimità dalla Direzione di Radicali Italiani riunitasi a Roma il 23 giugno)

martedì 19 giugno 2007

Pena di morte, accordo tra i ministri Ue

Raggiunto l'accordo tra i ventisette ministri europei. «Sono estremamente soddisfatto per la decisione del Consiglio Europeo di presentare alla prossima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite la proposta di moratoria delle esecuzioni capitali. E’ un grande successo dell’Italia, delle associazioni, di chi, come i Radicali, non ha mai cessato di battersi sulla questione, del Parlamento e del nostro Governo». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha affidato a una nota di Palazzo Chigi la soddisfazione per quello che considera un successo tutto italiano.


mercoledì 6 giugno 2007

Gulp!

Se fa effetto ad un americano....che effetto può fare a noi?
A parte il fatto che è una delle presentazioni più efficaci che io abbia mai visto...contiene una mole impressionante di esempi e dati sulla progressione di crescita di Cina e India. Se negli Stati Uniti sono preoccupati, qui in Italia che cosa dobbiamo fare?? La prossima volta che sentite dire a uno dei nostri politicanti che "l'Italia è un grande paese" , ricordatevi di questa presentazione.

martedì 5 giugno 2007

La democrazia in Russia

giovedì 31 maggio 2007

A che servono le comunità montane?

Domanda più che legittima, alla luce delle rivelazioni del recente libro di Rizzo e Stella sulla "CASTA" e sui privilegi del carrozzone politico in Italia.

Il testo della lettera che segue può aiutare a comprendere meglio il "CUI PRODEST" delle comunità montane, se non tutte, almeno di alcune...

LETTERA DI MARIO RAPONI (GIA’ PRESIDENTE DELLA XII COMUNITA’ MONTANA) A SERGIO D’ELIA PRIMO FIRMATARIO DELLA PROPOSTA DI LEGGE “SOPPRESSIONE DELLE COMUNITA’ MONTANE”

Oggetto: Comunità montana: carrozzone inutile!!!

Quale ex Presidente della XII Comunità Montana “Monti Ernici” della Regione Lazio, mi permetto di inserirmi sommessamente nel dibattito in atto circa l’esistenza della Comunità Montana messa in discussione da due deputati, On. Sergio D’Elia e On. Maurizio Turco, che ne propongono la soppressione.

A differenza di qualche voce contraria alla proposta di legge e di qualche alzata di ingegno a difesa dell’ente in questione, per motivi facilmente comprensibili, io sento il forte desiderio di plaudire all’iniziativa dei due deputati proprio in virtù dell’esperienza diretta maturata all’interno dell’ente in esame.

La Comunità Montana non è soltanto un ente non necessario, come definito dalla Corte costituzionale, ma costituisce un ente socialmente inutile al punto che le popolazioni rappresentate non si sono mai accorte della sua esistenza.

Per quanto mi riguarda, ho sempre sostenuto e sostengo che è un ente che doveva abortire già ancor prima di nascere, perché nacque in un momento di “vacche grasse” al solo fine di appagare gli appetiti di quei politici che non trovavano sistemazione negli enti pubblici di antica istituzione.

A scanso di equivoci devo precisare che tale mio convincimento risale a tempi non sospetti, e cioè quando, venti anni or sono, investito della carica di Presidente della XII Comunità Montana, capìi che stavo dirigendo un ente ingessato e atipico, funzionale solo al clientelismo politico e assai poco alla soluzione di problematiche sociali, e ne chiesi la soppressione in un incontro alla Pisana tra Consiglio regionale e UNCEM Lazio di cui facevo parte.

Mi auguro sentitamente che tale proposta di legge venga approvata e sia l’inizio di una feconda stagione caratterizzata dalla soppressione di tanti altri enti inutili, che qui evito di elencare, ma che sono ben noti ad una classe politica famelica e poco interessata al bene comune.

Così facendo si risanerebbero le finanze pubbliche dissanguate convogliando più risorse verso quei cittadini più deboli e bisognosi di cui si riempiono la bocca i nostri politici nei “bla-bla-bla-“ delle passerelle politiche televisive.

Con l’auspicata soppressione della Comunità Montana, le indefinite funzioni e le fumose competenze potranno essere svolte più adeguatamente dai Comuni e dalle Province senza alcun problema, tranne il disappunto e l’amarezza, pur comprensibili, di qualche piccolo notabile locale che rimarrebbe disoccupato!!

A conclusione di questo mio modesto contributo al dibattito in corso, dico ai due deputati: “avanti tutta”, anche scuotendo le coscienze dei cittadini ormai logori e rassegnati dinanzi all’ineluttabile destino di questa amata Italia in mano a grosse bande di predatori di ogni risma. E per agevolare il lavoro di depauperamento delle casse pubbliche, la Politica ha deciso formalmente di svincolare l’iter della spesa pubblica da ogni controllo, sia di merito che di legittimità, concedendo carta bianca ai disinvolti amministratori pubblici assai inclini alla spesa facile e riservando alla Corte dei Conti il solo compito di “abbaiare alla luna”.

Distinti saluti.

Mario Raponi

(già Presidente della XII Comunità Montana)

Monte San Giovanni Campano (FR), 05.05.2007

giovedì 17 maggio 2007

40.000 (blow)jobs


Che dire...geniale è dire poco. Alzi la mano chi conosceva la candidata al senato belga Tania Derveaux e il suo partito prima che venisse lanciata la campagna in oggetto. Se non altro non sarà difficile verificare a posteriori se le promesse elettorali sono state mantenute...

Comunque ho scritto alla protagonista puntualizzando un piccolo errore nel testo inglese, che avrebbe potuto portare a conseguenze drammatiche. Ecco il carteggio:

-----Original Message-----
From: NEE [mailto:info@NEE-Antwerpen.be]
Sent: giovedì 17 maggio 2007 15.29
To: Nicola
Subject: Re: Congratulations

Nicola schreef:
Is it

"I will give 40,000 blowjobs to anyone who requests one on this page"

or

"I will give A BLOWJOB to anyone who requests one on this page"

You better rephrase the concept, as the difference is not to be underweighted!!

Cheers from Italy and congratulations...great marketing move!!

Nicola



Dear Nicola

Yes, indeed it is only one blowjob per person who signs up, sorry for the confusion there and thanks for pointing it out. ;)

(The blowjob campaign in itself is a satire though, so in the end no blowjobs will actually be given.)

Regards,
Tania Derveaux

mercoledì 16 maggio 2007

Il family day, i taxi ed i tranelli dell'inferenza statistica

Copio-incollo qui sotto l’ennesimo brillante intervento di Luigi Castaldi da Lib Magazine. A guardare le famiglie in piazza S. Giovanni lo scorso 12 Maggio vien quasi da pensare che quello fosse un campione rappresentativo della famiglia italiana media. Ma ad una più attenta analisi dei dati ISTAT, chi si è spaccato la testa all’università sui libri di statistica dovrebbe ricordare che la scelta del campione è determinante per trarre delle inferenze che abbiano un minimo di significato. E quello sceso in piazza a San Giovanni, checché ne abbiano detto i TIGGI’, è tutto fuorchè un campione rappresentativo.

EFFETTO TAXI - DI LUIGI CASTALDI

Tempo fa – non molto tempo fa, ricorderete – i tassisti protestarono contro un decreto del governo che in qualche misura avrebbe liberalizzato il comparto, togliendo loro di fatto alcuni privilegi ed esclusive. Mai visti tanti taxi in strada come quella volta: per chi è solito lamentarsi di non riuscire mai a trovarne uno quando ne ha bisogno, fu un vero schiaffo morale. Al Family Day sembrerebbe non essere accaduto altrimenti: in Piazza San Giovanni c’erano un sacco di quelle famiglie che, quando un istituto demoscopico le cerca, non le trova.

Per esempio, la media nazionale è di 1,3 figli a coppia, ma in Piazza San Giovanni – stando alle interviste mandate in onda da tutte le tv – la media era di 3 (il minimo, secondo il cardinal Trujillo, per poter dire cristiana una famiglia), con punte di 6 e 7 figli a coppia, e il Tg2 ha vinto la caccia alla mamma più prolifica beccandone una che ne ha sgravati 11, famiglia cristianissima. Una volta, famiglie così erano la regola, ed erano il midollo della nazione, sicché al decimo figlio il Duce ti chiamava a Roma e ti premiava di persona. Ora, invece, la nazione è smidollata, anche se gli istituti demografici usano altri termini: calo dei matrimoni, in special modo di quelli religiosi; sensibile incremento delle separazioni e dei divorzi; aumento progressivo delle coppie di fatto e dei figli nati fuori dal matrimonio; bassa natalità. Insomma, le cosiddette famiglie tradizionali sembravano essere tutte in Piazza San Giovanni, il 12 maggio, a tutelare privilegi ed esclusive: effetto-taxi, sembravano il Paese.

Un milione e mezzo di persone, ha detto il sindacalista che ha organizzato la manifestazione, parola di sindacalista; duecentocinquantamila, ha detto la Questura, parola di Questura. In ogni caso, s’è trattato di uno sforzo immane e di una spesa enorme – per dire solo una, 3.000 pullman che hanno imbarcato a gratis, perché a un padre di famiglia numerosa non si poteva mica chiedere di pagare di tasca sua la gita a Roma – pagava la parrocchia. E infatti in Piazza San Giovanni c’è stato effetto-taxi pure per i preti: tanti, tantissimi, mentre da decenni se ne lamenta una gran penuria. D’altronde, era necessario: la transumanza del gregge cattolico implica da sempre un gran daffare per i pastori.

Qui, sperando che il lettore non accusi vertigine, cambierei registro. La Chiesa cattolica italiana ha voluto mostrare i muscoli alla politica italiana, ce ne fosse stato ancora bisogno: una “protesta di popolo”, una Vandea de noantri, contro un decreto legge – quello sui Dico – che comunque mai avrebbe avuto speranza di passare al Senato. Concentrandolo e amplificandolo grazie al mezzo mediatico – l’effetto-taxi che ci mostra ogni domenica il pienone in Piazza San Pietro mentre le chiese continuano ad esser vuote da decenni – è stato esibito un modello di famiglia che si vorrebbe far intendere sia d’una maggioranza silenziosa, che invece è sempre più di una minoranza, e sempre più rumorosa. Rumorosa fino al punto da esibire, tra i propri campioni, qualcuno col cartello “Dio, Patria e Famiglia”, il poco che il fascismo seppe spremere dal Concordato. Cinica quanto basta per usare i propri figli, “adoperarli – come ha ben scritto Vittorio Zucconi su la Repubblica – come teneri randelli da pestare in testa a coloro che non ne hanno, che non ne vogliono, che non ne hanno potuti avere, che li hanno perduti o che li hanno avuti in maniera «non naturale»”.

E la politica italiana? Intimorito dai muscoli, il centro-destra (fatta eccezione per Biondi, Della Vedova e Cicchitto); intimorito, ma mantenendo un minimo di aplomb, il centro-sinistra (fatta eccezione per Udeur e parte post-democristiana del Pd, intimorite quanto il centro-destra). Questa è la politica italiana dopo il Family Day, e non c’era bisogno di una conferma.

martedì 15 maggio 2007

Lasciate che i bimbi vengano a me

Un documentario della BBC dell'ottobre 2006 (che forse non vedremo mai in Italia) richiama il celebre "Crimen Sollicitationis" del 1962 e un documento dell'allora cardinale Ratzinger del 2001, che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.

Il Crimen Sollicitationis fu trasmesso ai vescovi cattolici di tutto il mondo, con la raccomandazione di conservarlo all'interno della cassaforte della chiesa ed istruiva i vescovi sulle modalità di gestione dei casi in cui i preti effettuavano proposte a sfondo sessuale dal confessionale. Non solo, trattava anche di "qualunque atto osceno...con minori di qualunque sesso" ed imponeva un giuramento di segretezza alle giovani vittime, ai preti oggetto delle accuse e a qualsiasi testimone. Rompere tale giuramento avrebbe avuto come conseguenza la scomunica da parte della Chiesa Cattolica. Nel suo reportage per il programma "Panorama", Colm O'Gorman presenta i casi di sette preti accusati di abusi su minori che vivono all'interno o nelle vicinanze della Città del Vaticano.

Uno di questi preti, Padre Joseph Henn, è stato incriminato per 13 accuse di molestie da un grand jury negli Stati Uniti.

Durante le riprese del reportage di Panorama, dal titolo "Crimini sessuali e il Vaticano", Colm ha scoperto che Padre Henn si sta opponendo ad una serie di ordini di estradizione dal quartier generale del suo ordine religioso all'interno del Vaticano.

Il Vaticano non gli ha intimato di ritornare in America per affrontare le accuse che gli sono state rivolte.

Dopo le riprese, Padre Henn ha perso la sua battaglia contro l'estradizione, ma è fuggito dal Vaticano e si ritiene che si nasconda in Italia, dove esiste un mandato internazionale di cattura nei suoi confronti.

Colm O'Gorman (il giornalista) fu stuprato da un prete cattolico nella diocesi di Ferns, nel Wexford in Irlanda quando aveva 14 anni.

Padre Fortune fu accusato per 66 volte di aggressioni a sfondo sessuale e di un'altro grave episodio di molestia sessuale relativo a otto ragazzi, ma si suicidò poco prima del processo.

Colm iniziò le sue indagini con la BBC nel marzo del 2002, portando alle dimissioni Brendan Comiskey, il vescovo della diocesi di Ferns e provocando una indagine governativa che portò alla creazione del "rapporto su Ferns".

Questo fu pubblicato nell'ottobre del 2005 e dimostrò l'esistenza di "una cultura di paura dello scandalo e di omertà che porta i vescovi ad anteporre gli interessi della Chiesa Cattolica alla sicurezza dei minori."

La Chiesa Cattolica ha 50 millioni di bambini nella sue congregazioni a livello mondiale e non esiste alcuna politica di protezione universale dei minori, anche se in UK esiste il "Catholic Office for the Protection of Children & Vulnerable Adults" (Ufficio Cattolico per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili).

In molte nazioni questo significa di fatto che il Crimen Sollicitationis è l'unica politica applicata.

Il Vaticano si è rifiutato ripetutamente di rispondere alle richieste fatte da "Panorama" di rispondere su uno qualsiasi dei casi mostrati nel documentario.

lunedì 14 maggio 2007

Oggi mi sento Turco

Non mi piace abbandonarmi alla sindrome dell’Italiano che vede sempre l’erba delle altre nazioni più verde della propria…ma questa volta non ce la faccio proprio.

Oggi mi sento turco: quasi 2 milioni di persone sono scese in piazza a Smirne per difendere la laicità dello Stato. Da noi invece c'è gente che la pensa così.

sabato 12 maggio 2007

Accadeva 30 anni fa


















12 Maggio 1977
Giorgiana Masi, un'attivista del Partito Radicale viene uccisa a Roma. Immagini e filmati hanno poi dimostrato inconfutabilmente che oscuri personaggi si aggiravano indisturbati da ore con la pistola in pugno.

mercoledì 2 maggio 2007

Se questo è terrorismo

Andrea Rivera al concerto del 1° Maggio 2007 ha detto:«Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. È giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni».

martedì 24 aprile 2007

Medz Yeghern - Il grande Male


Oggi è il 24 Aprile, un giorno che in Italia significa poco, ma che per la diaspora Armena di tutto il mondo è noto come il giorno commemorativo del Medz Yeghern (il Grande Male). Il 24 Aprile 1915, centinaia di attivisti e rappresentanti della comunità culturale ed intellettuale Armena furono prelevati e trucidati dal governo Ottomano, dando così inizio al secondo genocidio armeno. Per chi ha voglia, la versione inglese di Wikipedia è ancora più dettagliata. Ancora oggi il governo di Ankara, nonostante siano passati quasi cento anni e nonostante il processo di modernizzazione del paese determinato fin dagli anni '20 da Kemal Ataturk, non è stato in grado di ammettere le proprie responsabilità. E questo, più che l'appartenenza alla religione islamica, è un grande ostacolo all'integrazione della Turchia nella comunità Europea.

venerdì 20 aprile 2007

Blair, Zapatero, Scalfarotto?

La prima volta che mi sono imbattuto in Ivan Scalfarotto mi sono fatto la domanda che forse molti altri si sono fatti: chi cavolo è questo che si presenta alle primarie dell’Unione?? Poi l’ho sentito intervistato a Radio 24 e mi ha fatto una gran bella impressione: l’impressione del liberale progressista, il tipo di persona alla quale affiderei volentieri il governo del mio paese, anche ora, subito, a quarant’anni, come Blair, come Zapatero, quando sono andati al governo la prima volta. Adesso che ho letto queste cose sono ancora più interessato a vedere cosa potrà fare una persona come lui nel nascente Partito Democratico.

mercoledì 18 aprile 2007

Perchè in Italia non investe più nessuno












Perchè indipendentemente dalle stagioni politiche e dai suoi leader, in Italia abbiamo maturato l'errata concezione che la competitività delle grandi (per modo di dire) e piccole imprese e l'occupazione potessero essere difese intervenendo ad hoc con misure di corto respiro sul fronte monetario, legislativo o di semplice pressing istituzionale ogniqualvolta il "bene" dell'industria nazionale fosse sotto attacco dall'estero. Con poche eccezioni, fino all'avvento dell'euro, gli imprenditori italiani non sapevano neppure cosa significasse essere efficienti e competere sui mercati internazionali grazie alle armi dell'innovazione e della qualità. Era sufficiente una nuova svalutazione monetaria (nel caso della Fiat anche qualche milione di ore di cassa integrazione addossate allo stato e magari un incentivo alla rottamazione) per dare immediatamente nuovo impulso alle esportazioni italiane, posticipando ancora una volta le necessarie azioni di ammodernamento, sia a livello di imprese che di sistema paese. Con l'avvento dell'Euro e delle regolamentazioni europee le cose sono cambiate drasticamente e gli imprenditori italiani, non più protetti artificialmente, hanno sentito pesantemente e repentinamente l'effetto della competizione globale sui propri bilanci, cominciando finalmente a lavorare per riorganizzare ed innovare i propri schemi produttivi e manageriali. Il tentativo di mantenere italiana la Telecom da parte di questo governo segue ancora una volta la stessa illusione che sia sufficiente mantenere il controllo in Italia per garantire un futuro all'azienda e ai suoi lavoratori. Con Alitalia ci siamo arrivati obtorto collo e dopo quindici anni di perdite ininterrotte e migliaia di miliardi accollati ai bilanci pubblici, che forse era il caso di privatizzare. Ma la lezione non è stata mica ben digerita: con le Ferrovie stiamo facendo lo stesso da decenni e le perdite le si pagano a piè di lista senza che si possa mai identificare il responsabile di questo stato di cose. AT&T è la compagnia di telecomunicazioni più grande del mondo e aveva messo gli occhi su Telecom Italia. Con le opportune regole e con un'autority delle telecomuniazioni forte e davvero degna di tale nome si poteva garantire all'Italia finalmente quello che le serve per crescere e ammodernarsi: investimenti sulla rete. Invece no. E' bastata qualche settimana di teatrino dei nostri politici per farli scappare a gambe levate. Telecom resterà di Tronchetti o passerà di mano al prossimo raider italiota che utilizzerà i grassi profitti della telefonia per pagarsi gli interessi sui debiti fatti per acquisirla, invece di investire in innovazione.

venerdì 13 aprile 2007

Beppe Grillo a Chinatown

Cito dal blog di Beppe Grillo: "E allora integriamoli e proibiamo i ghetti. In un quartiere non deve poter vivere più di una certa percentuale di nordafricani, di cinesi, di filippini, insieme agli italiani. Lo stesso nelle scuole. E chi arriva deve volersi integrare, imparare la nostra lingua, sventolare la nostra bandiera."

Se questa non è demagogia pura, che cos'è???

GRILLOOOO! Lasciatelo dire con Totò:
MA MI FACCIA IL PIACERE!!!!!!!!!

L'integrazione la si ottiene con le regole condivise e applicate equamente tra italiani, cinesi, filippini e magrebini, e non buttando lì a caso prescrizioni autoritarie e antiliberali come quelle che hai scritto. Quel "deve volersi integrare" è un po' duro da imporre e forse invece dovrebbe essere guadagnato con il rigore e la serietà di una civiltà democratica che non ammette eccezioni o zone franche.

giovedì 12 aprile 2007

Contraddizioni stridenti

C'è posto per tutti a questo mondo?
A sentire alcuni si, a sentire altri...NO.



venerdì 23 marzo 2007

Giornata internazionale dell'acqua: una FARSA

Un interessante contributo a quale sia il vero problema, non già la disponibilità di acqua, ma il numero dei bevitori assetati!

martedì 20 marzo 2007

Broadcast HIM