Visualizzazione post con etichetta riforme. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riforme. Mostra tutti i post

lunedì 31 gennaio 2011

Liberare l'Italia

1. Abolire la legge Finanziaria
La legge finanziaria – e con essa il Dpef – oggi è un provvedimento omnibus, che manca di chiarezza e trasparenza. Bisogna trasformarla in una vera e semplice legge di bilancio, come negli altri paesi, facendo venir meno il clima da assalto alla diligenza che ne caratterizza la presentazione.

2. Semplificare il fisco
Il sistema fiscale è troppo pesante, complesso e progressivo. Per semplificare il rapporto del cittadino con l’erario e ridurre la pressione fiscale bisogna introdurre le seguenti aliquote: no tax area fino a 8 mila euro di reddito; 20 per cento fino a 20 mila, 25 per cento da 20 a 70 mila, 33 per cento oltre 70 mila.

3. Una no tax region al Sud
Bisogna sostituire gli aiuti a pioggia con esenzioni fiscali per attrarre investimenti. In primo luogo, si tratta quindi di azzerare le imposte sul reddito delle imprese che investono al Sud. Flat tax del 10 per cento per gli stranieri che decidono di porre la loro residenza in una regione meridionale.

4. Legge Biagi nella PA
Estendere la legge Biagi al settore pubblico vuol dire garantire la flessibilità che è premessa indispensabile dell’efficienza. Applicare la Biagi alla PA risponde anche a un principio di equità: non v’è ragione di trattare i dipendenti privati e pubblici in modo differente.

5. Un testo unico sul lavoro
Bisogna procedere a una massiccia serie di abrogazioni che portino a un testo unico sul lavoro che disegni una modulazione delle tutele secondo l’ottica dei cerchi concentrici (a partire da un nucleo fondamentale di diritti applicabili a tutti i rapporti di lavoro).

6. Abolizione dell’Inail
La sicurezza può essere affrontata solo in un’ottica. Premi assicurativi basati su una classificazione dei rischi sono cruciali per favorire le imprese virtuose e penalizzare quelle che espongono i dipendenti a rischi elevati. Bisogna aprire i servizi Inail e privatizzare l’ente.

7. No al valore legale del titolo di studio
L’abolizione del valore legale del titolo di studio è il primo, indispensabile passo verso una vera concorrenza nel sistema universitario. Il valore legale ha favorito la proliferazione delle sedi universitarie e il parallelo abbassamento della qualità.

8. Finanziamento dell’educazione
Per costruire una scuola di qualità, è prioritario restituire libertà di scelta alle famiglie: a ogni studente va assegnato un valore medio annuo, che sarà trasferito dallo Stato, alla sede scolastica o universitaria effettivamente frequentata, sia essa pubblica o privata.

9. Concorrenza nella sanità
Si propongono meccanismi di compartecipazione e di articolazione dell’impegno dei soggetti pubblici e privati, in forma individuale e associativa, superando le strozzature di una regolamentazione inefficace e mobilitando così risorse finanziarie e organizzative.

10. Privatizzazioni
Si propone di procedere alla totale cessione delle abitazioni di proprietà pubblica e al blocco di ogni iniziativa diretta degli enti pubblici nell’ambito dell’edilizia residenziale; utilizzando le risorse ottenuto dalla cessione degli immobili per distribuire aiuti monetari per le famiglie in difficoltà.

11. Liberalizzare i servizi pubblici locali
Vietare da subito l’affidamento in house e imporre il principio della gara. Gli enti locali devono privatizzare le imprese di cui detengono quote, spesso maggioritarie. Bisogna ridurre i trasferimenti erariali ai comuni azionisti, destinando il risparmio all’abbattimento del debito.

12. Certezza dell’autorizzazione
Introdurre un periodo di negoziazione obbligatoria tra imprese e stakeholder dopo il rilascio dell’autorizzazione. Poi saranno drasticamente limitate le possibilità di emettere sospensive, in modo da disincentivare ricorsi e ridurre il volume della litigation ingiustificata.

Per approfondire: QUI.

lunedì 29 ottobre 2007

Decidere va dillà?

Recenti indiscrezioni di stampa e alcuni blogs informati danno per certo il "passaggio" di Daniele Capezzone e del suo neonato Decidere.net dal centro sinistra dei "buoni a niente" al centro destra dei "capaci di tutto" (i virgolettati sono di Marco Pannella). Sospendiamo il giudizio in attesa di sapere a che "prezzo" è avvenuto il trasferimento, ma temiamo che faccia la fine dei salmoni di Della Vedova: un seggio, magari un incarico, ma nessuna garanzia sui programmi.

Nel frattempo, diqquà, Veltroni, forse, non si schiera a favore del sistema tedesco né di nessun altro modello, ma dichiara di voler “ricercare il punto di convergenza più ampio sia tra noi ma anche tra tutte le forze politiche”.

Di questo passo, forse, tra una cinquantina d’anni avremo una legge elettorale che ci garantisce un minimo di governabilità e potremo provare a superare il prodotto interno lordo delle isole Tonga.

Il problema che mi assilla è che dai primi anni novanta - periodo in cui davvero l’italia poteva affrancarsi dall’immobilismo ideologista in cui la guerra fredda prima e gli anni 70-80 poi l’avevano relegata - quello che poteva succedere in chiave di innovazione ed ammodernamento del paese non è mai successo (più per colpa di Berlusconi che del centrosinistra, direi).

E così ci ritroviamo a distanza di quindici anni a parlare di riforme istituzionali e di sistemi elettorali. Ciò che mi preoccupa di più - è che non sembra indignare e preoccupare più che 4 gatti in Italia - è che mentre qui discutiamo buttando nel cesso decenni di opportunità di progresso economico e sociale, uno come Sarkozy è in grado di fare in un mese (nel bene e nel male, poco importa) quello che noi qui non riusciremmo a fare neppure in dieci anni, né da destra né da sinistra.