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lunedì 22 settembre 2008

Continuavano a chiamarlo democratico

Recentemente, durante il discorso di chiusura di Obama alla convention democratica, il simpatico Uolter è stato intervistato da un giornalista che, evidentemente obnubilato dall'atmosfera della libera stampa ammerregana, gli aveva chiesto se il PD intendesse in futuro adottare il medesimo sistema di primarie "aperte" come avviene in america da sempre. Ovviamente Uolter si è ben guardato dal rispondere.
In questi giorni, dopo la farsa dell'esclusione di Di Pietro e Pannella dalle primarie del PD che hanno decretatato l'incoronazione di Uolter, si ripresenta più o meno la medesima situazione per l'elezione del segretario dei giovani del PD: le regole per l'elezione non è dato di conoscerle, la data delle medesime elezioni neppure. Si sa però, ma niente di ufficiale eh, che entro un paio di giorni i candidati dovranno presentare ben 600 firme, raccolte in almeno 5 regioni italiane., però guardacaso il sito del PD non dice nulla in merito.

Insomma, vi risparmio i dettagli, se volete potete leggere tutto dall'amico Metilparaben, che è decisamente più paziente e minuzioso nella descrizione della questione, oppure direttamente sul blog di Giulia Innocenzi, che sta cercando disperatamente di candidarsi. Se poi avete dai 14 ai 29 anni, potete raccogliere le firme nella vostra zona per Giulia. Qui il modulo.

Io, per quel che mi riguarda, vista la passione Veltroniana per il cinema, (a quanto pare trasmessa anche alla giovane figlia), gli dedico questa locandina.



giovedì 6 marzo 2008

Un tram chiamato desiderio


I radicali hanno negoziato duramente per cercare di avere lo stesso trattamento riservato ad Antonio di Pietro. Gli è stato detto di no. Così come è stato opposto un veto preventivo alle candidature di Marco Pannella e Sergio d'Elia. Come contropartita hanno chiesto ed ottenuto la garanzia che avrebbero avuto nove eletti sicuri, un ministero per Emma Bonino, visibilità adeguata in campagna elettorale e una quota di rimborsi elettorali che altrimenti - non presentando liste proprie - non avrebbero ottenuto. Queste erano le condizioni poste dai radicali per un accordo. Tutto alla luce del sole, com'è d'abitudine dalle parti di Torre Argentina. Queste sono le condizioni che il Partito Democratico si era impegnato a rispettare.

Oggi, il Partito Democratico - nei fatti - viene meno ai propri accordi, collocando alcuni dei candidati radicali in posizioni che non ne garantiscono l'elezione certa, Valter Veltroni dice che una contesa elettorale non è un tram sul quale si possano prenotare dei posti, riscuotendo applausi ed approvazione da quelli che "il solito Pannella, ve l'avevamo detto", di quelli che "i radicali non sono come quelli di una volta, stavolta esagerano", quelli che "gli strumenti della lotta non violenta dovrebbero essere usati per questioni più nobili che non delle poltrone".


La verità è una sola: in Italia non frega un cazzo a nessuno del rispetto delle regole, della legalità, degli accordi presi.

E allora sù! Tutti sul tram, mi raccomando sorridete, dimostrate entusiasmo, non ci rovinate la festa con quelle facce da funerale e fatevi fottere per bene una buona volta!

mercoledì 2 gennaio 2008

Sparigli, Veltroni, sparigli!

Caro Sig. Veltroni,

le scrivo, ma ci tengo a dirle che lei non mi piace neanche un po'. E non nutro neanche alcuna speranza che quello che sto per dire in questo misero blogguccio possa essere ascoltato o ancor meno, che possa avere speranza di realizzarsi.

Ma tant'è, credo che ci siano momenti (di disperazione?) nella vita, in cui si debba smettere di far di conto per seguire l'impeto dei propri pensieri senza porsi più di tante domande, ché sennò che vita grigia sarebbe?

Leggo questa mattina che la senatrice Binetti minaccia di votare con Forza Italia sulla questione aborto, furbescamente sollevata dall'ateo devoto Ferrara sulla scia della moratoria universale per le esecuzioni capitali, prontamente ripresa dal Cardinale Ruini e altrettanto prontamente raccolta dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. Lei mi dirà: stavolta che c'entro io, scriva alla Binetti, scriva a Bondi, scriva a Ruini. E invece scrivo a lei, come segretario del Piddì, il Partito che dovrebbe (fin'ora il condizionale è d'obbligo) rappresentare le mie idee e quelle di tutti quegli italiani che desiderano far fare a questo paese un passo avanti verso la modernità e fuori dalla polvere.

Sparigli Veltroni, sparigli! Dica alla Binetti che può accomodarsi accanto a Bondi e Ruini, perché quella è la sua collocazione, non dentro il suo partito. Tra i diritti delle coppie di fatto e delle madri e la "sensibilità" dei cattolici, si batta con convinzione sempre e soltanto per i primi. Se proprio deve baciare le mani ai porporati, almeno segua l'esempio di Alberto Sordi fino in fondo.



Sparigli, Veltroni, sparigli! Dica a gran voce a quel blocco male assortito di conservatori dello status quo, rappresentato da comunisti, sindacati, leghisti, forzitalioti e anche da molti dei suoi, che il tempo per Alitalia è scaduto da anni, che nessun paese al mondo accetterebbe - dopo vent'anni di dissesti finanziari e di amministrazione dissennata - di fare finta di privatizzare, cedendo l'azienda ad un gruppo imprenditoriale esposto agli influssi malefici di quello stesso potere politico che ne ha determinato il fallimento.

Sparigli Veltroni, sparigli! Faccia una scelta di campo netta e abbandoni quel suo modo di fare mellifluo, tutto infarcito di "volemose bbene" e di "ma anche". Scelga la via liberale, sui diritti civili, come in economia, combatta le corporazioni e i privilegi di pochi che ingessano questo paese, che ne soffocano la vitalità, che vanificano ogni tentativo di rimescolamento delle caste, ogni spinta alla mobilità sociale. Tra i tassisti e i cittadini romani e di ogni altra città, ci ripensi e scelga i cittadini, sempre.

Sparigli, Veltroni, sparigli! Invece che per i milioni di ore di cassa integrazione e le rottamazioni regalate a sindacati e grandi aziende, si batta per l'istituzione dei sussidi di disoccupazione a favore di tutti i lavoratori, in ogni settore, siano iscritti al sindacato oppure no.

Non lo faccia per me, che non conto niente, lo faccia anche solo per se stesso e per il bene di una carriera politica che sembrava voler accantonare, ma lo faccia. Si fidi Veltroni, sparigli! Faccia dello spirito liberale un catalizzatore e vedrà crescere i suoi consensi da bacini elettorali oggi inaspettati.


mercoledì 19 dicembre 2007

E' ufficiale: Crozza fa da ghost writer a Veltroni

Roma, 17 dic. - (Adnkronos) - ''La cosa che mi piacerebbe di piu' e' che le proposte di Air France e Air One si incrociassero. Per garantire la forza di un soggetto come Air France e la forza di un soggetto finanziario come banca Intesa, e al tempo stesso pero' il radicamento nel paese di una compagnia nazionale''. Cosi' il segretario del Pd, Walter Veltroni, interviene nel dibattito sul caso Alitalia in una intervista al 'Foglio'.

Io però questa volta non ci trovo un cazzo da ridere.

Addendum: e neppure questa fa ridere.


venerdì 30 novembre 2007

Aguzzate la vista 2

A una settimana di distanza dall'incontro tenutosi tra il Cavaliere e il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, anche il neo segretario del PD (quello a destra) ieri è andato in visita negli uffici vaticani del potente cardinale. Io sono un noto laicista anticlericale, e la mia visione è certamente influenzata da preconcetti, ma questa cosa mi fa pensare che ci vorrà ancora qualche anno prima che un refolo di aria fresca passi attraverso la breccia di porta pia per ripulire le polverose stanze della politica italiana.

lunedì 29 ottobre 2007

Decidere va dillà?

Recenti indiscrezioni di stampa e alcuni blogs informati danno per certo il "passaggio" di Daniele Capezzone e del suo neonato Decidere.net dal centro sinistra dei "buoni a niente" al centro destra dei "capaci di tutto" (i virgolettati sono di Marco Pannella). Sospendiamo il giudizio in attesa di sapere a che "prezzo" è avvenuto il trasferimento, ma temiamo che faccia la fine dei salmoni di Della Vedova: un seggio, magari un incarico, ma nessuna garanzia sui programmi.

Nel frattempo, diqquà, Veltroni, forse, non si schiera a favore del sistema tedesco né di nessun altro modello, ma dichiara di voler “ricercare il punto di convergenza più ampio sia tra noi ma anche tra tutte le forze politiche”.

Di questo passo, forse, tra una cinquantina d’anni avremo una legge elettorale che ci garantisce un minimo di governabilità e potremo provare a superare il prodotto interno lordo delle isole Tonga.

Il problema che mi assilla è che dai primi anni novanta - periodo in cui davvero l’italia poteva affrancarsi dall’immobilismo ideologista in cui la guerra fredda prima e gli anni 70-80 poi l’avevano relegata - quello che poteva succedere in chiave di innovazione ed ammodernamento del paese non è mai successo (più per colpa di Berlusconi che del centrosinistra, direi).

E così ci ritroviamo a distanza di quindici anni a parlare di riforme istituzionali e di sistemi elettorali. Ciò che mi preoccupa di più - è che non sembra indignare e preoccupare più che 4 gatti in Italia - è che mentre qui discutiamo buttando nel cesso decenni di opportunità di progresso economico e sociale, uno come Sarkozy è in grado di fare in un mese (nel bene e nel male, poco importa) quello che noi qui non riusciremmo a fare neppure in dieci anni, né da destra né da sinistra.