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venerdì 26 settembre 2008

Alitalia: tutto è bene ciò che finisce in vacca


Ci siamo, dovremmo esserci: avremo una compagnia di bandiera. Il sistema partitocratico si è mobilitato come solo nelle grandi occasioni sa fare per mandare a puttane ogni nostro residuo straccio di credibilità, favorendo in ogni modo la soluzione peggiore per la maggioranza degli italiani.

Negli USA il presidente dialoga con gli sfidanti alle prossime elezioni e li invita a collaborare per superare la più grande crisi finanziaria che gli Stati Uniti abbiano affrontato dal 1929 in poi. E il popolo americano serra i ranghi e si prepara ad affrontare la bufera come una cosa sola.

Qui da noi è successo lo stesso, ma per un obiettivo un tantino diverso: salvare il culo al maggior numero possibile di dipendenti-elettori Alitalia, addossando alla collettività qualcosa come 3 miliardi di Euro e promettendo alla CAI che per un numero congruo di anni (circa tre), sarà posta al riparo da ogni attacco da parte di quella che per il capitalismo italiano è la vera bestia nera: la concorrenza. E chi pagherà? Ancora una volta noi, con i prezzi più elevati ed il servizio più scadente d'europa.

Avessimo venduto ad Air France (sia detto per inciso, la più grande compagnia aerea al mondo, micacazzi), questa si sarebbe fatta carico dei debiti di Alitalia e gli imprenditori Italiani avrebbero avuto una speranza in più di poter contare su un servizio di trasporto decente verso le zone del mondo economicamente strategiche.

Nel frattempo, l'Italia è scivolata al quinto posto nella classifica del turismo mondiale, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina, che invece possono contare su collegamenti efficienti, puntuali e - sopratutto DIRETTI.

Vabbè fa niente, no? Abbiamo la compagnia di bandiera, vuoi mettere la soddisfazione?

venerdì 19 settembre 2008

Ridi ridi, che la mamma ha fatto i gnocchi

Lo avevamo detto parecchio tempo fa che la soluzione Air France era l'unica davvero sensata per scongiurare il fallimento, che a questo punto diventa la cosa più desiderabile.

Sempre che al Cavaliere non venga davvero in mente di fare quello che abbiamo sentito ventilare, una sorta di nazionalizzazione a tempo. Un po' come tentare di curare un malato con lo stesso veleno che lo sta uccidendo.

Aggiornamento: pare che Tremonti abbia detto di no alla nazionalizzazione, pare che nel più classico stile italiota, quelli che abbandonano il tavolo della trattativa non lo facciano davvero con l'intento di chiudere la trattativa. Un'altro punto a favore di Cyril Spinetta.