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giovedì 28 maggio 2009

Parla con me

Chi mi conosce sa molto bene come la penso e cosa voterò alle prossime elezioni europee.
Bene, in un'epoca in cui la distanza tra i politici e la gente comune sembra incolmabile, c'è chi si comporta in modo del tutto diverso.

Avete Skype? No? C'è sempre MSN. Non avete MSN? Beh, c'è ancora gTalk. Non avete neppure gTalk? Eh insomma siete un po' indietro...ultima possibilità: Facebook.

Dalle 20.30 di questa sera Marco Cappato sarà a vostra disposizione per rispondere a qualsiasi domanda vogliate fargli sulla prossima tornata elettorale o sui programmi e sulle posizioni dei Radicali.

Cliccate qui per i dettagli dell'iniziativa.

venerdì 8 maggio 2009

Al cittadino non far sapere...le assenze del Deputato europeo

Volete sapere quante volte questo o quel Deputato europeo ha partecipato ai lavori di Commissione? Impossibile, almeno per ora.

Nel settembre 2008 chiedo all’Ufficio Registro del Parlamento europeo i dati sulle mie presenze durante tutta la legislatura. Mi pregano di rivolgermi direttamente all’Ufficio Cassa (che paga le indennità, sulla base delle presenze). Un cittadino naturalmente non ha accesso a questi dati, classificati come altamente riservati.

Dopo tre mesi ricevo in busta sigillata un certificato che attesta le mie presenze, ma solo alle sessioni plenarie. Il calcolo conteneva diversi errori e non registrava le riunioni di Commissione, dove si svolge il vero lavoro parlamentare (la plenaria è solo quattro giorni al mese). Inizia l'avventura.

A questo punto chiedo i dati di tutti quanti i Deputati, ricevendo prima l'invito a cercare nei verbali di ciascuna riunione pubblicati in internet (cioè un lavoro certosino di qualche centinaio di ore), poi un diniego formale da parte del Segretario Generale, motivato con il fatto che i dati da me richiesti sarebbero contenuti in un Database, e non in vero e proprio Documento (?) e che quindi non esiste alcun obbligo a Parlamento a fornire Database.

Nelle stesse settimane sono nominato Relatore del Parlamento europeo sull’accesso ai documenti, e posso chiedere il supporto dei colleghi. Dopo una nuova richiesta di accesso agli atti, la mia Relazione è approvata in Commissione: il PE si sarebbe preso l’impegno di "dover varare, prima delle elezioni di giugno, un piano d'azione speciale per assicurare sul proprio sito web una maggiore e più agevole disponibilità di informazioni su: attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali, rendendo tali dati disponibili ed accessibili ai cittadini anche mediante criteri di ricerca; attività del Parlamento in plenaria e in commissione; indennità e spese dei deputati, nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE.” Insomma, è la proposta di "anagrafe pubblica degli eletti" portata avanti da Radicali italiani per tutte le istituzioni.

Il 12 Gennaio 2009, l'ufficio di Presidenza del Parlamento Europeo reagisce al voto, decidendo che "le informazioni già disponibili separatamente relative alla presenza in plenaria e in commissione devono essere pubblicate in forma aggregata sul sito internet del Parlamento europeo, prima delle elezioni del 2009, in modo da rendere queste informazioni disponibili al pubblico più facilmente accessibili".
Il Giorno dopo, il Parlamento approva con 355 voti a favore e 195 contro (tra i quali quasi tutto il PdL) la mia Relazione. L’impegno è diventato ufficiale. Tutto risolto? Non proprio.

Mentre dal Segretariato non arrivano notizie, ad aprile presento prima la mia personale anagrafe pubblica, pubblicando, insieme agli altri deputati e dirigenti radicali, i dati relativi alla mia attività istituzionale e alla gestione del mio ufficio: http://www.radicali.it/ape/index.html
A fine aprile, dopo avere sollevato in aula due mozioni d'ordine al Presidente e due interrogazioni formali (mai ricevuto risposta) per avere informazioni sull’avanzamento dei lavori. Sulla stampa specializzata si comincia a parlare di “difficoltà tecniche” invocate dal Segretariato rispetto alla messa in rete dei dati. Organizzo una conferenza stampa alla quale invito partecipa un mio ex assistente, Flavien Deltort, che, negli ultimi sei mesi ha fatto da solo quel lavoro certosino di raccolta dei dati disponibili e li pubblica sul sito parlorama.eu.
Il sito è subito minacciato di denunce e costretto a chiudere dopo pochi giorni. Non tutti i dati sono su Internet, dicono molti, dunque il lavoro di Deltort è incompleto: servono i dati ufficiali! (proprio quello che chiedo io, e che abbiamo votato).
L’8 maggio, ultima data utile di riunione, i “capi” del Parlamento si rimangiano l’impegno preso dall’aula. L’Ufficio di Presidenza infatti decide di pubblicare i dati di partecipazione dei Deputati limitatamente ai lavori di Plenaria, Ufficio di Presidenza, Conferenza dei Presidenti, Questori. Ma non i lavori di Commissione, cioè di più della metà delle riunioni!!! Oltretutto, i Presidenti non forniscono una data precisa, pur ribadendo l'impegno a concludere il tutto prima delle elezioni (quando? un’ora prima, quando non ci sarà più il tempo di far conoscere i dati agli elettori?).

Il resto...alla prossima puntata. O alla prossima legislatura (se i radicali ne avranno la possibilità, NDR).

Marco Cappato, parlamentare europeo.

http://lnx.marcocappato.it



mercoledì 16 gennaio 2008

Botta e risposta

Botta
Carissimi radicali, non vi riconosciamo più. Ma è proprio la vostra bella e battagliera radio, quella che invita a scaricare dal sito dell`Associazione Coscioni i moduli per denunciare-querelare i farmacisti che si appellano all`obiezione di coscienza per non vendere la pillola del giorno dopo, nonché i medici ospedalieri che per lo stesso motivo si rifiutano di prescriverla? Ma come vi è saltato in mente? Denunce? E magari processi? E peccato che non sia possibile mandarli in galera? Tutto ciò invocato e promosso da voi? Proprio da voi che dell`obiezione di coscienza siete gli inventori?

Voi, libertari e liberali che combattete per la laicità, voi che non siete interessati all`unione dei laici ma all`unità laica", come diceva Franco Roccella e come non ha mai smesso di ripetere Marco Pannella? Voi che contemplate per statuto, vocazione e Dna la possibilità di dire dei no in nome della libertà di coscienza? Etriste ma è così. Nel vostro "manuale di autodifesa dal proibizionismo sulla salute", intitolato "Soccorso civile", tra un consiglio su come "ottenere l`eutanasia" e uno su come aggirare i divieti della legge 40, alla voce "pillola del giorno dopo" vediamo spuntare i moduli di cui sopra. Istruzioni per l`uso "affinché si proceda" - c`è scritto - nei confronti di medici e farmacisti obiettori. Nel loro caso, dite, non si tratta di obiezione ex lege 194, perché la pillola del giorno dopo non è abortiva (ma sul bugiardino della casa farmaceutica che la produce si dice che può impedire l`impianto dell`ovulo fecondato: finché è così, farmacisti e medici sono autorizzati a fare obiezione). Comunque. in ogni caso, vi pare il caso?

Il Foglio, 15 Gennaio 2008


Risposta (leggo, sottoscrivo e prontamente riverbero)
Non si finisce mai di imparare, dal Foglio. Noi Radicali – quelli che “non ci riconoscete più” – credevamo che la “grande moratoria” fosse quella votata all’Onu sulla pena di morte, e che l’aborto avessimo iniziato a sconfiggerlo trent’anni fa, contro l’aborto selvaggio benedetto dal Vaticano. Credevamo, egocentrici come siamo, che la censura fosse per esempio quella che ci annienta e ci toglie perfino il nome. Impariamo invece, dal Foglio e dai suoi firmatari laici veri, che la (grande?) censura sarebbe quella contro il Papa, invitato a parlare alla Sapienza su – ma guarda un po’ – la pena di morte! Già, poverino il Papa, che non lo lasciano mai parlare. Ieri, l’ultima lezione. Credevamo che l’obiezione di coscienza consistesse nel rifiuto palese di una legge, assumendosene tutte le responsabilità anche penali, non il boicottaggio strisciante di una legge, facendone pagare le conseguenze agli altri. Credevamo cioè che l’obiezione nonviolenta fosse quella che fece passare qualche annetto in carcere ai Radicali Olivier Dupuis e Roberto Cicciomessere contro la leva militare obbligatoria. Impariamo invece dalle vostre pagine che la (grande?) obiezione di coscienza la farebbe il farmacista del turno di notte sbattendo la porta in faccia a una coppia che ha rotto il preservativo. Dunque, secondo il Foglio, la coscienza del farmacista dovrebbe consentirgli di imporre a una donna il rischio di una gravidanza mai voluta, e magari di un aborto. Se volete, chiamatela pure “libertà di coscienza”. Ma non stupitevi se non ci riconoscete più, perché noi la chiamiamo “imposizione di coscienza”, illegale e violenta. Ecco perché l’associazione Luca Coscioni ha deciso di pubblicare sul sito le istruzioni per difendersi, eventualmente ricorrendo anche alla denuncia, che non è un atto di teppismo, ma lo strumento previsto dalla legge per veder rispettati i propri diritti. Non ci riconoscete più, mi dispiace. Se non vi foste ultimamente un po’ distratti dalla guerra di civiltà per dedicarvi alle guerre nel nome del feticcio dell’embrione, credo non fatichereste a riconoscere quanto devastante può diventare l’arma dell’”imposizione di coscienza” se consegnata nelle mani di fondamentalisti di ogni credo. Sarebbero così più forti per prescrivere, dalla Mecca come dal Vaticano, di interrompere pubblici servizi, negare assistenza sanitaria in base ai rispettivi dogmi sul corpo, sulla donna, sull’alcol, sulla libertà. E, naturalmente, pretendere di farlo impunemente, nel nome della tolleranza laica, della nuova, sana (grande?) laicità che ci si vuole ora insegnare. Oppure non vi siete distratti, e avete scelto, come già Giovanni Paolo II, che il (grande?) nemico, insieme all’illuminismo, è il liberalismo, che va battuto in tutti i modi. E con qualsiasi alleato.

Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni
Lettera al Foglio , 16 Gennaio 2008