Si accusa spesso Marco Pannella di sottoporre le istituzioni ad un ricatto. Non è così.
Ricatto sarebbe chiedere o pretendere a qualcuno di fare qualcosa che non condivide, dietro una minaccia, nel caso della non violenza dietro la minaccia di fare del male a se stessi, al proprio corpo, attraverso il digiuno.
Ma non è questo che fa il non violento. Il non violento digiuna e mette in gioco il proprio corpo, la propria vita per richiamare uno stato e le sue istituzioni al rispetto delle regole, delle leggi che esso stesso si è dato.
Marco Pannella nella sua storia ha dialogato, trattato, negoziato, "sporcandosi" con chiunque.
Dai missini ai terroristi di ogni colore, agli appestati del momento. E ne è sempre venuto fuori pulito, perché è sulle idee e sui progetti che ha sempre impostato ogni suo ragionamento, non sul passato, sul presente o sul profilo "morale" del suo interlocutore.
Questo è ciò che rende Marco Pannella - e chi lo segue e lo sostiene - antropologicamente diverso da chi si limita a scandalizzarsi dei suoi comportamenti, salvo poi non fare alcunché per il progresso morale, civile e politico di questo paese.
I radicali hanno negoziato duramente per cercare di avere lo stesso trattamento riservato ad Antonio di Pietro. Gli è stato detto di no. Così come è stato opposto un veto preventivo alle candidature di Marco Pannella e Sergio d'Elia. Come contropartita hanno chiesto ed ottenuto la garanzia che avrebbero avuto nove elettisicuri, un ministero per Emma Bonino, visibilità adeguata in campagna elettorale e una quota di rimborsi elettorali che altrimenti - non presentando liste proprie - non avrebbero ottenuto. Queste erano le condizioni poste dai radicali per un accordo. Tutto alla luce del sole, com'è d'abitudine dalle parti di Torre Argentina. Queste sono le condizioni che il Partito Democratico si era impegnato a rispettare.
Oggi, il Partito Democratico - nei fatti - viene meno ai propri accordi, collocando alcuni dei candidati radicali in posizioni che non ne garantiscono l'elezione certa, Valter Veltroni dice che una contesa elettorale non è un tram sul quale si possano prenotare dei posti, riscuotendo applausi ed approvazione da quelli che "il solito Pannella, ve l'avevamo detto", di quelli che "i radicali non sono come quelli di una volta, stavolta esagerano", quelli che "gli strumenti della lotta non violenta dovrebbero essere usati per questioni più nobili che non delle poltrone".
La verità è una sola: in Italia non frega un cazzo a nessuno del rispetto delle regole, della legalità, degli accordi presi.
E allora sù! Tutti sul tram, mi raccomando sorridete, dimostrate entusiasmo, non ci rovinate la festa con quelle facce da funerale e fatevi fottere per bene una buona volta!
Riporto qui la mia risposta ad un post di Inoz, in cui esprimeva tutta la sua incertezza, il suo tormento, per la decisione dei radicali di confluire nel Partito Democratico:
Ancora una volta Pannella è avanti a tutti. nel suo messaggio tra le lacrime c'è la risposta ai tuoi dubbi (pienamente comprensibili eh) : i nomi e le bandiere radicali sopravvivono nei cuori e nell'anima delle persone, e da oggi anche in organizzazioni e vite diverse da quelle radicali. Del resto, Pannella va dicendo da decenni che sarebbe bastato che una sola sezione del partito comunista si fosse iscritta in massa ai radicali, per far fuori lui e tutta la dirigenza radicale.
Le organizzazioni politiche dovrebbero essere crisalidi vuote senza il contenuto di valori e di lotte dei propri iscritti. Così è da sempre soltanto per i radicali. E questa volta lo hanno davvero dimostrato.
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo poi sopprimerla negli altri, non appena sia possibile, in nome del principio clericale.